Lit Ore Rito A

Lectio della domenica  14  marzo  2021 Domenica della  Quarta Settimana di Quaresima  (Anno B)

Notizie Giornali Italia

--:--   --:--
Brian Browne Trio - Blue Browne
La Parola

      Lectio della domenica  14  marzo  2021 Domenica della  Quarta Settimana di Quaresima  (Anno B) Domenica Laetare Lectio :   Lettera  agli  Efesini  2, 4 - 10 Giovanni 3,  14 - 21 1) Orazione iniziale  O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina.
      ______________________________________________________________________________

      Lettura :  Lettera  agli  Efesini  2, 4 - 10 Fratelli,  Dio,  ricco  di  misericordia,  per  il  grande  amore  con  il  quale  ci  ha  amato,  da  morti  che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati.  Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo. 3) Commento 1  su   Lettera  agli  Efesini  2, 4 - 10

       ● La lettera agli efesini considerata lettera paolina perché riporta oltre a nome di Paolo, molti temi tipicamente  paolini. Nella  prima  parte  della  lettera,  considerata  dottrinale,  ci  sono  vari  temi teologici,  espressi  in  varie  forme  di  preghiera.  La  lettera  viene  annunciata  come un  inno  di benedizione  di  Dio,  che  attraverso  Cristo  fa  conoscere  il  suo  disegno  di  salvezza.  Questo inno  esalta  Cristo  come  mediatore  e  riconciliatore con  il  mondo.  Da  questi  versetti  si  attesta l'appartenenza  di  Gesù  accanto  a  Dio.  Sia  quelli  di  origine  giudaica,  sia  quelli  di  origine  pagana sono stati fatti passare dalla morte alla vita, sono stati salvati grazie alla fede e al grande amore di Dio.

      ●L'ultima parola è sempre il perdono, e questa è la lieta notizia! È  su  queste  note  che  san  Paolo,  nella  sua  lettera  agli  Efesini,  riprende  questo  tema  e  ci  ricorda che ‘Dio è ricco di misericordia’ e ci ha fatto rivivere con Cristo, da morti che eravamo per le nostre colpe. Paolo  ribadisce  che  la  vera  fonte  di  tutta  questa  bellezza  è  la  bontà  gratuita  di  Dio, alla quale possiamo accedere grazie al suo dono della fede. Per questo siamo resi capaci di attuare le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.
      ______________________________________________________________________________

       Lettura : dal Vangelo secondo Giovanni 3,  14 - 21  In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.  E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene allaluce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
      Riflessione sul Vangelo secondo Giovanni 3,  14 – 21

      ●Gesù  nel  vangelo  di  oggi  dice  a  Nicodemo  che  dev’essere  innalzato  da  terra,  perché chiunque  crede  in  Lui  abbia  la  vita  eterna:  Egli  allude  alla  croce  che  è strumento di salvezza; attraverso  la  Croce,  che  era  una  morte  infamante,  Gesù  ci  ha  salvati.  Sappiamo  apprezzare questo amore che ha spinto il Figlio dell’uomo a offrirsi per noi? Stiamo un po’ in contemplazione davanti alla croce di Gesù: essa è segno dell’amore di Dio che è immenso. Non possiamo passare oltre la croce rimanendo indifferenti a quello che significa. Nel proseguo del dialogo Gesù afferma che chi crede in Lui ha la vita eterna mentre chi non crede è condannato. Dio però non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare ma per salvare: come è diversa la nostra prospettiva quando di fronte al male condanniamo le persone. Dio  ci  insegna  a  perdonare,  a  imparare  dalla  Sua  misericordia.  A  Pietro  che  domandava  a Gesù quanto perdonare il maestro rispose 70 volte sette. E noi sappiamo perdonare? Sia chiaro, non è una cosa facile se abbiamo ricevuto tanto male ma con la grazia di Dio è possibile: puntiamo su di essa e non sulle nostre forze per perdonare. In  conclusione  del  Vangelo  si  afferma  che  gli  uomini  hanno  amato  più  le  tenebre  che  la luce:  è  ripreso  quanto  San  Giovanni  scrive  nel  prologo:venne  fra  la  sua  gente  ma  i  suoi  non l’hanno accolto! Gesù, che era venuto a portare la luce, è stato ucciso ma attraverso la Sua morte Dio ha dato la vita. E’ un paradosso ma questa è la potenza e la sapienza di Dio! Il rischio anche per noi è di rifiutare la Luce perché le opere malvagie ci accecano: l’uomo, a volte, per non essere messo in crisi ragiona coi piedi invece che con la testa e le sue opere cattive diventano criterio  di  giudizio  quando  dovrebbero  essere  riconosciute  e  allontanate.  Stiamo  attenti  di  non essere accecati!

       ●Bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo. La  quarta  domenica  di  Quaresima  si  titola  domenica in  Laetare  dall'antifona  con  cui inizia la celebrazione eucaristica: "Rallegrati (laetare), Gerusalemme, sii nella gioia per la consolazione che ti  viene dal Signore". Certamente il motivo dell'essere gioiosi non è dato perché siamo giunti alla metà del percorso quaresimale, ma dalla grande rivelazione dell'amore di Dio per l'umanità, che ci viene  proposto  in  modo  solenne  nel dialogo  di  Gesù  con  Nicodemo,  un  capo  ragguardevoledei Giudei. Questi per non compromettersi dinanzi ai suoi colleghi, era venuto di notte per avere un  incontro  con  Gesù.  "Rabbì,  -  disse  - sappiamo  che  sei  un  maestro  venuto  da  Dio;  nessuno infatti può fare i segni che tu fai". Gesù gli rivela la propria identità e la sorte che lo attende, ma  Nicodemo  non  potrà  vedere  il  regno  di  Dio,  se  non  rinascerà  dall'alto,  dallo  Spirito. "Come  può  accadere  questo?",  gli  disse.  L'uomo  può  nascere  dall'alto  perché  Dio  ha  mandato  il Figlio  affinché  l'uomo,  per  mezzo  di  lui,  possa  accogliere  il  dono  della  nascita  dall'alto  e  agire  di conseguenza. L'immagine-profezia, a cui il testo si richiama è quella dell'esodo, quando gli Ebrei dopo  una  ennesima  mormorazione,  Dio  li  mise  alla  prova  con  una  invasione  di  serpenti.  Al  loro grido  di  supplica,  Dio  ordinò  a  Mosè  di  collocare  su  un'asta  un  serpente  di  bronzo,  chi  l'avesse guardato  era  salvo.  Ebbene,  Gesù  salva  il  mondo  inchiodato  e  innalzato  in  croce  sul  monte Calvario. E da lì fino alla fine del mondo egli resterà a braccia aperte, "perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna". Cristo innalzato sulla croce come un condannato, agli occhi dell'evangelista  Giovanni  è  la  glorificazione,  "quando  sarò  innalzato  attirerò  tutti  a  me". La salvezza piena di amore che Dio intende porgere all'umanità, si identifica con la persona del Figlio che dona all'uomo la vita del mondo divino (dall'alto). Credere significa accogliere già questa vita che associa l'uomo alla stessa vita di Dio. Non credere equivale a rifiutare il dono della vita divina. La fede, elemento discriminante tra la vita e la morte, ha una caratteristica: è una scelta  interiore. Credere  nel  Figlio  significa  affidarsi  a  lui,  mettere  la  propria  vita  nelle  sue mani e ricevere, in cambio, la vita eterna. "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui".

      ●Noi siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama. Dio  ha  tanto  amato  il  mondo,  versetto  centrale  del  Vangelo  di  Giovanni,  versetto  dello  stupore che rinasce ogni volta, per queste parole buone come il miele, tonificanti come una camminata in riva al mare, fra spruzzi d'onde e aria buona respirata a pieni polmoni; parole da riassaporare ogni giorno  e  alle  quali  aggrapparci  forte  in  tutti  i  passaggi  della  vita,  in  ogni  caduta,  in  ogni  notte,  in ogni delusone. Dio  ha  così  tanto  amato...  e  la  notte  di  Nicodemo, e  le  nostre  notti  si  illuminano.  Qui possiamo rinascere. Ogni giorno. Rinascere alla fiducia, alla speranza, alla serena pace, alla voglia  di  amare,  di  lavorare  e  creare,  di  custodire  e  coltivare  persone  e  talenti  e  creature, tutto intero il piccolo giardino che Dio ci ha affidato. Non solo l'uomo, ma è il mondo che è amato, la terra è amata, e gli animali e le piante e la creazione intera. E se egli ha amato la terra, anch'io la devo amare, con i suoi spazi, i suoi figli, il suo verde, i suoi fiori.. E se Egli ha amato il mondo e la sua bellezza fragile, allora anche tu amerai il  creato  come  te  stesso,  lo  amerai  come  il  prossimo  tuo: «mio  prossimo  è  tutto  ciò  che  vive» (Gandhi). La  rivelazione  di  Gesù  è  questa:  Dio  ha  considerato  il  mondo,  ogni  uomo,  questo  mio  niente  cui però  ha  donato  un  cuore,  più  importante  di  se  stesso.  Per  acquistare  me  ha  perduto  se  stesso. Follia d'amore. Dio ha amato: la bellezza di questo verbo al passato, per indicare non una speranza o una attesa, ma  una  sicurezza,  un  fatto  certo,  e  il  mondo  intero  ne  è  intriso:  «il  nostro  guaio  è  che  siamo immersi in un oceano d'amore, e non ce ne rendiamo conto» (G. Vannucci). Tutta la storia biblica inizia  con  un  ‘sei  amato’  e  termina  con  un  ‘amerai’  (P.  Beauchamp). Noi  non  siamo  cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama. Dio non ha mandato il Figlio per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato, perché chi  crede  abbia  la  vita.  A  Dio  non  interessa  istruire  processi  contro  di  noi,  non  dico  per condannare o per pareggiare i conti, ma neppure per assolverci. La vita degli amati da Dio non è a misura di tribunale, ma a misura di fioritura e di abbraccio, nel paradigma della pienezza. Perché il mondo sia salvato: salvare vuol dire conservare, e nulla andrà perduto, non un sospiro, non  una  lacrima,  non  un  filo  d'erba;  non  va  perduta  nessuna  generosa  fatica,  nessuna  dolorosa pazienza,  nessun  gesto  di  cura  per  quanto  piccolo  e  nascosto: Se  potrò  impedire  a  un  Cuore  di spezzarsi,  non  avrò  vissuto  invano.  Se  potrò  alleviare  il  Dolore  di  una  Vita  o  lenire  una  Pena,  o aiutare un Pettirosso caduto a rientrare nel suo nido non avrò vissuto invano. (Emily Dickinson). ______________________________________________________________________________

      Momento di silenzio perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.  Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nella orazione. - Questa coscienza che Dio ci ama comunque e diventa la nostra salvezza, nei momenti difficili e anche  in  quelli  belli  ed  è  il  nostro  punto  di  riferimento,  ci  appartiene  oppure  facciamo  fatica  a concretizzarla? - San Paolo ci dice che siamo chiamati a fare il bene seguendo le opere che Dio ha preparato per noi. Siamo convinti che il bene dipende più dalla grazia che dalle nostre opere? -  Noi  siamo  Nicodemo  quando?  Quando  vediamo  i  nostri  figli  come  ci  comportiamo  con  loro  di fronte  ai  dubbi,  alla  ricerca  di  testimonianza...? Come  persone  o  genitori  come  ci  mettiamo  di fronte  alla  diversità  dei  nostri  figli,  li  vediamo come  strade  nuove  per  arrivare  a  valori  autentici... oppure?
       Preghiera : Salmo 136 Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia. Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre. Perché là ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato, allegre canzoni, i nostri oppressori: «Cantateci canti di Sion!».  Come cantare i canti del Signore in terra straniera? Se mi dimentico di te, Gerusalemme, si dimentichi di me la mia destra. Mi si attacchi la lingua al palato se lascio cadere il tuo ricordo, se non innalzo Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia.
       Orazione Finale O  Padre,  guarda  con  amore  i  tuoi  figli  che  attendono  da  te  misericordia.  Illumina  il  loro  cuore, perché cerchino te sopra ogni cosa e trovino in te la misericordia del perdono.

      ______________________________________________________________________________
      http://www.edisi.eu

      ______________________________________________________________________________

      Santo:

Benedetto

      San Benedetto da Norcia (Norcia, 480 circa – Montecassino, 21 marzo 547) è stato un monaco cristiano italiano, fondatore dell'Ordine di San Benedetto. Viene venerato da tutte le Chiese cristiane che riconoscono il culto dei santi. San Benedetto, fratello di santa Scolastica, nacque verso il 480 nella città umbra di Norcia. Il padre Eutropio, figlio di Giustiniano Probo della gens Anicia, era Console e Capitano Generale dei Romani nella regione di Norcia, mentre la madre era Abbondanza Claudia de' Reguardati di Norcia. Quando ella morì, secondo la tradizione, i due fratelli furono affidati alla nutrice Cirilla. Alla gens appartenevano anche san Gregorio Magno e Severino Boezio. A 12 anni fu mandato con la sorella a Roma a compiere i suoi studi, ma, come racconta Gregorio Magno nel secondo libro dei Dialoghi[4], sconvolto dalla vita dissoluta della città «ritrasse il piede che aveva appena posto sulla soglia del mondo per non precipitare anche lui totalmente nell'immane precipizio. Disprezzò quindi gli studi letterari, abbandonò la casa e i beni paterni e volle far parte della vita monastica». All'età di 17 anni, insieme con la sua nutrice Cirilla, si ritirò nella valle dell'Aniene presso Eufide (l'attuale Affile), dove, secondo la leggenda devozionale, avrebbe compiuto il primo miracolo, riparando un vaglio rotto dalla stessa nutrice. Lasciò poi la nutrice e si avviò verso la valle di Subiaco, presso gli antichi resti di una villa neroniana, nella quale le acque del fiume Aniene alimentavano tre laghi (la città sorgeva appunto sotto - "sub" - questi laghi). A Subiaco incontrò Romano, monaco di un vicino monastero retto da un abate di nome Adeodato, che, vestitolo degli abiti monastici, gli indicò una grotta impervia del Monte Taleo (attualmente contenuta all'interno del Monastero del Sacro Speco), dove Benedetto visse da eremita per circa tre anni, fino alla Pasqua dell'anno 500. Conclusa l'esperienza eremitica, accettò di fare da guida ad altri monaci in un ritiro cenobitico presso Vicovaro, ma, dopo che alcuni monaci tentarono di ucciderlo con una coppa di vino avvelenato, tornò a Subiaco. Qui rimase per quasi trent'anni, predicando la "Parola del Signore" e accogliendo discepoli sempre più numerosi, fino a creare una vasta comunità di tredici monasteri, ognuno con dodici monaci e un proprio abate, tutti sotto la sua guida spirituale. Negli anni tra il 525 ed il 529, a seguito di un altro tentativo di avvelenamento con un pane avvelenato, Benedetto decise di abbandonare Subiaco per salvare i propri monaci. Si diresse quindi verso Cassino dove, sopra un'altura, fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di templi pagani e con oratori in onore di san Giovanni Battista (da sempre ritenuto un modello di pratica ascetica) e di san Martino di Tours, che era stato iniziatore in Gallia della vita monastica.
Ave Maria MOSE' ELIA ABRAMO FRANCESCO Girolamo

______________________________________________________________________________

DIVINA MISERICORDIA








Carlo Acutis Biografia Audio
By Angelo Figurelli