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Notizie Giornali Italia

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Brian Browne Trio - Blue Browne
La Parola


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      Lettura del Giorno

      Dal secondo libro dei Maccabèi
      2Mac 6,18-31
       
      In quei giorni, un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell’aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina. Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s’incamminò volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per attaccamento alla vita.
      Quelli che erano incaricati dell’illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest’uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, perché, agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità in nome dell’antica amicizia che aveva con loro.
      Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte. «Poiché – egli diceva – non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant’anni Eleàzaro sia passato alle usanze straniere, a loro volta, per colpa della mia finzione, per una piccola e brevissima esistenza, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia. Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire, né da vivo né da morto, alle mani dell’Onnipotente. Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età e lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi».
      Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio. Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in avversione, ritenendo che le parole da lui pronunciate fossero una pazzia.
      Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, che possiede una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci dolori sotto i flagelli, ma nell’anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui».
      In tal modo egli morì, lasciando la sua morte come esempio di nobiltà e ricordo di virtù non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza della nazione.
      Vangelo del Giorno


      Dal Vangelo secondo Luca
      Lc 19,1-10
       
      In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.
      Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».
      Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
      Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
      Parole del Santo Padre

      Se voi avete oggi un po’ di tempo, prendete la Bibbia, il secondo libro dei Maccabei, e leggete questa storia di Eleàzaro. Vi farà bene, vi darà coraggio e anche vi darà forza e sostegno per portare avanti l’identità cristiana, senza compromessi. (Omelia da Santa Marta, 17 novembre 2015)




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Ilda

        La madre, una Principessa inglese, sognò di avere sotto il vestito un brillante purissimo e bellissimo, che tratto fuori illuminava tutta la isola con il suo splendore.

        Pensò naturalmente alla nascita di un maschio, il quale avrebbe rinnovato la gloria del Re Edwin, e fu delusa quando invece venne alla luce una bambina.

        Vagheggiò allora per lei uno splendido sposalizio con un Principe, che l’avrebbe fatta brillare su qualche trono inglese, com’ella, la madre, aveva brillato al fianco di Ererico, Re di Nurthumbria.

        Il Vescovo Paolino, compagno di Sant’Agostino di Canterbury, e uno dei primi Vescovi nell’Inghilterra del VII secolo, battezzò la bambina, nell’età della ragione, con il nome di Ilda. E fu proprio la bianca veste battesimale che dette alla Principessa il primo ammanto di luce.

        Deludendo ogni aspettativa e disprezzando ogni onore, Ilda abbandonò la casa principesca per mettersi al servizio di Dio. Lasciò il paese dove era conosciuta, per recarsi nelle regioni orientali dell’isola, celandosi agli occhi del mondo e rimanendo solo sotto lo sguardo del Padre celeste.

        Allora si vide quanto fosse stato profeticamente vero il sogno di sua madre. Più Ilda fuggiva il mondo, più il mondo la seguiva; più si celava, più si rivelava la luce spirituale che da lei irradiava con abbagliante splendore.

        A trentatré anni, Ilda attirava attorno a sé giovani desiderose di vita contemplativa. Dov’ella passava, sorgevano monasteri in ogni contea dell’Inghilterra.

        Per altri trentatré anni Ilda ricamò per la sua patria questa mistica veste, con una delicatezza e insieme con una fermezza che fecero stupire anche gli uomini più quadrati. A lei, donna, si rivolgevano infatti per consiglio i potenti dell’isola; a lei, monaca, ricorrevano prelati e religiosi.

        Per trent’anni, Ilda fu così la guida spirituale dell’Inghilterra cristiana. La prima cosa che raccomandava era la giustizia. Il primo dovere, il primo debito dell’uomo, per questa donna piena di illuminata saggezza, era la giustizia, che non si stancava mai di consigliare.

        Conseguenza della giustizia era la pace, e fiore della raggiunta pace nella giustizia era la pietà. Come si vede, la dottrina e la condotta di Ilda non aveva nulla di sentimentale.

        Ella partiva dalla solida piattaforma delle virtù cardinali, giustizia, fortezza, prudenza e temperanza, per salire alle virtù teologali, fede, speranza e carità. Partiva dalla vita pratica per giungere a quella contemplativa.

        Molti dei suoi seguaci, cioè di coloro che si posero sotto la sua guida spirituale, divennero Vescovi, e furono ottimi pastori, appunto perché solidamente formati da quella donna che univa a una infiammata carità una profonda saggezza.

        Santa Ilda fu così la grande maestra di spirito dell’Inghilterra; il diamante che illuminò tutta l’isola. Gli ultimi anni della sua vita, nel celebre monastero di Whitby, furono tormentati da una febbre continua, che la consumava senza spengerla.

        Sembrava che il calore della sua anima struggesse a poco a poco il corpo, sprigionando sempre nuova e inesauribile luce. A quella luce, come un faro levato su tutta l’isola, guardavano Vescovi e Sovrani, monaci ed eremiti, donne e fanciulli, per indirizzare la loro navigazione verso il sicuro porto delle anime.
Ave Maria MOSE' ELIA ABRAMO FRANCESCO Girolamo

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DIVINA MISERICORDIA

La Bellezza Della Fede



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