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Venerdì  della  Terza Settimana di Quaresima  (Anno B)

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Brian Browne Trio - Blue Browne
La Parola

      Lectio del venerdì  12  marzo  2021 Venerdì  della  Terza Settimana di Quaresima  (Anno B) Lectio :  Profeta Osea 14, 2 - 10 Marco 12, 28 - 34
       Preghiera  Padre santo e misericordioso, infondi la tua grazia nei nostri cuori, perché possiamo salvarci dagli sbandamenti umani e restare fedeli alla tua parola di vita eterna.
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       Lettura :  Profeta Osea 14, 2 - 10 Così dice il Signore:  «Torna, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità.Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: “Togli ogni iniquità, accetta ciò che è bene: non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra. Assur non ci salverà, non cavalcheremo più  su  cavalli,  né  chiameremo  più  “dio  nostro”  l’opera  delle  nostre  mani,  perché  presso  di  te l’orfano trova misericordia”. Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è allontanata da loro. Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come  un  albero  del  Libano,  si  spanderanno  i  suoi  germogli  e  avrà  la  bellezza  dell’olivo  e  la fragranza  del  Libano.  Ritorneranno  a  sedersi  alla  mia  ombra,  faranno  rivivere  il  grano,  fioriranno come le vigne, saranno famosi come il vino del Libano. Che ho ancora in comune con gli ìdoli, o Èfraim?  Io  l’esaudisco  e  veglio  su  di  lui;  io  sono come  un  cipresso  sempre  verde,  il  tuo  frutto  è opera  mia.  Chi  è  saggio  comprenda  queste  cose,  chi ha  intelligenza  le  comprenda;  poiché  rette sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre i malvagi v’inciampano».  Riflessione su Profeta Osea 14, 2 - 10

       ●Io li guarirò dalle loro infedeltà, li amerò profondamente. (Os 14,2)  -  Come vivere questa Parola? La  Liturgia  della  Parola  di  questa  settimana  è  veramente  ricca  di  sollecitazioni  alla conversione; i brani dell'Antico Testamento contengono parole accorate del desiderio che Dio ha di noi.  Oggi un testo di Osea: una preghiera penitenziale che contiene una richiesta di perdono e anche  alcuni  propositi  da  porre  in  azione.  Ed  è  Dio  stesso  a  suggerire  le  parole  che  il popolo deve dire per chiedere perdono. Ed è bellissimo! Le parole che desidera noi gli diciamo non  sono  un  elenco  di  peccati,  ma  il  riconoscimento  della  sua  signoria:  "accetta  ...  la  lode  delle nostre labbra". E i propositi che ci suggerisce di fare vanno nella stessa direzione. Diceva una mistica contemporanea, Gabrielle Bossis, che a Dio basta che noi volgiamo lo sguardo verso di Lui e che sussurriamo il suo nome, perché Egli si precipiti verso di noi come un'aquila sui suoi piccoli in pericolo, e ci tiri su, in alto al riparo. Ci guarisce dall'infedeltà, ci ama profondamente; è per noi rugiada, frescura; ci esaudisce e veglia su di noi. Di che temere, allora? Ascoltiamo l'invito della quaresima e torniamo al nostro Dio: non con ira ci accoglie, né con giudizio, ma con amore profondo e tenerezza! Oggi, nella pausa contemplativa, visualizziamoci sulle ali di Dio, portati in alto e diciamo: Nessuno ci può salvare, solo presso di te si trovano grazia e misericordia. Ecco le parole di un grande profeta Patriarca Atenagora  :  Se ci disarmiamo, se ci liberiamo dal possesso di noi stessi, se ci apriamo al Dio-Uomo che fa nuove tutte le cose, Lui cancella il nostro cattivo passato e ci dà un tempo nuovo, nel quale tutto è possibile.

      ● "Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più "dio nostro" l'opera  delle  nostre  mani,  perché  presso  di  te  l'orfano  trova  misericordia".  "Io  li  guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è allontanata da loro. 6Sarò come  rugiada  per  Israele;  fiorirà  come  un  giglio  e metterà  radici  come  un  albero  del Libano,..." (Osea 14,4-6)  -  Come vivere questa Parola? I popoli che abitavano le regioni confinanti con il popolo ebreo erano idolatri e Assur era appunto una divinità cara agli abitanti della Siria. Il  profeta  Osea  afferma  qui  chiaramente  che  non  c'è  da  attendersi  salvezza  da  idoli  creati dagli uomini. Sì venivano fabbricati manualmente: scolpiti nella pietra e nel legno gli idoli di tutta quella  gente.  Ed  è  bello  che  il  profeta  Osea  presti  la  sua  voce  al  vero  Dio  che  si  rivela manifestando la sua grande misericordia. Le espressioni sono rivelatrici della tenerezza di Dio che  è  non  solo  paterna  ma  materna.  Dopo  aver  detto  infatti  che  li  guarirà  da  quella  malattia mortale  che  è  l'infedeltà,  promette  loro  un  amore  così  profondo  che  non  potrà  vanificarsi.  La promessa poi di un amore impossibile a banalizzarsi è resa da un'immagine che ha la leggerezza e la delicatezza della rugiada sull'erba del prato.Signore,  Ti  prego,  guarisci  le  ferite:  residuo  dei miei  peccati.  Coltiva  in  me  un  cuore  semplice  e buono che, come l'erba del prato, si apre al bacio vivificante del Tuo essermi perfino rugiada. Ecco  la  voce  di  Papa  Francesco    :    "Ogni  cristiano  è  missionario  nella  misura  in  cui  testimonia l'amore di Dio. Siate missionari della tenerezza di Dio!"
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       Lettura  : Vangelo secondo Marco 12, 28 - 34 In  quel  tempo,  si  avvicinò  a  Gesù  uno  degli  scribi e  gli  domandò:  «Qual  è  il  primo  di  tutti  i comandamenti?».  Gesù  rispose:  «Il  primo  è:  “Ascolta,  Israele!  Il  Signore  nostro  Dio  è  l’unico Signore;  amerai  il  Signore  tuo  Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è  altro  comandamento  più  grande  di  questi».  Lo  scriba  gli  disse:  «Hai  detto  bene,  Maestro,  e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».  Vedendo  che  egli  aveva  risposto  saggiamente,  Gesù  gli  disse:  «Non  sei  lontano  dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo. Riflessione sul Vangelo secondo Marco 12, 28 - 34

      ●Lo amerai... E’  una  grande  gioia  meditare  questo  Vangelo  che  ci parla  del  “primo  di  tutti  i  comandamenti”, dell’amare. “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Questo è appena l’inizio della “professione di fede” d’Israele. E’ uno dei brani più importanti, più  conosciuti  e  più  cari  al  cuore  del  popolo  eletto.  Il  pio  israelita  lo  ripete  più  volte  al  giorno, in casa,  al  lavoro,  o  nella  sinagoga,  ovunque  si  trova.  Inizia  con  l’invito  all’ascolto  rivolto  all’intera comunità  ebraica,  perché  questa  è  qualificata  come “popolo  dell’ascolto”,  come  assemblea  in perenne  atteggiamento  di  ascolto.  San  Benedetto  all’inizio  della  sua  Regala  invita  i  monaci all’ascolto,  cioè  ad  amare  e  servire  Dio  conformandosi  alla  sua  santissima  volontà.  Questo comandamento  esprime  anche  la  vocazione  di  ogni  uomo,  di  ogni  cristiano.  Ed  è  una  grande felicità aver trovato chi amare e come amare. Marco vuole inserire nel cuore dell’uomo il dono della  fede  e  dell’amore.  Ci  offre  tre precisazioni in merito all’esercizio concreto dell’amore: “con tutto  il  tuo  cuore,  con  tutta  la  tua  mente  e  con  tutta  la  tua  forza”.  La  triplice  ripetizione  ci  mette sull’avviso che qui si sta parlando della radicalità dell’amore: non si ama con una certa misura, non si ama poco, né con scadenza di calendario. Si ama con totale dedizione, in pienezza e per  sempre.  “La  misura  dell’amore  insegna  san  Bernardo, è  di  amare  senza  misura”.  Dio  unico esclude  ogni  altro  idolo;  e  la  dipendenza  da  lui  è sorgente  e  garanzia  di  unità  per  l’uomo. Il comandamento  dell’amore  sarebbe  impossibile  per  noi  se  fossimo  soli,  soltanto  con  il nostro  povero  cuore.  Ma  Dio  ci  ha  dato  il  suo  Figlio  e  nel  suo  Figlio  ci  ha  dato  un  cuore nuovo. Perché  possiamo  amarlo  con  tutto  il  nostro  cuore,  con  la  nostra  intelligenza,  la nostra anima e amare con lo stesso amore il nostro prossimo. Abbiamo il cuore di Gesù, che è il nostro grande tesoro. Ringraziamo con gioia Dio Padre, che ci ha amato per primo e ci ha dato in Gesù la possibilità di rispondere al suo amore.

      ●Il vangelo di oggi presenta una positiva conversazione tra Gesù e un dottore della legge. Il dottore  vuole  sapere  da  Gesù  qual  è  il  primo  di  tutti  i  comandamenti.  Anche  oggi  molte persone  vogliono  sapere  cosa  è  più  importante  nella  religione.  Alcuni  dicono:  essere  battezzati. Altri:  pregare.  Altri  dicono:  andare  a  Messa  o  partecipare  al  culto  della  domenica.  Altri  dicono: amare il prossimo! Altri sono preoccupati con le apparenze o con gli incarichi nella chiesa.

       ●  Marco  12,28: La  domanda  del  dottore  della  Legge.  A  un  dottore  della  legge,  che  aveva assistito al dibattito di Gesù con i sadducei (Mc 12,23-27), piacque la risposta di Gesù, e percepì inlui  una  grande  intelligenza  e  volle  approfittare  dell’occasione  per  fargli  una  domanda:  “Qual  è  il primo di tutti i comandamenti?” In quel tempo, i giudei avevano una enorme quantità di norme che regolamentavano  nella  pratica  l’osservanza  dei  Dieci  Comandamenti  della  Legge  di  Dio.  Alcuni dicevano: “Tutte queste norme hanno lo stesso valore, poiché vengono tutte da Dio. Non spetta a noi introdurre distinzioni nelle cose di Dio”. Altri dicevano: “Alcune leggi sono più importanti di altre, per questo obbligano di più!” Il dottore voleva sapere l’opinione di Gesù.

       ● Marco 12,29-31: La risposta di Gesù. Gesù risponde citando un passaggio della Bibbia per dire che il primo comandamento è “amare Dio con tutto il cuore, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze!”  (Dt  6,4-5).  Al  tempo  di  Gesù,  i  giudei  pii  fecero di  questo  testo  del  Deuteronomio  una preghiera  che  recitavano  tre  volte  al  giorno:  al  mattino,  a  mezzogiorno  e  la  sera.  Tra  loro  era conosciuta come è oggi tra noi il Padre Nostro. E Gesù aggiunse, citando di nuovo la Bibbia: “ Il secondo  è  questo:  ”Amerai  il  prossimo  tuo  come  te  stesso.  Non  c’è  altro  comandamento  più importante di questi”. (Lv 19,18). Risposta breve e profonda! E’ il riassunto di tutto ciò che Gesù ha insegnato su Dio e sulla vita (Mt 7,12).

      ● Marco 12,32-33: La risposta del dottore della legge. Il dottore è d’accordo con Gesù e tira la conclusione:  “Si,  amarlo  con  tutto  il  cuore  e  con  tutta  la  mente e  con  tutta  la  forza  e  amare  il prossimo  come  se  stesso  val  più  di  tutti  gli  olocausti  e  i  sacrifici”.  Ossia, il  comandamento dell’amore  è  più  importante  che  i  comandamenti  relazionati  con  il  culto  ed  i  sacrifici  nel Tempio.  Questa  affermazione  veniva  già  dai  profeti  dell’Antico  Testamento  (Os  6,6;  Sal  40,6-8; Sal  51,16-17).  Oggi  diremmo  che  la  pratica  dell’amore  è  più  importante  di  novene,  promesse, messe, preghiere e processioni.

      ● Marco 12,34: Il riassunto del Regno. Gesù conferma la conclusione del dottore e dice: “Non sei lontano dal Regno!” Infatti, il Regno di Dio consiste nel riconoscere che l’amore verso Dio è uguale all’amore verso il prossimo. Perché se Dio è Padre, noi tutti siamo sorelle e fratelli e dobbiamo mostrare questo nella pratica, vivendo in comunità. "Da questi due comandamenti dipendono la legge e i profeti!" (Mt 22,4) I discepoli e le discepole devono fissare nella memoria, nell’intelligenza, nel cuore, nelle mani e nei piedi questa legge importante dell’amore: non si arrivaa Dio se non attraverso il dono totale al prossimo!

      ●Il primo e più importante comandamento. Il più importante e primo comandamento fu e sarà sempre:  “Amare  Dio  con  tutto  il  cuore,  con  tutta  la  mente  e con  tutte  le  forze”  (Mc  12,30). Nella misura  in  cui  il  popolo  di  Dio,  lungo  i  secoli,  ha approfondito  il  significato  e  la  portata dell’amore di Dio, si è reso conto che l’amore di Dio è vero e reale solo nella misura in cui si concretizza nell’amore al prossimo. Per questo, il secondo comandamento che chiede l’amore per  il  prossimo,  è  simile  al  primo  comandamento  dell’amore  per  Dio  (Mt  22,39;  Mc  12,31).  “Se qualcuno dicesse “Amo Dio!”, ma odia suo fratello, è un menzognero” (1 Gv 4,20). “Tutta la legge e i profeti dipendono da questi due comandamenti” (Mt 22,40). ______________________________________________________________________________


       Per un confronto personale

      •  Per  te,  cosa  è  più  importante  nella  religione  e  nella  vita?  Quali  sono  le  difficoltà  concrete  per poter vivere ciò che consideri più importante?
       •  Gesù  dice  al  dottore:  “Non  sei  lontano  dal  Regno”.  Oggi,  io  sono  più  vicino  o  più  lontano  dal Regno di Dio del dottore elogiato da Gesù? Preghiera finale :  Salmo 80 Io sono il Signore, tuo Dio: ascolta la mia voce. Un linguaggio mai inteso io sento: «Ho liberato dal peso la sua spalla, le sue mani hanno deposto la cesta. Hai gridato a me nell’angoscia e io ti ho liberato. Nascosto nei tuoni ti ho dato risposta, ti ho messo alla prova alle acque di Merìba. Ascolta, popolo mio: contro di te voglio testimoniare. Israele, se tu mi ascoltassi! Non ci sia in mezzo a te un dio estraneo e non prostrarti a un dio straniero. Sono io il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto salire dal paese d’Egitto. Se il mio popolo mi ascoltasse! Se Israele camminasse per le mie vie! Lo nutrirei con fiore di frumento, lo sazierei con miele dalla roccia»
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      Santo:

Fina

      Fina da San Gimignano, al secolo Fina Ciardi (San Gimignano, 1238 – San Gimignano, 12 marzo 1253), è venerata come santa dalla Chiesa cattolica. Fina[1] dei Ciardi nacque a San Gimignano nel 1238. Era figlia di Cambio Ciardi e di Imperiera, una famiglia di nobili decaduti. Visse tutto il tempo della sua breve esistenza in una modesta abitazione situata nel centro storico della città turrita, nel vicolo che oggi porta il suo nome. Ebbe una vita molto umile e sin da piccola coltivava la devozione per la Madonna: si dice che uscisse di casa quasi ed esclusivamente per andare a Messa.[senza fonte] Le notizie sui primi dieci anni di Fina sono pressoché assenti, tranne alcune leggende che furono divulgate dopo la sua morte. La triste svolta nella vita di Fina ebbe luogo quando nel 1248 fu colpita da una grave malattia (probabilmente una forma tubercolare tipo osteomielite o coxite). Qui iniziò un vero e proprio calvario fatto di dolori fisici e disgrazie familiari ed alleviato soltanto dalla sua profonda fede. Ella rifiutò un comodo giaciglio decidendo di rimanere immobile su una tavola di legno di quercia. Col passare del tempo e con l'acutizzarsi della malattia, il suo corpo si impiagò a tal punto che si attaccò al legno della tavola e la sua putrida carne divenne cibo per vermi e topi. Durante la sua malattia perse il padre e successivamente la madre per una caduta accidentale. Nonostante queste avversità lei, nella sua povertà, ringraziava Dio e desiderava sempre più la separazione della sua anima per unirsi al suo sposo Gesù Cristo. Questa immensa devozione fu un esempio per tutti i sangimignanesi che si recavano sovente a trovare la povera ammalata i quali sorprendentemente ricevevano parole di conforto da parte di una fanciulla che, nonostante le sofferenze subite, si mostrava serena e rassegnata al volere del Signore. Il 4 marzo 1253, dopo cinque anni di sofferenze passate sulla durezza di quella tavola, mentre le nutrici Beldia e Bonaventura assistevano inesorabili al suo imminente trapasso, san Gregorio Magno apparve nella lugubre stanza dell'ammalata e le predisse la morte che sarebbe avvenuta otto giorni più tardi. E così avvenne il 12 marzo 1253, quando la fanciulla ricevette l'estrema unzione e spirò all'età di soli quindici anni. Miracoli e leggendeModifica Già l'apparizione di san Gregorio è un miracolo e forse è quello più significativo della vita della fanciulla anche perché la poverella morì il 12 di marzo proprio nel giorno di san Gregorio come quest'ultimo le aveva predetto. Quando il corpo di Fina fu staccato (con non poche difficoltà) dalla tavola di quercia, i presenti notarono che dal legno erano fiorite delle gialle viole a ciocche e che nella casa si diffuse un fragrante odore di fiori freschi. Le viole nacquero anche sulle mura di San Gimignano e vi nascono ancora oggi tanto che dagli abitanti del luogo sono chiamate "Viole di Santa Fina". Il corpo della fanciulla fu trasportato nella Pieve Prepositura e durante il tragitto tutta la popolazione le rese omaggio esclamando «È morta la Santa!». Il pellegrinaggio dei sangimignanesi alla Pieve per vedere la salma durò alcuni giorni tanto da ritardarne la tumulazione. Durante questo periodo di esposizione al pubblico le vennero attribuite numerose guarigioni di malati fra le quali viene ricordata quella della sua nutrice Beldia. La donna aveva la mano rattrappita a causa della fatica nel sostenere la testa di Fina durante la sua malattia. Mentre stava dinanzi al cadavere situato nel coro della Pieve, la mano della fanciulla morta le sollevò e le prese la sua guarendola. Sempre nel momento del suo trapasso si racconta che le campane suonassero a festa senza che nessuno le avesse mosse. Moltissimi malati che, negli anni seguenti, fecero pellegrinaggio alla sua tomba furono miracolosamente guariti ed alcuni di loro divennero fra i più ferventi apostoli del culto della Santa. Una nota a parte meritano alcuni aneddoti che riguardano la vita di Fina. Per quanto estremamente dettagliati, con l'intento di fornire notizie sulla sua vita e accreditare altri miracoli avvenuti, provengono da fonti che le catalogano come leggende. Tuttavia resta un mistero il fatto che la piccola abbia deciso di restare su una tavola di quercia. Pare che ella, nel periodo antecedente la sua malattia, fosse entrata nelle simpatie di un soldato il quale, come pegno d'amore, le avrebbe donato un'arancia. Dinanzi al rimprovero dei genitori per l'accettazione di tale dono avrebbe in seguito scelto di giacere su una rozza e dura tavola come segno di penitenza. Un altro episodio narra che durante una passeggiata con due sue amiche udì il pianto di una bambina più piccola. Smeralda, questo il suo nome, stava piangendo per aver rotto una brocca che la madre le aveva dato per attingere l'acqua alle Fonti[3]. Mentre si era fermata a giocare con alcuni bambini aveva lasciato il recipiente incustodito che, rotolando, si era frantumato. Fina le disse di ricomporre i cocci e di metterli sotto l'acqua: la brocca ritornò integra e si riempì. Da ricordare anche quello che accadde ad un certo Cambio di Rustico, vicino di casa di Fina, che si vantava di aver assistito alla fioritura delle viole sulla tavola al momento del trapasso. Il 12 marzo di alcuni anni dopo, quando tutti si astenevano dal lavoro per ricordare la poverella, si recò nel bosco a fare la legna e si ferì ad una gamba. Sofferente dal dolore chiese perdono alla Santa per non aver rispettato il giorno festivo cosicché la sua ferita si rimarginò e ogni pena cessò. Gli altri miracoli attribuiti a Santa Fina sono presenti in racconti, dipinti, rime e nei processi verbali rogati dai notai.
Ave Maria MOSE' ELIA ABRAMO FRANCESCO Girolamo

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DIVINA MISERICORDIA








Carlo Acutis Biografia Audio
By Angelo Figurelli