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Lectio del martedì  30  marzo  2021 Martedì  della  Settimana Santa  (Anno B)

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Brian Browne Trio - Blue Browne
La Parola

       Lectio del martedì  30  marzo  2021 Martedì  della  Settimana Santa  (Anno B) Lectio:  Libro di Isaia 49, 1 - 6 Giovanni  13, 21-33. 36-38 1) Preghiera  Concedi a questa tua famiglia, o Padre, di celebrare con fede i misteri della passione del tuo Figlio,per gustare la dolcezza del tuo perdono.
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       Lettura :  Libro di Isaia 49, 1 - 6 Ascoltatemi,  o  isole,  udite  attentamente,  nazioni  lontane;  il  Signore  dal  seno  materno  mi  ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua farètra. Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Io ho risposto: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio». Ora ha parlato il Signore, che mi ha  plasmato  suo  servo  dal  seno  materno  per  ricondurre  a  lui  Giacobbe  e  a  lui  riunire  Israele  – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza –, e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele.  Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra».
      Commento  su   Libro di Isaia 49, 1 - 6

       ●"Il  Signore  dal  seno  materno  mi  ha  chiamato,  fino  dal  grembo  di  mia  madre  ha pronunciato il mio nome". (Is 49,1) - Come vivere questa Parola? Il cammino spirituale, nella Settimana Santa, si fa più intenso: in luce e fuoco di brani della Sacra Scrittura  che  lumeggiano  il  mistero  di  Gesù  nella  Passione.  Sì,  è  mistero  di  grande  patire  ma  il valore  ed  il  significato  di  Gesù  che  accetta  liberamente  di  essere  annientato,  acquista  spessore, perché quanto  avevano  detto  di  Lui  i  profeti  (qui  è  Isaia)  mette  in  evidenza  la  grandezza  e l'identità umano-divina della sua Persona.  Non a caso l'autore esordisce chiedendo un ascolto di grande attenzione, non solo da parte degli israeliti, ma di gente delle nazioni lontane.  Ciò  che  qui  si  illumina  è  la  chiamata:  il  pronunciamento  del  nome,  non  alla  nascita,  ma  già  da quando era un piccolo "seme" nell'utero della madre. E' un inizio che affonda le radici in un progetto di salvezza talmente grande da farlo emergere in questo  modo. Quel  che  però  oggi  vogliamo  fissare  qui  è  la  forza della  chiamata  di  Dio  in ordine a ciascuno di noi. E'  forza  e  bellezza,  forza  e  consolazione.  Custoditi  e  chiamati  per  nome  ben  prima  che aprissimo gli occhi alla vita, prendiamo coscienza di quale valore e dignità e grandezza è il nostro essere uomo o donna e cristiani. Così  anche  nei  giorni  difficili  in  cui  forse  anche nella  nostra  vita  si  levano  minacce  o  accuse  o contrarietà  non  irrisorie,  saremo  certi  che  tutto  in  noi  viene  dal  grande  Amore  di  un  Dio  che  ci  è Padre e Madre nella forza e nella tenerezza con cui vuole sempre il nostro vero bene: un bene che si  autentica  quando  viviamo  il  progetto  di  Dio  a  servizio  non  dell'egoismo,  ma  di  quanto  giova  ai fratelli. Ecco  la  voce  del  Santo  dei  giovani  San  Giovanni  Bosco  : Tutti  dobbiamo  portare  la  croce  come Gesù, e la nostra croce sono le sofferenze che tutti incontriamo nella vita!

      ●  «È  troppo  poco  che  tu  sia  mio  servo  per  restaurare  le  tribù  di  Giacobbe  e  ricondurre  i superstiti  di  Israele.  Ma  io  ti  renderò  luce  delle nazioni  perché  porti  la  mia  salvezza  fino all'estremità della terra». (Is 49,6) - Come vivere questa Parola? Ecco: ‘la Salvezza fino all'estremità della terra? è una meta luminosa che espone tutta l'umanità al sole più terapeutico che esiste: appunto quello della Salvezza. La profezia di Isaia è chiara e consolante: Gesù - di cui Isaia sta profetizzando - è questa ?Luce delle nazioni?; Egli stesso è Salvezza per ogni uomo di questo mondo, a qualsiasi popolo nazioni etnia appartenga. Talmente  grande  l'Amore  di  Dio  per  noi,  che  Gesù,  il  Figlio  unigenito,  ‘Dio  da  Dio’  ha  vissuto  in delirio di ogni obbrobrio nella passione e nella morte. È  proprio  quello  che  questa  S.  Settimana  non  solo  evoca,  ma  celebra  coinvolgendo  ogni fedele fin nell'intimo del cuore e della vita. Per favore non lasciamocela ghermire dalla indifferenza, da uno stanco tradizionalismo ripetitivo di funzioni  religiose  senza  partecipazione  del  cuore  e  della  vita  sempre  minacciata  dalla  nostra continua corsa al ?fare? e poi ancora e poi ancora ‘fare’. Signore,  aiutami  a  evitare  il  chiasso  di  troppe  parole.  Nei  miei  impegni  quotidiani  io  metta  anche quello di leggere e penetrare con la tua grazia i testi sacri di questi giorni. Convertimi al tuo amore. Ecco la voce di un vescovo santamente famoso + Tonino Bello : Consideriamo come una gioia le piccole (o grandi) sofferenze di questi giorni unendoci con cuore vivo alle sofferenze del Signore.

       ●E troppo poco che tu sia mio servo... Io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra (Is 49,6) - Come vivere questa Parola? Continua  la  lettura  dei  cantici  del  Servo  del  Signore  e  continua la  riflessione  sui  nostri atteggiamenti di "servi fedeli", di coloro che ascoltano e mettono in pratica la parola del Signore, secondo  la  vocazione  di  cui  siamo  stati  investiti. A  volte  però  noi  ci  accontentiamo  ad  essere "servi  fedeli":  eseguiamo  perfettamente  i  compiti  che  ci  sono  stati  assegnati,  rispettiamo quelli degli altri e... aspettiamo la giusta ricompensa.  Sarebbe troppo comodo ad essere servi solo così. Il Signore ci invita ad allargare l'orizzonte oltre icerchio   ristretto   delle   nostre   mansioni   quotidiane.  Accogliendo  il  Signore  nella  nostra  vita accettiamo anche il suo compito e il suo modo di essere luce di salvezza per tutti i popoli - e quindiper tutte le persone che oggi incontriamo sulla nostra strada, ma di cui forse non ce ne accorgiamo oppure addirittura le ignoriamo. Chiniamoci verso di loro, prendiamocene cura! Affinché anche loro possano attendere la salvezza del Signore, e tutti noi insieme diventare luce illumina il mondo. Sii tu la mia roccia, Signore, una dimora sempre accessibile! (dal Salmo responsoriale 71,3)
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       Lettura :  Vangelo secondo Giovanni  13, 21-33. 36-38 In  quel  tempo,  [mentre  era  a  mensa  con  i  suoi  discepoli,]  Gesù  fu  profondamente  turbato  e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l’un l’altro, non  sapendo  bene  di  chi  parlasse.  Ora  uno  dei  discepoli,  quello  che  Gesù  amava,  si  trovava  a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed  egli,  chinandosi  sul  petto  di  Gesù,  gli  disse:  «Signore,  chi  è?».  Rispose  Gesù:  «È  colui  per  il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano  che,  poiché  Giuda  teneva  la  cassa,  Gesù  gli  avesse  detto:  «Compra  quello  che  ci occorre  per  la  festa»,  oppure  che  dovesse  dare  qualche  cosa  ai  poveri.  Egli,  preso  il  boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato,e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai  Giudei,  ora  lo  dico  anche  a  voi:  dove  vado  io,  voi  non  potete  venire».  Simon  Pietro  gli  disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».
       Commento  sul Vangelo secondo Giovanni  13, 21-33. 36-38

      ●Uno di voi mi tradirà. L'annuncio del tradimento di uno di loro coglie di sorpresa e getta nello sgomento i dodici. Cristo svela la personalità del traditore in modo simbolico. Porge a Giuda un pezzo di pane, intinto nel piatto comune: ulteriore gesto di amicizia. Ma Giuda rifiuta l'amicizia, si chiude in se stesso,  s'immerge  interamente  nel  tradimento.  Nessuno  si  accorge,  tranne  coloro  a  cui viene rivelato, perché ognuno è padrone della sua coscienza, e il Signore ci lascia completamente liberi. Giuda  esce  immediatamente  dal  cenacolo;  si  autoesclude  dal  gruppo.  "Era  notte  –  dice l'evangelista  – era  notte  veramente  nel  cuore  di  questo  discepolo".  La  vicenda  di  Gesù  si  andrà dipanando inesorabilmente verso la morte, ma l'esito è del tutto imprevedibile. Gesù annuncia un viaggio in un luogo inaccessibile ai discepoli e, poco prima l'aveva detto anche ai giudei, sotto il segno di una glorificazione sua e del Padre. Tuttavia tale annuncio era stato una minaccia per i giudei; per i discepoli ha il tono di un tenero e dispiaciuto addio. In questa drammatica situazione Pietro  intuisce  confusamente  che  qualcosa  di  grave sta  per  accadere,  e  con  il  suo  solito entusiasmo,  è  disposto  a  dare  la  sua  vita  per  Cristo!  Gesù,  conoscendo  la  fragilità  umana  e  la sincerità  del  suo  discepolo,  rispose:  "Daresti  la  tua  vita  per  me?  Non  canterà  il  gallo,  che  tu  non m'abbia  rinnegato  tre  volte". Pietro  non  si  rende  conto,  ma  anche  per  lui,  quella,  sarà  una notte di tradimento. Gesù deve patire da solo, in una solitudine che allontana da lui gli amici più cari.  E  giungerà  al  termine  della  sua  vita  con  un  esito  apparentemente  fallimentare.  Già  si  era rassomigliato al chicco di grano che cade in terra e muore per portare molto frutto. Posiamo anche noi il capo sul suo petto, per coglierne i battiti e i fremiti di fronte ai non sempre riconosciuti nostri tradimenti. Ma non per questo, ci lascia soli. Ci ama e ci attende. La nostra fiducia in lui sia come la sua nella fedeltà e nell'amore del Padre.

      ●Siamo  al  terzo  giorno  della  Settimana  Santa.  I  testi  del  vangelo  di  questi  giorni  ci  mettono dinanzi  a  fatti  terribili  che  condurranno  alla  prigione  ed  alla  condanna  di  Gesù.  I  testi  non  ci espongono  solamente  le  decisioni  delle  autorità  religiose  e  civili  contro  Gesù,  ma  anche  i tradimenti e i negoziati dei discepoli che resero possibile la presa di Gesù da parte delle autorità econtribuirono enormemente ad aumentare la sofferenza di Gesù.

      ● Giovanni 13,21: L’annuncio del tradimento. Dopo aver lavato i piedi ai discepoli (Gv 13,2-11) ed aver parlato dell’obbligo che abbiamo di lavarci i piedi a vicenda (Gv 13,12-16), Gesù si  commuove  profondamente.  E  non  è  da  meravigliarsi.  Lui  stava  compiendo  quel  gesto  di servizio e di dono totale di sé, mentre accanto a lui uno dei discepoli stava tramando come tradirlo quella  stessa  notte.  Gesù  esprime  la  sua  commozione dicendo:“In verità, in verità vi dico, uno di voi mi tradirà!” Non dice: “Giuda mi tradirà”, ma “uno di voi”. E’ qualcuno del suo circolo di amicizia che lo tradirà.

       ●   Giovanni   13,22-25: La   reazione   dei   discepoli. I   discepoli   si   impauriscono.   Non   si aspettavano questa dichiarazione e cioè che uno di loro sarebbe stato il traditore. Pietro fa segno  a  Giovanni  di  chiedere  a  Gesù  chi  dei  dodici avrebbe  commesso  il  tradimento.  Segno questo  che  non  si  conoscevano  bene  tra  di  loro,  non  riuscivano  a  capire  chi  potesse  essere  il traditore. Segno, cioè, che l’amicizia tra di loro non aveva raggiunto la stessa trasparenza di Gesù con loro (cf. Gv 15,15). Giovanni si inclinò vicino a Gesù e gli chiese: “Chi è?”

      ● Giovanni 13,26-30: Gesù indica Giuda. Gesù dice: è colui per il quale intingerò un boccone e glielo  darò.  Prende  un  pezzo  di  pane,  lo  intinge  e  lo  porge  a Giuda.  Era  un  gesto  comune  e normale che i partecipanti ad una cena usavano fare. E Gesù disse a Giuda: “Quello che devi fare, fallo  al  più  presto!” Giuda aveva una borsa comune. Era incaricato di comprare le cose e di dare l’elemosina ai poveri. Per questo, nessuno percepì nulla di speciale nel gesto e nelle parole di  Gesù.  In  questa  descrizione  dell’annuncio  del  tradimento  c’è  l’evocazione  del  salmo  in  cui  il salmista  si  lamenta  dell’amico  che  lo  tradì:  “Perfino  il  mio  amico,  in  cui  avevo  fiducia  e  che mangiava  il  mio  pane,  è  il  primo  a  tradirmi”  (Sal  41,10;  cf.  Sal  55,13-15). Giuda  si  rende  conto che Gesù era a conoscenza di tutto (Cf. Gv 13,18). Ma pur sapendolo, non torna indietro mantiene  la  decisione  di  tradire  il  suo  Maestro.  E’  questo  il  momento  in  cui  avviene  una separazione  tra  Giuda  e  Gesù.  Giovanni  dice  che  satana  entrò  in  lui.  Giuda  si  alza  ed  esce.  Si mette dalla parte dell’avversario (satana). Giovanni commenta: “Era di notte”. Era oscurità.

       ● Giovanni 13,31-33: Comincia la glorificazione di Gesù. E’ come se la storia avesse aspettato questo momento di separazione tra la luce e le tenebre. Satana (l’avversario) e le tenebre entrano in  Giuda  quando  lui  decide  di  eseguire  ciò  che  stava  tramando.  In  quel  momento  si  fece  luce  in Gesù che dichiara: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito!” Tutto ciò che succederà d’ora in poi è per contagio regressivo. Le grandi decisioni erano già state prese sia  da  parte  di  Gesù  (Gv  12,27-28)  ed  ora  da  parte di  Giuda.  I  fatti  si  precipitano.  E  Gesù  lo annuncia:  “Figlioli,  ancora  per  poco  sono  con  voi;  voi  mi  cercherete,  ma  come  ho  già  detto  ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire”. Manca poco al passaggio, alla Pasqua.

       ●  Giovanni  13,34-35: Il  comandamento  nuovo.  Il  vangelo  di  oggi  omette  questi  due  versi  sul nuovo comandamento dell’amore, e comincia a parlare dell’annuncio della negazione di Pietro.

       ● Giovanni  13,36-38: Annuncio  della  negazione  di  Pietro. Insieme  al  tradimento  di  Giuda,  il vangelo  parla  anche  della  negazione  di  Pietro.  Sono  i  due  fatti  che  contribuiscono  di  più  al dolore di Gesù. Pietro dice che è disposto a dare la vita per Gesù. Gesù lo richiama alla realtà: “Tu sei disposto a dare la vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia  rinnegato  tre  volte”.  Marco  aveva  scritto:  “Prima  che  il  gallo  canti  due  volte,  tu  mi  avrai rinnegato  tre  volte”  (Mc  14,30).  Tutti  sanno  che  il  gallo  canta  rapidamente.  Quando  al  mattino  il primo gallo comincia a cantare, quasi nello stesso tempo tutti i galli cantano insieme. Pietro è più rapido nella sua negazione che il gallo a cantare. ______________________________________________________________________________

       Per un confronto personale
       • Giuda, l’amico, diventa il traditore. Pietro, l’amico, nega Gesù. Ed io?

       • Mi  metto  nella  situazione  di  Gesù  e  penso:  come  affronta  la  negazione  ed  il  tradimento,  il disprezzo e l’esclusione? Preghiera finale :  Salmo 70 La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza. In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso.Per la tua giustizia, liberami e difendimi, tendi a me il tuo orecchio e salvami. Sii tu la mia roccia, una dimora sempre accessibile; hai deciso di darmi salvezza: davvero mia rupe e mia fortezza tu sei! Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio. Sei tu, mio Signore, la mia speranza, la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. La mia bocca racconterà la tua giustizia, ogni giorno la tua salvezza, che io non so misurare. Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.
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      Santo:

Giovanni

      San Giovanni Climaco, noto anche come Giovanni della Scala, Giovanni Scolastico e Giovanni Sinaita (in greco antico: Ἰωάννης τῆς Κλίμακος; 525/575 circa – Monte Sinai, 603/650 circa), è stato un monaco cristiano. È venerato come santo sia dalla Chiesa cattolica che da quelle ortodosse. Luogo e data di nascita di Giovanni sono sconosciuti, né si sa qualcosa sulla sua infanzia e gioventù. Esiste uno scritto biografico su Giovanni, opera del monaco Daniele di Raithu, che però non può essere usato per stabilire date certe, ma al più relative. Per la sua datazione gli studiosi hanno considerato i personaggi citati nell'opera principale di Giovanni, La scala, ma non sono concordi sul periodo in cui visse: secondo alcuni, Giovanni sarebbe nato intorno al 525 e morto intorno al 603; altri hanno spostato avanti queste date di circa cinquant'anni, collocando la sua vita tra il 575 e il 650 circa. Giovanni ebbe probabilmente una buona formazione intellettuale, da cui gli derivò il soprannome Scolastico.All'età di sedici anni si trasferì sul monastero del Sinai, diventando novizio sotto l'egida di un monaco chiamato Martyrius. Quando quest'ultimo morì, Giovanni, che viveva sul Sinai ormai da vent'anni o che aveva vent'anni, desiderando praticare a sé stesso le più grandi mortificazioni corporali, si trasferì in una caverna ai piedi del monte, in una valle chiamata Tholas, dove iniziò a vivere come eremita.Rimase in quel luogo all'incirca quarant'anni, studiando la dottrina cristiana e le vite dei santi e ponendo le basi per diventare uno dei più conosciuti Padri della Chiesa. In seguito fu eletto igumeno (superiore) del monastero del Sinai; mantenne questa carica per un certo tempo (forse quattro anni) e poi la lasciò al fratello Giorgio, al quale predisse che dieci mesi più tardi lo avrebbe raggiunto nella tomba. Durante il periodo in cui era igumeno, sarebbe stato in comunicazione con papa Gregorio I[9] e sarebbe stato destinatario di una certa quantità di denaro che il papa gli avrebbe inviato per un luogo di ricovero per i pellegrini che giungevano al Sinai, ma questa tradizione è ritenuta poco probabile. Nel frattempo, questa tradizione si è dimostrata storicamente non plausibile. Le figure retoriche artistiche nei suoi scritti, così come le forme filosofiche di pensiero indicano una solida educazione accademica, come era consuetudine per una professione in amministrazione e legge durante la sua era. Tale addestramento non poteva essere acquisito nel Sinai.[12] Inoltre, le osservazioni biografiche indicano che probabilmente viveva vicino al mare, probabilmente a Gaza, e apparentemente praticava la legge lì. Fu solo dopo la morte di sua moglie, sulla quarantina, che entrò nel monastero del Sinai. Questi risultati spiegano anche l'orizzonte e la qualità letteraria dei suoi scritti, che hanno un chiaro background filosofico. La leggenda della sua rinuncia al mondo all'età di 16 anni si basa quindi sul motivo di ritrarlo come non toccato dall'educazione mondana, come si trova anche in altri vitae di santi. Le loro radici nelle tradizioni educative teologiche e filosofiche sono volutamente sfocate. La sua opera più famosa è la Scala della divina ascesa (in greco antico: Klimax theias anodou) o Scala del paradiso, a volte tramandata con i titoli Tavole spirituali (Plakes pneumatikai) o Discorso ascetico (Logos asketikos), composta in lingua greca su richiesta di Giovanni, abate di Raithu. Scrisse inoltre il Liber ad Pastorem, una regola per i superiori dei monasteri forse ispirata alla Regula Pastoralis di papa Gregorio I. La Klimax descrive il metodo con cui riuscire a innalzare la propria anima a Dio, utilizzando la metafora della Scala. Il libro enuclea le principali virtù e i principali difetti della vita monacale, individuando nella tranquillità interiore ed esteriore (Esichia, in greco antico: ἡσυχία, hesychia) l'essenza della beatitudine mistica cristiana.Vi sono trenta gradini da superare, che corrispondono all'età di Gesù dalla sua nascita al battesimo nel Giordano e l'inizio del suo ministero. Vi sono numerose icone che riprendono allegoricamente tale percorso, raffigurando persone che salgono tale scala: alla fine di questa c'è Gesù che accoglie chi riesce a giungere all'ultimo gradino, mentre nel mezzo vi sono figure di angeli e diavoli che cercano rispettivamente di aiutare i cristiani nel loro cammino o di farli scivolare giù, indipendentemente da quale gradino abbiano raggiunto. Fondamentale per il monaco è la virtù dell'obbedienza, in particolare ai comandamenti di Dio e al padre spirituale, e la lettura della Bibbia, che illumina la mente del monaco e lo aiuta a concentrarsi. Questo libro, che già nell'antichità ebbe un grande successo e fu tradotto in latino, siriaco, armeno, arabo, slavo, è uno dei più letti tra i cristiani ortodossi, soprattutto durante il periodo di Quaresima.
Ave Maria MOSE' ELIA ABRAMO FRANCESCO Girolamo

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DIVINA MISERICORDIA








Carlo Acutis Biografia Audio
By Angelo Figurelli