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Lectio della domenica 9 maggio 2021

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La Parola

      Lectio della domenica 9 maggio 2021

      Domenica della Sesta Settimana di Pasqua (Anno B)
      Lectio: 1 Lettera di Giovanni 4, 7 - 10 Giovanni 15, 9 - 17

       Orazione iniziale
      O Dio, che ci hai amati per primo e ci hai donato il tuo Figlio, perché riceviamo la vita per mezzo di lui, fa’ che nel tuo Spirito impariamo ad amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati, fino a dare la vita per i fratelli.

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      Lettura:  1 Lettera di Giovanni  4, 7 - 10
      Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

      Commento  su 1 Lettera di Giovanni  4, 7 - 10
      ● Dio attraverso la 1 lettera di Giovanni, che costituisce la seconda lettura di questa sesta domenica di Pasqua, ci comunica che non cita atti perché amassimo solo lui, ma perché, imitandolo nell'amore, ci amiamo gli uni gli altri con la stessa intensità, cioè fino alla morte: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti un solo corpo: tutti infatti partecipi all'unico pane”, unico pane che fa in modo che noi amiamo i nostri fratelli come ci ama Lui, e cosi amando. Dio rimane con noi.

      ● Il progetto di amore di Dio con l'umanità è contemplato da San Giovanni nella seconda lettura di oggi, dove troviamo la famosa breve frase che dice tutto ciò che di più alto si può dire di Dio: "Dio è amore". Giovanni sviluppa questa definizione con alcuni aspetti di questo mistero: Dio ha preso l'iniziativa, è stato il primo ad amare, e lo ha fatto quando l'umanità era lontana da Lui, quando amare ha significato perdonare il rifiuto, il peccato. Allora, la strada per conoscere Dio è amare, sappiamo che siamo suoi figli se amiamo. E non c'è bisogno di andare chissà dove, o di prendersi cura di chissà chi; basta amare chi ti sta vicino.
      Noi conosciamo bene questo "cuore" della rivelazione cristiana (l'amore), conosciamo la condizione che Gesù chiede e la promessa legata all'obbedienza. Al tempo stesso sentiamo come è difficile seguire Gesù in questo cammino. Esso è lo stesso in tutte le vocazioni e le forme di vita cristiana; in ciascuna ci offre ogni giorno alcune rinunce, passi coraggiosi da fare, scelte difficili che ci costano. Fermiamoci e chiediamoci: nella mia vocazione, come giorno per giorno sto amando chi mi è vicino, come Gesù ha amato me? C'è qualche altro passo che posso fare, qualche gesto concreto, qualche scelta importante, che mi permette di camminare nella direzione che Gesù ci insegna?

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       Lettura: dal Vangelo secondo Giovanni 15, 9 - 17
      In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
      Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

       Riflessione  sul Vangelo secondo Giovanni 15, 9 - 17
      ● Il passo evangelico approfondisce il tema dell’amore di Dio. Gesù ama il Padre ed è amato dal Padre e invita i discepoli a rimanere in Lui cioè in quella circolazione di carità che è la vita trinitaria. E rimanere nel Suo amore è osservare i comandamenti cioè fare la sua volontà, che è quella del Padre. Gesù chiede ai suoi discepoli di amarsi tra loro come Lui li ha amati e ci ha amati. Egli ha dato la vita e dice che non c’è amore più grande di questo. Cerchiamo di amarci come dice Gesù? Un altro aspetto importante è che Egli ci chiama “amici”, perché tutto quello che ha udito dal Padre ce l’ha detto. Ci sentiamo amici di Gesù? Abbiamo un rapporto amicale con Lui? Stiamo qualche momento della giornata con Lui? Certo è il Signore ma ci tratta da amici e il rapporto con Lui deve essere un po’ così nella preghiera.

      ● L’amore più grande: dare la vita per i propri amici
      Nei capitoli del vangelo di San Giovanni che la liturgia ci propone nelle domeniche del tempo pasquale, troviamo esortazioni, insegnamenti, profezie per il futuro, preghiere al Padre di intensità e spessore non umano. Anche oggi incontriamo Gesù, nel Cenacolo, la notte prima del suo tradimento che si intrattiene con i suoi apostoli. È il momento migliore per condividere con loro il suo testamento spirituale. Chiede ai suoi apostoli l’amore; è il comandamento ultimo e più importante. Rassicura con il dono dello Spirito Santo, che può rafforzare un percorso di fede, che è provato da difficoltà di ogni tipo. Affida la vita dei suoi apostoli, dei credenti e di tutto il mondo nelle mani del Padre. Tutto questo ruota attorno a ciò che si sta per compiere: la sua Passione e Resurrezione. Gesù sa che sta per affrontare il momento più difficile e non solo per la sua vicenda umana. Sarà una prova terribile per i suoi discepoli. Sarà lo spartiacque che porterà non solo alla fede vera ma proprio a comprendere tutti quegli insegnamenti che sembravano così oscuri. Il Mistero Pasquale è al centro di tutta l’esperienza degli apostoli. Gesù vuole far comprendere che quello che succederà sarà la conseguenza dell’odio e dell’egoismo umano ma ha una radice ben più profonda. È il piano di amore di Dio che si realizza. Comprendere questo significa comprendere un mistero infinito. È il messaggio fondamento del lieto annuncio. Il Regno di Dio è un regno di amore che si realizza con la donazione di Cristo sulla Croce e si fa presente con la sua Resurrezione. La vita nei sacramenti è la nostra partecipazione al mistero pasquale. Chiediamo a Gesù che ciò si realizzi come atto di amore nella donazione più gratuita e sincera.

      ● La differenza cristiana: amarsi come ama il Signore.
      Un canto d'amore al cuore degli insegnamenti di Gesù. Una poesia dolcissima e profonda, ritmata sul lessico degli amanti: amare, amore, gioia, pienezza, frutti.... È il canto della nostra fede.
      Come il Padre ha amato me, io ho amato voi. Di amore parliamo come di un nostro compito. Ma noi non possiamo far sgorgare amore se non ci viene donato. Siamo letti di fiume che Dio trasforma in sorgenti.
      Rimanete nel mio amore. Nell'amore si entra e si dimora. Rimanete, non andatevene, non fuggite dall'amore. Spesso all'amore resistiamo, ci difendiamo. Abbiamo il ricordo di tante ferite e delusioni, ci aspettiamo tradimenti. Ma Gesù ti dice: "arrenditi all'amore". Se non lo fai, vivrai sempre affamato.
      Gesù: il guaritore del nostro disamore.
      Il mondo sembra spesso la casa dell'odio, eppure l'amore c'è, reale come un luogo. È la casa in cui già siamo, come un bimbo nel grembo della madre: non la può vedere, ma ha mille segni della sua presenza: «Il nostro vero problema è che siamo immersi in un oceano d'amore e non ce ne rendiamo conto» (G. Vannucci). L'amore è, esiste, circola, ed è cosa da Dio: amore unilaterale, a prescindere, asimmetrico, incondizionato.
      Questo vi ho detto perché la vostra gioia sia piena. L'amore è da prendere sul serio, il Vangelo è da ascoltare con attenzione, ne va della nostra felicità, che sta in cima ai pensieri di Dio.
      Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato. Non semplicemente: amate. Ma fatelo in un rapporto di comunione, un faccia a faccia, una reciprocità.
      E aggiunge la parola che fa la differenza cristiana: amatevi come io vi ho amato. Amare come Cristo, che lava i piedi ai suoi; che non giudica nessuno; che mentre lo ferisci, ti guarda e ti ama; in cerca degli ultimi. Chiunque ami così, qualsiasi sia il suo credo, è entrato nel flusso dell'amore di Cristo, dimora in lui che si è fatto canale dell'amore del Padre.
      Come lui ognuno può farsi vena non ostruita, canale non intasato, perché l'amore scenda e circoli nel corpo del mondo. Se ti chiudi, in te e attorno a te qualcosa muore, come quando si chiude una vena nel corpo.
      Voi siete miei amici. Non più servi. Amico: parola dolce, musica per il cuore dell'uomo. Un Dio che da signore e re si fa amico, e teneramente appoggia la sua guancia a quella dell'amato. Nell'amicizia non c'è un superiore e un inferiore, ma l'incontro di due libertà che si liberano a vicenda.
      Perché portiate frutto e il vostro frutto rimanga.
      Quali frutti dà un tralcio innestato su una pianta d'amore? Pace, guarigione, un fervore di vita, liberazione, tenerezza, giustizia: questi nostri frutti continueranno a germogliare sulla terra anche quando noi l'avremo lasciata.
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       Momento di silenzio
      perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

      Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nella orazione.
      Crediamo veramente che Dio abbia a cuore quanti credono in lui e pratichino la giustizia, perché tutti creati da lui?
      Crediamo con la mente e col cuore che già che ha valore davanti a Dio è l’affidamento del cuore? cerchiamo di perseguirlo o è per noi solo una parola?
      Ci amiamo realmente dandoci completamente e totalmente all'altro per ciò che è e non per ciò che ha?
      Certamente l'amore come desiderio e passione, all'inizio del matrimonio debbono essere presenti il più possibile ma non debbono mai essere lo scopo essenziale. La nostra vita è riuscita a trasformare questo amore romantico in un amore reale e inestinguibile che va oltre la passione e il desiderio?

       Preghiera: Salmo 97
      Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

      Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie.
      Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo.    

      Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
      agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
      Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa d’Israele.

      Tutti i confini della terra hanno veduto la vittoria del nostro Dio.
      Acclami il Signore tutta la terra, gridate, esultate, cantate inni!

       Orazione Finale
      Signore, che risorgendo da morte ci hai resi partecipi dei tuoi doni pasquali, fa' che, fedeli ai tuoi comandamenti, ti serviamo sempre con cuore puro e riconoscente.
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      Santo:

Pacomio

      Nome: San Pacomio
      Titolo: Abate
      Nascita: 287 circa, Egitto
      Morte: 347 circa, Tebaide, in Egitto
      Ricorrenza: 9 maggio
      Tipologia: Commemorazione

      Abate, Santo fu il primo padre del cenobitismo monastico. Soldato Esneh ebbe occasione di conoscere cristiani e fu spinto ad imitarli. Lasciata dunque la milizia, si ritirò presso un piccolo tempio abbandonato di Senesit e poco dopo fu battezzato.

      Fallito il suo primo tentativo ascetico, si ritirò a vita anacoretica sotto la guida del Monaco Palomone. In questo periodo potè rendersi conto dei difetti della vita anacoretica e comprese la necessità di una vita in comune, in un monastero, sotto la direzione di un superiore.

      Si separò così da Palamone e a Tabennisi, un villaggio abbandonato sulla riva destra del Nilo, organizzò una comunità religiosa di cui fu abate, caratterizzata dalla sottomissione a una regola e dalla costituzione di superiori. Poté così raccogliere parecchie centinaia di cenobiti in un solo monastero e fondarne altri.

      Attorno al 400 si conteranno quasi 5000 monaci (S. Girolamo parla addirittura di 50.000, ma pare che il calcolo sia erroneo). P. redasse la prima regola, che da lui prende il nome, in lingua copta. Essa ci è giunta completa solo nella traduzione latina dal greco curata da Girolamo nel 404; dei testi copto e greco vi sono solo frammenti. Essa imponeva non solo preghiere e digiuni, ma anche il lavoro manuale e lo studio della Bibbia. In appendice alla regola tradotta da S. Girolamo si trovano detti e ammonimenti di P. (Morzita Pachomiz) e 11 lettere di cui due in criptografia.

      MARTIROLOGIO ROMANO. Nella Tebaide, in Egitto, san Pacomio, abate, che, ancora pagano, spinto da un gesto di carità cristiana nei confronti dei soldati suoi compagni con lui detenuti, si convertì al cristianesimo, ricevendo dall’anacoreta Palémone l’abito monastico; dopo sette anni, per divina ispirazione, istituì molti cenobi per accogliere fratelli e scrisse per i monaci una regola divenuta famosa.
Ave Maria MOSE' ELIA ABRAMO FRANCESCO Girolamo

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DIVINA MISERICORDIA








Carlo Acutis Biografia Audio
By Angelo Figurelli