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Lectio della domenica  28  marzo  2021 Domenica delle Palme  (Anno B)

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Brian Browne Trio - Blue Browne
La Parola

      Lectio della domenica  28  marzo  2021 Domenica delle Palme  (Anno B) Lectio : Lettera ai  Filippesi  2, 6 - 11    Marco  14, 1 - 15, 47 1) Orazione iniziale  Dio  onnipotente  ed  eterno,  che  hai  dato  come  modello  agli  uomini  il  Cristo  tuo  Figlio,  nostro Salvatore,  fatto  uomo  e  umiliato  fino  alla  morte  di  croce,  fa’  che  abbiamo  sempre  presente  il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. La  Domenica  delle  Palme  nella  tradizione  liturgica  è  dedicata  alla  lettura  del  racconto  della Passione  di  Nostro  Signore  Gesù  Cristo;  il  ricordo di  questo  evento  centrale  per  la  nostra  fede merita  tutta  la  nostra  attenzione  e  la  nostra  meditazione  sulla  sofferenza  di  Gesù  accettata  per amore  degli  uomini  a  cui  il  Padre  lo  ha  mandato  e  per  abbandono  fiducioso  al  proprio  destino sapendo che il progetto di Dio sulle nostre vite va al di la della nostra comprensione e ha un senso anche nella incomprensibilità della morte.
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       Lettura :  Lettera ai  Filippesi  2, 6 - 11 Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò  se  stesso  assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto  come  uomo,  umiliò  se  stesso  facendosi obbediente  fino  alla  morte  e  a  una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di  Gesù  ogni  ginocchio  si  pieghi  nei  cieli,  sulla  terra  e  sotto  terra,  e  ogni  lingua  proclami:  «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.  Commento  su Lettera ai  Filippesi  2, 6 - 11

      ●Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. (Fil 2,5.7) - Come vivere questa Parola?A  mostrarci,  incarnate  in  lui,  le  esigenze  dell'amore  è,  quest'oggi,  Gesù  stesso.  Nel  suo  essere Dio,  avrebbe  benissimo  potuto  far  scendere  su  di  noi,  con  benevola  condiscendenza  ma salvaguardando  la  propria  dignità,  le  sue  benedizioni  e  il  suo  aiuto.  Sarebbe  stato  comunque  un dono gratuito da apprezzare e accogliere con umile riconoscenza.  Ma è proprio dell'amore abolire le distanze, fare spazio in sé perché l'altro possa dimorarvi senza sentirsi allo stretto e stabilire rapporti di reciprocità. Ed ecco Dio "svuotarsi" fino ad assumere la condizione di servo, in tutto simile all'uomo. Un abbassamento che non riusciremo mai a scandagliare fino in fondo: ne resteremmo sconvolti, beneficamente sconvolti! Ma finché non tenteremo di inoltrarci in questo mistero di annientamento volontario  non  capiremo  la  portata  di  quelle  parole  che  ripetiamo  con  tanta  leggerezza:  Dio  è amore,  Dio  mi  ama!  E  l'amore  resterà  sempre  per  noi  un  mondo  inesplorato  di  cui  restiamo  ai margini  cercando  di  sostituirlo  con  surrogati  che  non  appagano,  anzi  sviliscono  e  gettano  in un'esistenza priva di senso. Mi chiederò quest'oggi: quanto vuoto faccio in me perché l'altro possa abitarlo? Fammi assaporare, almeno un poco, Signore, quel tuo svuotarti per condividere la mia situazione di precarietà fragilità incertezza, così da farti sentire vicino, veramente fratello amico e compagno di viaggio. Potrò così, non ripetere meccanicamente che tu mi ami, ma percepirlo nell'alito della tua vicinanza. Ecco  la  voce  di  una  carmelitana  del  XIX/XX  sec  Madre  Maria  Candida dell'Eucaristia  : Dinanzi agli  abbassamenti  del  Verbo,  il  nostro  povero  intelletto  si  smarrisce  e  altro  non  sa  fare  che abbassarsi, adorare, fra tanta luce emanante dal Mistero.

      ●Cristo  Gesù,  pur  essendo  di  natura  divina,  non  considerò  un  tesoro  geloso  la  sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. (Fil 2, 6-8) - Come vivere questa Parola? Paolo scolpisce, con parole forti, il mistero del Figlio di Dio fatto uomo e crocifisso per la redenzione  del  mondo.  Lo  stesso  grande  mistero  viene  pure  narrato  dal  lungo  racconto  di Matteo, con il quale la liturgia odierna apre il grande sipario della esaltazione e della passione delSignore.  Fino  a  Pasqua,  la  via  della  croce,  prevista,  sofferta,  assunta  da  Gesù  sarà  l'anima  dei giorni della settimana santa, che nel rito ambrosiano viene detta "Autentica", perché ci "dice tutto" di Gesù: ci svela perché si è "fatto uomo", perché è venuto ad "abitare in mezzo a noi", "dove" e "come" ci vuole condurre e, non ultimo, ci mostra il "Padre". Tuttavia  non  ci  è  dato  di  capire  la  Passione  del  Maestro  se  non  attraverso  la  grazia  del Signore, a cui chiediamo di introdurci nel grande mistero. E Maria, la Madre, ci è accanto per aiutarci ad entrare, con la preghiera, nel fuoco divorante di un Dio che si è fatto debole per noi fino alla morte. Ecco la voce del cardinale Martini  :  Signore Gesù, che per nostro amore vai alla Passione, fa' che ciascuno di noi si lasci attrarre da te per seguirti là dove vuoi condurci.
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       Lettura : dal Vangelo secondo  Marco  14, 1 - 15, 47 Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco  (forma breve) - Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?  Al  mattino,  i  capi  dei  sacerdoti,  con  gli  anziani, gli  scribi  e  tutto  il  sinedrio,  dopo  aver  tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di moltecose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A  ogni  festa,  egli  era  solito  rimettere  in  libertà per  loro  un  carcerato,  a  loro  richiesta.  Un  tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilatorispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque  che  io  faccia  di  quello  che  voi  chiamate  il re  dei  Giudei?».  Ed  essi  di  nuovo  gridarono: «Crocifiggilo!».   Pilato   diceva   loro:   «Che   male   ha   fatto?».   Ma   essi   gridarono   più   forte: «Crocifiggilo!».  Pilato,  volendo  dare  soddisfazione  alla  folla,  rimise  in  libertà  per  loro  Barabba  e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. - Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo  Allora  i  soldati  lo  condussero  dentro  il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lovestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a  salutarlo:  «Salve,  re  dei  Giudei!». E gli  percuotevano  il  capo  con  una  canna,  gli  sputavano addosso  e,  piegando  le  ginocchia,  si  prostravano  davanti  a  lui.  Dopo  essersi  fatti  beffe  di  lui,  lo spogliarono  della  porpora  e  gli  fecero  indossare  le  sue  vesti,  poi  lo  condussero  fuori  per crocifiggerlo.  - Condussero Gesù al luogo del Gòlgota  Costrinsero  a  portare  la  croce  di  lui  un  tale  che  passava,  un  certo  Simone  di  Cirene,  che  veniva dalla  campagna,  padre  di  Alessandro  e  di  Rufo.  Condussero  Gesù  al  luogo  del  Gòlgota,  che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.  - Con lui crocifissero anche due ladroni  Poi  lo  crocifissero  e  si  divisero  le  sue  vesti,  tirando  a  sorte  su  di  esse  ciò  che  ognuno  avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna
      diceva:  «Il  re  dei  Giudei».  Con  lui  crocifissero  anche  due  ladroni,  uno  a  destra  e  uno  alla  sua sinistra.  - Ha salvato altri e non può salvare se stesso!  Quelli  che  passavano  di  là  lo  insultavano,  scuotendo  il  capo  e  dicendo:  «Ehi,  tu  che  distruggi  il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi deisacerdoti,  con  gli  scribi,  fra  loro  si  facevano  beffe  di  lui  e  dicevano:  «Ha  salvato  altri  e  non  può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. - Gesù, dando un forte grido, spirò  Quando  fu  mezzogiorno,  si  fece  buio  su  tutta  la  terra  fino  alle  tre  del  pomeriggio.  Alle  tre,  Gesù gridò  a  gran  voce:  «Eloì,  Eloì,  lemà  sabactàni?»,  che  significa:  «Dio  mio,  Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare  di  aceto  una  spugna,  la  fissò  su  una  canna  e  gli  dava  da  bere,  dicendo:  «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa) Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui,avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!». 5) Riflessione 2  sul Vangelo secondo Marco  14, 1 - 15, 47

      ● Nel brano della passione di Marco trova risposta la domanda che attraversa tutto il suo vangelo: Chi è Gesù? La risposta, riassunta sulle labbra del centurione che ha visto morire Gesù, è: vero  uomo  e  vero  Dio.  La  narrazione  è  sobria,  incisiva;  il  protagonista  tace  e  l’irrisione  di  molti non trova risposta. Vero uomo nel Getsemani Gesù cade a terra pregando; vero Figlio di Dio può invocare l’Altissimo chiamandolo padre. Dopo la ripetuta preghiera avviene, sofferta, la resa alla volontà del Padre. Davanti a quelli che lo accusano non ha altre parole che quelle sulla Sua  identità  che  lo  fanno  condannare  come  bestemmiatore  perché  si  è  dichiarato  Figlio  del  Dio Benedetto. In mezzo al frastuono delle voci che accusano e urlano “Crocifiggilo!” è impressionante il silenzio di Gesù, che nell’ora estrema diviene forte grido e preghiera accorata al Padre fino alla morte. Seguiamo in silenzio e con partecipazione la lettura della Passione.

       ● Il trionfo che dura per l'eternità. Le  palme  in  segno  di  vittoria,  i  mantelli  stesi  a  terra,  i  festosi  osanna  dei  bambini  e  del popolo,  la  trionfale  processione  che  acclama  Cristo  Gesù,  re  dei  re  e  Signore  dei  signori! Viene spontaneo a tutti noi aggregarci a quella folla festosa, associarci a quei canti, partecipare a quel  trionfo.  Finalmente,  verrebbe  da  dire!  Dopo  tante  contestazioni,  dopo  tante  insidie  tramate contro Gesù, è arrivato il momento di proclamarlo osannando, vero re e Messia, figlio di Dio, come Colui che viene nel nome del Signore. Purtroppo è di brevissima durata questa festa. La liturgia e la verità della storia ci obbligano a leggere gli eventi in modo completo e sapienziale: il percorso verso  il  trionfo  deve  passare  attraverso  la  dura  esperienza  della  passione,  della  croce  e della morte: questo è l'arcano disegnodell'Altissimo, questa è l'"opera" già adombrata nella figura profetica del servo sofferente, preannunciata da secoli e compiuta in Cristo redentore. San Paolo ci ricorda questo misterioso percorso: "Egli, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso  la  sua  uguaglianza  con  Dio;  ma  spogliò  se  stesso,  assumendo  la  condizione  di  servo  e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce". La regalità di Cristo si esprime in questo annientamento, in questa  totale  spogliazione,  nel  farsi  servo  e  schiavo  in  una  profondissima  e  completa umiliazione  e  tutto  questo  per  cancellare  e  redimere  la  nostra  umana  presunzione  che  ci  ha indotto e ci induce al peccato. Sì, per questa via, per la via della croce, si realizza la vera suprema e  perenne  regalità  di  Cristo:  "Per  questo,  conferma  San  Paolo, Dio  l'ha  esaltato  e  gli  ha  dato  il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli,  sulla  terra  e  sotto  terra;  e  ogni  lingua  proclami  che  Gesù  Cristo  è  il  Signore,  a  gloria  di  DioPadre". Ormai  tutta  la  storia,  quella  dell'umanità,  quella della  Chiesa  e quella di ognuno di noi è segnata definitivamente dalla passione di amore che il Figlio di Dio ha patito ed offerto per noi. Con una violenza che ci aiuta a capire con quanto amore il buon Dio ci ha soccorso, quale danno ha prodotto in noi il peccato, quale meravigliosa possibilità di recupero ci viene offerto. Più che  mai  per  essere  partecipi  di  quella  divina  e  umana  regalità, dobbiamo  fissare  lo  sguardo dell'anima a Colui che abbiamo trafitto e con grande e doverosa umiltà piegarci dinanzi al crocifisso e proclamare che Gesù è il nostro, il mio Re e Signore. Così proclamiamo anche la gloria di Dio Padre e la sua infinita misericordia.Così immersi nella morte e nella croce, attratti dal  Crocifisso,  possiamo  essere  veramente  partecipi  della  sua  gloriosa  risurrezione,  della sua regalità e del suo sacerdozio. Possiamo vivere una santa Pasqua.

       ●«Davvero era figlio di Dio». La Croce capovolge la storia. In  questa  settimana  santa,  il  ritmo  dell'anno  liturgico  rallenta:  sono  i  giorni  del  nostro  destino  e sembrano venirci incontro piano, ad uno ad uno, ognuno generoso di segni, di simboli, di luce. La cosa più bella che possiamo fare è sostare accanto alla santità delle lacrime, presso le infinite croci  del  mondo  dove  Cristo  è  ancora  crocifisso  nei  suoi  fratelli.  E  deporre  sull'altare  di questa  liturgia  qualcosa  di  nostro:  condivisione,  conforto,  consolazione,  una  lacrima.  E  l'infinita passione per l'esistente. «Salva te stesso, scendi dalla croce, allora crederemo». Qualsiasi uomo, qualsiasi re, potendolo, scenderebbe dalla croce. Gesù, no. Solo  un  Dio  non  scende  dal  legno,  solo  il  nostro  Dio.  Perché  il Dio di Gesù è differente: è il Dio che entra nella tragedia umana, entra nella morte perché là è risucchiato ogni suo figlio. Sale sulla croce per essere con me e come me, perché io possa essere con lui e come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all'uomo che è in croce. Perché l'amore conosce molti  doveri,  ma  il  primo  di  questi  è  di  essere  con  l'amato,  unito,  stretto,  incollato  a  lui,  per  poi trascinarlo fuori con sé nel mattino di Pasqua. Qualsiasi  altro  gesto  ci  avrebbe  confermato  in  una falsa  idea  di  Dio.  Solo  la  croce  toglie  ogni dubbio.  La  croce  è  l'abisso  dove  Dio  diviene  l'amante.  Dove  un  amore  eterno  penetra  nel  tempo come una goccia di fuoco, e divampa. L'ha capito per primo un estraneo, un soldato esperto di morte, un centurione pagano che formula il primo credo cristiano: costui era figlio di Dio. Che cosa ha visto in quella morte da restarne conquistato? Non ci sono miracoli, non si intravvedono risurrezioni. L'uomo di guerra ha visto il capovolgimento del mondo, di un mondo dove la vittoria è sempre stata del più forte, del più armato,  del  più  spietato. Ha  visto  il  supremo  potere  di  Dio,  del  suo  disarmato  amore;  che  è quello di dare la vita anche a chi dà la morte; il potere di servire non di asservire; di vincere la violenza, ma prendendola su di sé. Ha visto sulla collina che questo mondo porta un altro mondo nel grembo, un altro modo di essere uomini. Come quell'uomo esperto di morte, anche noi, disorientati e affascinati, sentiamo che nella Croce c'è  attrazione,  e  seduzione  e  bellezza  e  vita.  La  suprema  bellezza  della  storia  è  quella  accaduta fuori  Gerusalemme,  sulla  collina,  dove  il  Figlio  di  Dio  si  lascia  inchiodare,  povero  e  nudo,  per morire d'amore. La nostra fede poggia sulla cosa più bella del mondo: un atto d'amore. Bello è chi ama, bellissimo chi ama fino all'estremo. La mia fede poggia su di un atto d'amore perfetto. E Pasqua mi assicura che un amore così non può andare deluso. ______________________________________________________________________________

       Momento di silenzio perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.
       Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nella orazione. a)  Cosa  mi  ha  maggiormente  colpito  nell’atteggiamento  dei  dodici  apostoli  e  nell’atteggiamento delle donne durante la passione e morte di Gesù? Che avresti fatto tu se fossi stato/a presente? Avresti agito come gli uomini o come le donne?  b)  Cosa  ti  ha  maggiormente  colpito  nell’atteggiamento  di  Gesù  riguardo  ai  discepoli  ed  alle discepole nella narrazione della sua passione e morte? Perché?  c) Qual’é il messaggio speciale della narrazione della passione e morte nel vangelo di Marco? Sei riuscito/a a scoprire le differenze tra la narrazione della passione e la morte nel vangelo di Marco enegli altri vangeli? Quali? 8) Preghiera : Salmo 21 Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? Si fanno beffe di me quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: «Si rivolga al Signore; lui lo liberi, lo porti in salvo, se davvero lo ama!». Un branco di cani mi circonda, mi accerchia una banda di malfattori; hanno scavato le mie mani e i miei piedi. Posso contare tutte le mie ossa. Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano la sorte. Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, vieni presto in mio aiuto.   Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea. Lodate il Signore, voi suoi fedeli, gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe, lo tema tutta la discendenza d’Israele.
       Orazione Finale O  Dio,  nostro  Padre,  che  ci  hai  tanto  amato  da  donare  il  tuo  Figlio  unigenito,  fa'  che  abbiamo sempre  presente  l'insegnamento  della  sua  passione, per  poter  partecipare  alla  gloria  della  sua risurrezione.
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      Santo:

Conone

      San Cono, battezzato Conone (Naso, 3 giugno 1139 – Naso, 28 marzo 1236), è stato monaco basiliano e poi abate; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. È patrono di Naso, comune italiano della città metropolitana di Messina, e del comune di San Cono, nella città metropolitana di Catania. San Cono nacque durante il regno di Ruggero II di Sicilia. I suoi genitori erano Anselmo Navacita e Claudia o Apollonia Santapau, appartenenti a famiglie agiate di Naso. I genitori avevano riposto in lui grandi speranze, poiché sarebbe dovuto diventare l'erede che avrebbe continuato nel tempo il casato dei Navacita. Man mano che il bambino cresceva, però, cominciarono ad affiorare in lui atteggiamenti volti più alla Chiesa che alle occasioni mondane. All'età di 15 anni, Conone, ascoltando la Messa, rimase colpito da diverse espressioni del Vangelo: "Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me" (Mt 10,37); "Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9,23); "Chi non rinunzia a tutto quello che possiede, non può essere mio discepolo" (Lc 15,33). Seppur combattuto tra la volontà di seguire Cristo e quella di non abbandonare i suoi genitori, Conone decise infine di presentarsi al Monastero di San Basilio, vicino a Naso, dove venne accolto. Qui diede prova della sua virtù, del suo amore per la preghiera e per la penitenza, della sua disponibilità anche nello svolgere i servizi più umili. Successivamente venne mandato al convento di Fragalà, presso il comune di Frazzanò, dove conobbe San Silvestro da Troina e San Lorenzo da Frazzanò. Tanta fu la dedizione di Conone che i superiori gli proposero (e poi gli imposero) di accedere al Sacerdozio. Dal momento che amava la vita contemplativa, riuscì ad ottenere dai superiori di vivere nella Grotta di Rocca d'Almo, dove si nutriva di erbe selvatiche, dormiva sul terreno e, giorno e notte, poteva dedicarsi alla preghiera ed alla penitenza. Nel frattempo l'abate del Convento di San Basilio dovette allontanarsi, e invitò il Padre Conone Navacita a tornare per sostituirlo; Conone, suo malgrado, ritornò in convento. Ma poiché il Padre Superiore non poteva più tornare, i confratelli all'unanimità elessero Conone come Abate, nonostante fosse ancora giovane. Più avanti, nacque in lui il desiderio di visitare i Luoghi Santi e, ottenuti i permessi, intraprese un lungo viaggio alla volta di Gerusalemme. Tornato a Naso, venne a sapere la triste notizia della morte dei suoi genitori, ed essendo rimasto l'unico erede del loro patrimonio, lo vendette donando l'intero ricavato ai poveri. Dopo una breve permanenza nel Monastero, poté quindi ritirarsi definitivamente nella grotta detta di San Michele e riprendere la sua vita da eremita. Ma la sua quiete fu turbata ancora una volta: una giovane fanciulla di Naso di nobile casato era caduta in peccato con un giovane, rimanendo così nel disonore. Ma ella incolpò l'eremita dell'accaduto, nonostante la sua tarda età e la fama di santità di cui già godeva. Conone fu denunziato al Governatore e trascinato davanti al giudice che, nonostante le pacate risposte dell'eremita, lo condannò ad essere spogliato nudo e fustigato in pubblica piazza. Ma quando fu spogliato, comparve un corpo esile, coperto di piaghe, con il cilicio ai fianchi e al petto e le carni in qualche punto a brandelli e già putrefatte. il vecchio abate fu allora riaccompagnato in massa dal popolo osannante nella grotta da cui, ingiustamente, era stato prelevato. San Cono morì un Venerdì Santo, durante il regno di Federico II di Svevia. Secondo la leggenda, improvvisamente a Naso si sentirono suonare le campane, senza essere toccate da nessuno. I nasitani accorsero nella grotta di Conone per chiedere spiegazioni, ma lo trovarono, già morto, in estasi e sollevato da terra.
Ave Maria MOSE' ELIA ABRAMO FRANCESCO Girolamo

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DIVINA MISERICORDIA








Carlo Acutis Biografia Audio
By Angelo Figurelli