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Lectio del sabato  1  maggio  2021 Sabato della  Quarta Settimana di Pasqua  (Anno B) San Giuseppe

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La Parola

      Lectio del sabato  1  maggio  2021 Sabato della  Quarta Settimana di Pasqua  (Anno B) San Giuseppe Lavoratore Lectio : Lettera ai Colossesi  3, 14-15. 17. 23-24 Matteo 13, 54 - 58
       Preghiera  O  Dio,  che  nella  tua  provvidenza  hai  chiamato  l’uomo  a  cooperare  con  il  lavoro  al  disegno  della creazione, fa’ che per l’intercessione e l’esempio di san Giuseppe  siamo fedeli alle responsabilità che ci affidi, e riceviamo la ricompensa che ci prometti.
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       Lettura :  Lettera ai Colossesi  3, 14-15. 17. 23-24 Fratelli, sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché a essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie! E  qualunque  cosa  facciate,  in  parole  e  in  opere,  tutto  avvenga  nel  nome  del  Signore  Gesù, rendendo  grazie  per  mezzo  di  lui  a  Dio  Padre.  Qualunque  cosa  facciate,  fatela  di  buon  animo, come  per  il  Signore  e  non  per  gli  uomini,  sapendo  che  dal  Signore  riceverete  come  ricompensa l’eredità. Servite il Signore che è Cristo! Riflessione su Lettera ai Colossesi  3, 14-15. 17. 23-24

      ●Colossi era una piccola cittadina che si trovava nella regione della Caria, nella zona sud-ovest  dell'attuale  Turchia.  Paolo  non  l'aveva  evangelizzata  direttamente  ma  tramite  il  suo collaboratore  Epafra, che  era  originario  proprio  di  Colosse  (cf.  Col  1,7;  4,12-13)  e  che  con tutta  probabilità  aveva  annunciato  il  Vangelo  anche  nelle  città  vicine:  Laodicea  e  Gerapoli. La comunità di Colossi era bene organizzata e celebrava regolarmente le riunioni liturgiche in casa  di  Ninfa  e  di  Filemone.Però  c'era  un  pericolo:  alcuni  "falsi  maestri"  andavano predicando  la  necessità  di  tornare  ad  alcune  pratiche  legate  ai  riti  pagani:  ricorrenze  settianali, noviluni,  culto  degli  angeli,  tutte  cose  che  stridevano  con  l'unicità  di  Dio  e  con  la  salvezza  che viene  dalla  croce  di  Cristo. Paolo  dunque  nella  sua  lettera  mette  in  guardia  i  Colossesi  dal tornare  a  queste  usanze  e  riafferma  in  modo  deciso la  centralità  di  Gesù  Cristo  all'interno  della creazione.  Il  brano  che  ci  viene  proposto  fa  parte delle  esortazioni  finali  che  Paolo  rivolge  alla comunità di Colossi. Essi devono comportarsi in modo degno del battesimo che hanno ricevuto e quindi  l'apostolo  suggerisce  loro  alcuni  atteggiamenti  adatti,  anche  all'interno  delle  Comunità  e delle famiglie.

      ●E siate riconoscenti! E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del  Signore  Gesù  rendendo  per  mezzo  di  lui  grazie  a  Dio  Padre.  Qualunque  cosa facciate, fatela  di  cuore  come  per  il  Signore  e  non  per  gli  uomini  sapendo  che  quale  ricompensa, riceverete dal Signore l'eredità. (Col 3,17-24) - Come vivere questa Parola? Paolo  esorta  i  Colossesi  con  parole  prese  dal  linguaggio  battesimale:  rivestitevi,  come  avete indossato  la  veste  bianca  del  battesimo. I  battezzati  sono  stati  scelti  da  Dio,  quindi  devono rimanere vestiti di alcune virtù importanti.  Queste virtù riguardano l'amore fraterno che, sperimentato e vissuto dai battezzati, è la fonte e il modello dei rapporti reciproci nella comunità. E ancora: ? qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre?. La lode di Dio non si deve limitare ai momenti celebrativi, bensì si estende ad ogni attività quotidiana,   ad   ogni   parola   ad   ogni   opera.   Tutto   deve   essere   pervaso   di   gratitudine, riconoscenza verso il Padre per la salvezza che ha operato per noi per mezzo di Cristo. Questo è stato lo stile di S. Giuseppe: lavoratore umile, intelligente, coraggioso. Ecco la voce di uno storico : S. Giuseppe amò il lavoro. Nella sua umiltà non badò a tutte quelle ragioni  che  potevano  parer  buone  e  che  avrebbero  potuto  indurlo  a  non  occuparsi  in  cose materiali:  l'essere  discendente  del  grande  Re Davide, l'essere sposo della Madre di Dio, il Padre putativo  del  Verbo  Incarnato  e  la  di  lui  guida.  L'umiltà  gli  insegnò  a  conciliare  la  sua  dignità  con l'esercizio di un mestiere molto ordinario e faticoso.
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       Lettura :  Vangelo secondo  Matteo 13, 54 - 58

        In  quel  tempo  Gesù,  venuto  nella  sua  patria,  insegnava  nella  loro  sinagoga  e  la  gente  rimaneva stupita  e  diceva:  «Da  dove  gli  vengono  questa  sapienza  e  i  prodigi?  Non  è  costui  il  figlio  del falegname?  E  sua  madre,  non  si  chiama  Maria?  E  i  suoi  fratelli,  Giacomo,  Giuseppe,  Simone  e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed  era  per  loro  motivo  di  scandalo.  Ma  Gesù  disse  loro:  «Un  profeta  non  è  disprezzato  se  non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
      Riflessione  sul Vangelo secondo Matteo 13, 54 - 58  

      ●Il Figlio del carpentiere. Celebriamo la memoria di san Giuseppe di cui non sappiamo molto. Giuseppe, anche lui, come la  Madonna  Santissima,  l'uomo  di  fede,  di  fede  e  di  speranza.  Anche  lui  ha  creduto,  ha creduto  alla  parola,  senza  pretendere  di  capire  tutto,  come  Maria.  Il  vangelo  ci  presenta  proprio questa  famiglia,  famiglia  di  Giuseppe,  una  famiglia  semplice...  eppure  Gesù  sa  parlare  bene... anche  se  non  ha  studiato  nelle  scuole  di  Gerusalemme  stupisce  per  la  sua  saggezza. Oggi  la nostra  attenzione  però  viene  spostata  al lavoro. San Giuseppe lavoratore... La reazione della gente di Nazaret, nel vangelo di oggi, a proposito della sapienza di Gesù fa pensare al capitolo del Siracide, che contrappone il lavoro manuale e la legge. La gente del popolo (operai, contadini) dice il Siracide, mette tutta la sua attenzione nelle cose materiali; lo scriba invece ha pensieri profondi, cerca  le  cose  importanti  e  può  essere  consultato  per  il  buon  andamento  della  città.  La  gente  di Nazaret   si   domanda:   «Da   dove   mai   viene   a   costui   questa   sapienza.   Non   è   il   figlio   del carpentiere?»,  che  non  ha  studiato  e  non  può  avere  cultura?  È  chiaro:  la  sapienza  di  Gesù  è sapienza  divina  ed  egli  ha  assistito  varie  volte  sul  mistero  di  Dio  che  viene  rivelato  ai  piccoli,  ai semplici e nascosto ai sapienti ed ha criticato gli scribi che dicono e non fanno. D'altra parte il Vangelo insiste anche sulla parola: è necessario, dobbiamo, accogliere la parola di Dio! E soltanto se ci ispiriamo alla parola di Dio il nostro lavoro vale, il nostro lavoro ha un valore costruttivo, costruiamo, creiamo il mondo con Dio. «Tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre». Tutto  quello  che  facciamo,  tutti  i  lavori,  lavori  materiali,  intellettuali,  sia  lo  studio,  sia  la  carità fraterna, lo facciamo per il Signore... Il Vangelo ci dice, che il nostro servizio deve essere sincero, umile,  dobbiamo  avere  la  disponibilità  nella  carità,  tutto  questo per essere uniti a Gesù, figlio del carpentiere, quel Figlio, che ha dichiarato di essere venuto a servire e non per essere servito. La vera  dignità  consiste  proprio  in  questo,  nel  servizio  dei  fratelli,  secondo  le  proprie  capacità,  in unione  con  Gesù,  Figlio  di  Dio.  Verifichiamo  la  nostra  scala  di  valori,  per  renderla  sempre  più aderente ai pensieri di Dio.

      ●Il  vangelo  di  oggi  racconta  la  visita  di  Gesù  a  Nazaret,  la  sua  comunità  di  origine.  Il passaggio per Nazaret fu doloroso per Gesù. Quella che prima era la sua comunità, ora non lo è più. Qualcosa è cambiato. Dove non c’è fede, Gesù non può fare miracoli.

       ● Matteo 13, 53-57ª: Reazione della gente di Nazaret, dinanzi a Gesù. É sempre bene ritornare verso la terra della tua gente. Dopo una lunga assenza, anche Gesù ritorna, come al solito, un sabato,  e  si  reca  alla  riunione  della  comunità.  Gesù  non  era  il  capogruppo,  ma  comunque prende  la  parola.  Segno  questo,  che  le  persone  potevano  partecipare  ed  esprimere  la  loro opinione. La gente rimane ammirata, non capisce l’atteggiamento di Gesù: "Da dove mai viene a costui  questa  sapienza  e  questi  miracoli?”  Gesù,  figlio  del  posto,  che  loro  conoscevano  fin da quando  era  bambino,  come  mai  ora  è  così  diverso?  La  gente  di  Nazaret  rimane  scandalizzata  e non  lo  accetta:  “Non  è  forse  lui  il  figlio  del  falegname?”  La  gente  non  accetta  il  mistero  di  Dio presente  nell’uomo  comune  come  loro  conoscevano  Gesù.  Per  poter  parlare  di  Dio  lui  doveva essere diverso. Come si vede, non tutto fu positivo. Le persone che avrebbero dovuto essere le prime ad accettare la Buona Notizia, sono le prime che rifiutano di accettarla. Il conflitto non è  solo  con  i  forestieri,  ma  anche  con  i  parenti  e  con  la  gente  di  Nazaret. Loro  non  accettano, perché non riescono a capire il mistero che avvolge la persona di Gesù: “Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”Non riescono a credere.

       ● Matteo 13, 57b-58: Reazione di Gesù dinanzi all’atteggiamento della gente di Nazaret. Gesù sa molto bene che “nessuno è profeta nella sua patria”. E dice: "Un profeta non è disprezzato se non  nella  sua  patria  e  in  casa  sua".  Infatti,  dove  non  c’è  accettazione  né  fede,  la  gente  non  può fare  nulla.  Il  preconcetto  lo  impedisce.  Gesù  stesso,  pur  volendo,  non  può  fare  nulla.  Rimane stupito dinanzi alla loro mancanza di fede. ______________________________________________________________________________

       Per un confronto personale
      •  In  Gesù  qualcosa  è  cambiato  nel  suo  rapporto  con la  Comunità  di  Nazaret.  Da  quando  hai cominciato  a  partecipare  alla  comunità,  qualcosa  è cambiato  nel  tuo  rapporto  con  la  famiglia? Perché?
       •  La  partecipazione  alla  comunità,  ti  ha  aiutato  ad  accogliere  e  ad  aver  fiducia  nelle  persone, soprattutto nelle più semplici e povere? Preghiera finale :  Salmo 89 Rendi salda, Signore, l’opera delle nostre mani.  Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati, da sempre e per sempre tu sei, o Dio.  Tu fai ritornare l’uomo in polvere, quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo». Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte.  Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio. Ritorna, Signore: fino a quando? Abbi pietà dei tuoi servi!  Saziaci al mattino con il tuo amore: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni. Si manifesti ai tuoi servi la tua opera e il tuo splendore ai loro figli
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      Santo:

Giuseppe

      Nome: San Giuseppe
      Titolo: Lavoratore
      Ricorrenza: 1 maggio
      Tipologia: Commemorazione
      Patrono di: Marzabotto, Castions di Strada, Moio Alcantara, Valmozzola
      Protettore: carpentieri, degli economi, falegnami, lavoratori, moribondi, padri, procutarori legali

      Nel Vangelo S. Giuseppe viene chiamato fabbro. Quando i Nazaretani udirono Gesù insegnare nella loro sinagoga, dissero di lui: « Non è Egli il figlio del legnaiuolo? ». E altra volta con stupore e disprezzo: « Non è costui il falegname? ».

      Nessun dubbio quindi che S. Giuseppe non fosse un operaio vero, un lavoratore, un uomo di fatica. Si ritiene che sia stato falegname, e all'occasione anche fabbro, carpentiere, carradore. Maneggiava la pialla, la scure, la sega, il martello. Così tutti i giorni, dal mattino alla sera, per tutta la vita, faticando, sudando, consumando le forze.

      Una delle raffigurazioni più frequenti del Santo Patriarca è quella in cui viene ritratto al banco con la pialla in mano e la sega accanto.

      Uomo giusto, sapeva che il lavoro è legge per tutti. Non si ribellò, non si lamentò del suo mestiere, nè della fatica. Lavorò con assiduità, non di malavoglia, eseguendo bene, disimpegnando onestamente gli obblighi e i contratti.

      Amò il lavoro. Nella sua umiltà non badò a tutte quelle ragioni che potevano parer buone e che avrebbero potuto indurlo a non occuparsi in cose materiali: l'essere discendente del grande Re Davide, l'essere sposo della Madre di Dio, il Padre putativo del Verbo Incarnato e la di lui guida. L'umiltà gli insegnò a conciliare la sua dignità con l'esercizio di un mestiere molto ordinario e faticoso.

      Non si rammaricava di lasciare le sante conversazioni e la preghiera assieme a Gesù e Maria, che tanto consolavano ed elevavano il suo cuore, per attendere per lunghe ore ai lavori dell'officina.

      Non ebbe mai la preoccupazione che gli mancasse il necessario. Non ebbe l'ansia e l'assillo di chi non ha fede in quella Provvidenza che sfama i passeri. Perciò, da uomo giusto, osservava esattamente il riposo settimanale del sabato prescritto da Dio agli Ebrei. Lasciava l'officina quando i doveri delle celebrazioni religiose glielo imponevano, o quando speciali voleri di Dio lo ispiravano a intraprendere dei viaggi.

      S. Giuseppe non cercò nel lavoro il mezzo di soddisfare la cupidigia di guadagno o di ricchezza. Non fu un operaio incontentabile, pur essendo previdente. Non volle essere ricco, e non invidiò i ricchi. Sapeva essere sempre contento. Da uomo di fede trasformò la fatica quotidiana in un grande mezzo di elevazione, di merito, di esercizio di virtù.

      Nutrire e crescere il Fanciullo Divino che si preparava a essere la vittima per la redenzione del mondo: questo era il motivo che rendeva sante e sommamente meritorie le fatiche di S. Giuseppe.

      « Chi lo crederebbe? Un uomo acquista col sudore della sua fronte vestiario, nutrimento e sostentamento per il suo Dio! Mani consacrate, destinate a mantenere una vita così bella, quanto è glorioso il vostro ministero, e quanto mi sembra degna degli angeli la vostra sorte! Sudori veramente preziosi! » (Huguet). Col canto nel cuore e la preghiera sulle labbra, S. Giuseppe fu il più fortunato di tutti i lavoratori.

      PRATICA. Stimiamo il lavoro. Lavoriamo con onestà, con diligenza, con pazienza, di buona voglia. Amiamo il lavoro. Santifichiamolo e rendiamolo meritorio vivendo abitualmente in grazia e offrendolo ogni giorno al Signore.

      PREGHIERA. O Dio, Creatore delle cose, che hai stabilito la legge del lavoro al genere umano, concedici propizio che, sull'esempio e col patrocinio di S. Giuseppe, facciamo bene le opere che ci comandi e raggiungiamo il premio che prometti.

      MARTIROLOGIO ROMANI. Solennità di san Giuseppe Lavoratore, Sposo della beata Vergine Maria, Confessore, Patrono dei lavoratori.
Ave Maria MOSE' ELIA ABRAMO FRANCESCO Girolamo

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DIVINA MISERICORDIA








Carlo Acutis Biografia Audio
By Angelo Figurelli