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VANGELO MATTEO

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    MATTEO

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    • Capitolo 1
    • 1

      Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo.

      Abramo generò Isacco; Isacco generò Giacobbe; Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli; Giuda generò Fares e Zara, da Tamar; Fares generò Esròm; Esròm generò Aram; Aram generò Aminadàb; Aminadàb generò Naassòn; Naassòn generò Salmòn; Salmòn generò Booz, da Racab; Booz generò Obed, da Rut; Obed generò Iesse; Iesse generò il re Davide.

      Davide generò Salomone, da quella che era stata la moglie di Urìa. Salomone generò Roboamo; Roboamo generò Abìa; Abìa generò Asàf; Asàf generò Giosafat; Giosafat generò Ioram; Ioram generò Ozia; Ozia generò Ioatàm; Ioatàm generò Acaz; Acaz generò Ezechìa; Ezechìa generò Manasse; Manasse generò Amos; Amos generò Giosìa; Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia.

      Dopo la deportazione in Babilonia: Ieconìa generò Salatièl; Salatièl generò Zorobabèle; Zorobabèle generò Abiùd; Abiùd generò Elìacim; Elìacim generò Azor; Azor generò Sadoc; Sadoc generò Achim; Achim generò Eliùd; Eliùd generò Eleàzar; Eleàzar generò Mattàn; Mattàn generò Giacobbe; Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo.

      Il numero complessivo delle generazioni da Abramo a Davide è di quattordici generazioni; da Davide alla deportazione in Babilonia di quattordici generazioni; dalla deportazione in Babilonia fino al Cristo ancora di quattordici generazioni.

      La nascita di Gesù avvenne in questo modo: sua madre Maria si era fidanzata con Giuseppe; ma prima che essi iniziassero a vivere insieme, si trovò che lei aveva concepito per opera dello Spirito Santo.

      Il suo sposo Giuseppe, che era giusto e non voleva esporla al pubblico ludibrio, decise di rimandarla in segreto. Ora, quando aveva già preso una tale risoluzione, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno per dirgli: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa: ciò che in lei è stato concepito è opera dello Spirito Santo. Darà alla luce un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

      Tutto ciò è accaduto affinché si adempisse quanto fu annunciato dal Signore per mezzo del profeta che dice:

      Ecco: la vergine concepirà

      e darà alla luce un figlio

      che sarà chiamato Emmanuele,

      che significa: con-noi-è-Dio. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; ma non si accostò a lei, fino alla nascita del figlio; e gli pose nome Gesù.


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    • Capitolo 2
    • {1}2

      Dopo che Gesù nacque a Betlemme in Giudea, al tempo del re Erode, ecco giungere a Gerusalemme dall'oriente dei Magi, i quali domandavano: «Dov'è il neonato re dei Giudei? Poiché abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti ad adorarlo».

      All'udir ciò il re Erode fu preso da spavento e con lui tutta Gerusalemme. Convocò allora tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo e domandò loro: «Dove dovrà nascere il Messia?».

      Essi gli dissero: «A Betlemme di Giudea. Infatti così è stato scritto per mezzo del profeta:

      E tu Betlemme, terra di Giuda,

      non sei la più piccola

      fra i capoluoghi di Giuda.

      Da te uscirà un capo

      che pascerà il mio popolo, Israele».

      Allora Erode chiamò segretamente i Magi e chiese ad essi informazioni sul tempo esatto dell'apparizione della stella; quindi li inviò a Betlemme, dicendo: «Andate e fate accurate ricerche del bambino; qualora lo troviate, fatemelo sapere, in modo che anch'io possa andare ad adorarlo».

      Essi, udite le raccomandazioni del re, si misero in cammino. Ed ecco: la stella che avevano visto in oriente li precedeva, finché non andò a fermarsi sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella furono ripieni di straordinaria allegrezza; ed entrati nella casa videro il bambino con Maria sua madre e si prostrarono davanti a lui in adorazione. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Quindi, avvertiti in sogno di non passare da Erode, per un'altra via fecero ritorno al proprio paese.

      Dopo la loro partenza, ecco che un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Su, àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e rimani lì fino a mio nuovo avviso. Erode infatti è in cerca del bambino per ucciderlo».

      Egli si alzò, prese con sé il bambino e sua madre, nella notte, e partì per l'Egitto. Lì rimase fino alla morte di Erode. Questo affinché si adempisse quanto fu annunciato dal Signore per mezzo del profeta che dice: Dall'Egitto ho richiamato mio figlio.

      Allora Erode, vistosi ingannato dai Magi, si adirò fortemente e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e dei dintorni, dai due anni in giù, in considerazione del tempo preciso indicatogli dai Magi. Allora si adempì quanto fu detto dal profeta Geremia:

      Una voce s'è udita in Rama,

      pianto e lamento copioso;

      Rachele piange i suoi figli

      e non si vuole consolare,

      perché non sono più.

      Dopo la morte di Erode, ecco che un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «A'lzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che insidiavano la vita del bambino».

      Egli si alzò, prese con sé il bambino e sua madre e s'incamminò verso la terra d'Israele. Ma quando seppe che in Giudea regnava Archelao, successo ad Erode suo padre, ebbe paura di recarsi là. Avvertito però in sogno, se ne andò nella regione della Galilea, e giunto là, si stabilì nella città chiamata Nazaret. Ciò affinché si adempisse il detto dei profeti: Sarà chiamato Nazoreo.


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    • Capitolo 3
    • {1}3

      In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, poiché vicino è il regno dei cieli!».

      Di lui parla il profeta Isaia che dice:

      Voce di uno che grida nel deserto:

      preparate la via del Signore,

      raddrizzate i suoi sentieri.

      Giovanni indossava una veste di peli di cammello, stretta ai fianchi con una cintura di pelle; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. A lui accorrevano da Gerusalemme, da tutta la Giudea e da tutta la zona adiacente al Giordano, e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

      Vedendo un giorno venire al battesimo molti tra farisei e sadducei, li apostrofò dicendo: «Razza di vipere! Chi vi ha insegnato a cercare scampo dall'ira ventura? Fate dunque veri frutti di conversione e non vi illudete dicendo: "Abbiamo Abramo per padre". Poiché vi dico che Dio è capace di suscitare figli ad Abramo da queste pietre. La scure sta già sulla radice degli alberi; perciò ogni albero che non porta buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io, sì, vi battezzo in acqua perché vi convertiate; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, ed io non sono degno di portarne i calzari; è lui che vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco; ha nella mano il ventilabro per mondare la sua aia; raccoglierà il suo frumento nel granaio e brucerà la pula con fuoco inestinguibile».

      Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano per essere da lui battezzato. Ma Giovanni voleva impedirglielo dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te; tu invece vieni a me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia, per ora; per noi infatti è doveroso adempiere ogni giustizia». Allora acconsentì.

      Non appena s'immerse, Gesù risalì subito dall'acqua. Ed ecco: si aprirono a lui i cieli e vide lo Spirito di Dio discendere in forma di colomba e venire su di lui. Ed ecco: una voce venne dai cieli che diceva: «Questi è il mio Figlio diletto nel quale ho posto la mia compiacenza».


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    • Capitolo 4
    • {1}4

      Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Gli si avvicinò il tentatore e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane».

      Ma egli rispose: «Sta scritto:

      Non di solo pane vivrà l'uomo,

      ma di ogni parola

      che esce dalla bocca di Dio».

      Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa e, postolo sul pinnacolo del tempio, gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gèttati giù. Infatti sta scritto:

      Darà ordini per te ai suoi angeli

      che ti sorreggano sulle braccia,

      perché non urti in qualche sasso il tuo piede».

      Gli rispose Gesù: «Sta anche scritto:

      Non tenterai il Signore Dio tuo».

      Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro magnificenza. E gli disse: «Tutte queste cose io te le darò, se prostrato a terra mi adorerai».

      Allora gli disse Gesù: «Vattene, Satana! Sta scritto:

      Adorerai il Signore Dio tuo

      e a lui solo presterai culto».

      Il diavolo allora lo lasciò. Ed ecco che gli angeli si avvicinarono a lui per servirlo.

      Quando poi seppe che Giovanni era stato imprigionato, Gesù si ritirò in Galilea; e lasciata Nazaret, andò ad abitare a Cafarnao, che si trova in riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Nèftali; perché si adempisse quanto fu annunciato dal profeta Isaia:

      Terra di Zabulon e terra di Nèftali,

      sulla via del mare,

      al di là del Giordano,

      Galilea delle genti!

      Il popolo che giace nelle tenebre

      ha visto una gran luce,

      per quanti dimorano

      nella tenebrosa regione della morte

      una luce s'è levata.

      Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, poiché è vicino il regno dei cieli».

      Camminando lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone detto Pietro e Andrea suo fratello: stavano gettando in mare le reti, poiché erano pescatori. Disse loro: «Seguitemi e vi farò pescatori di uomini». Essi all'istante, abbandonate le reti, lo seguirono.

      Movendosi di là, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello: stavano rassettando le reti sulla barca insieme al loro padre Zebedeo. Li chiamò ed essi all'istante, abbandonata la barca con il padre, lo seguirono.

      Percorrendo tutta la Galilea, Gesù insegnava nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del regno e guarendo fra il popolo ogni malattia e infermità. Si sparse la sua fama per tutta la Siria, e così condussero a lui malati di ogni genere: sofferenti di infermità e dolori vari, indemoniati e paralitici, ed egli li guarì.

      Lo seguirono perciò folle numerose provenienti dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e dalla Transgiordania.


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    • Capitolo 5


    • {1}5

      Alla vista delle folle Gesù salì sul monte e, come si fu seduto, si accostarono a lui i suoi discepoli. Allora aprì la sua bocca per ammaestrarli dicendo:

      «Beati i poveri di spirito,

      perché di essi è il regno dei cieli.

      Beati quelli che piangono,

      perché saranno consolati.

      Beati i miti,

      perché erediteranno la terra.

      Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

      perché saranno saziati.

      Beati i misericordiosi,

      perché troveranno misericordia.

      Beati i puri di cuore,

      perché vedranno Dio.

      Beati gli operatori di pace,

      perché saranno chiamati figli di Dio.

      Beati i perseguitati a causa della giustizia,

      poiché di essi è il regno dei cieli.

      Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male a causa mia, rallegratevi ed esultate, poiché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così, del resto, perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

      «Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che cosa si dovrà dare sapore ai cibi? A null'altro sarà più buono, se non ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

      Voi siete la luce del mondo; una città posta su un monte non può restare nascosta.

      Nemmeno si accende una lucerna per metterla sotto il moggio; la si pone invece sul candelabro affinché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.

      Risplenda così la vostra luce davanti agli uomini, affinché, vedendo le vostre buone opere, glorifichino il Padre vostro che è nei cieli».

      «Non crediate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; non sono venuto ad abrogare, ma a compiere. In verità vi dico: finché non passino il cielo e la terra, non uno jota, non un apice cadrà dalla legge, prima che tutto accada.

      Chi dunque scioglierà uno di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli; chi invece li metterà in pratica e insegnerà a fare lo stesso, questi sarà considerato grande nel regno dei cieli.

      Vi dico infatti che, se la vostra giustizia non sorpasserà quella degli scribi e farisei, non entrerete nel regno dei cieli».

      «Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; infatti chi uccide è sottoposto al giudizio. Io, invece, vi dico: chiunque s'adira con il suo fratello sarà sottoposto al giudizio. Chi dice al suo fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio. Chi dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

      Se dunque tu sei per deporre sull'altare la tua offerta e là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa a tuo carico, lascia la tua offerta davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con tuo fratello; dopo verrai ad offrire il tuo dono.

      Mettiti d'accordo con il tuo avversario subito, mentre sei per via con lui, affinché l'avversario non ti consegni al giudice, il giudice al carceriere e tu sia gettato in prigione. In verità ti dico: non ne uscirai, finché non avrai pagato fino all'ultimo quadrante».

      «Avete inteso che fu detto: Non farai adulterio. Io invece vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, già ha commesso adulterio con essa nel suo cuore.

      Se il tuo occhio destro ti è motivo di inciampo, càvalo e gèttalo via da te; infatti è meglio per te che un tuo membro perisca, anziché tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è motivo d'inciampo, troncala e gettala via da te; infatti è meglio per te che un tuo membro perisca, anziché tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna».

      «Fu detto inoltre: Chi lascia sua moglie, le dia il libello del ripudio. Io invece vi dico: chiunque ripudia sua moglie, all'infuori del caso di impudicizia, la espone all'adulterio; e se uno sposa una donna ripudiata, commette adulterio».

      «Avete ancora inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurerai, ma manterrai al Signore i tuoi giuramenti. Io invece vi dico di non giurare affatto: né per il cielo, che è il trono di Dio; né per la terra, che è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, che è la città del gran Re. Neppure per la tua testa giurerai, poiché non hai il potere di far bianco o nero un solo capello. Sia il vostro linguaggio: sì, sì; no, no; il superfluo procede dal maligno».

      «Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Io invece vi dico di non resistere al male; anzi, se uno ti colpisce alla guancia destra, volgigli anche la sinistra. A uno che vuol trascinarti in giudizio per prendersi la tunica, dàgli anche il mantello; se uno ti vuol costringere per un miglio, va' con lui per due. A chi ti chiede, da'; se uno ti chiede un prestito, non volgergli le spalle».

      «Avete inteso che fu detto: Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico. Io invece vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, il quale fa sorgere il suo sole sui cattivi come sui buoni e fa piovere sui giusti come sugli empi. Qualora infatti amaste solo quelli che vi amano, che ricompensa avreste? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che cosa fate di speciale? Non fanno lo stesso anche i gentili? Voi dunque sarete perfetti, come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli».


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    • Capitolo 6
    • {1}6

      «Badate di non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere da loro ammirati; altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.

      Quando dunque tu fai l'elemosina, non metterti a suonare la tromba davanti a te, come fanno gl'ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per averne gloria presso gli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Ma mentre fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra, in modo che la tua elemosina rimanga nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto te ne darà la ricompensa».

      «E quando pregate, non siate come gli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per farsi notare dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Ma tu, quando vuoi pregare, entra nella tua camera e, serratone l'uscio, prega il Padre tuo che sta nel segreto, e il Padre tuo che vede nel segreto te ne darà la ricompensa.

      Pregando, poi, non sprecate parole come i gentili, i quali credono di essere esauditi per la loro verbosità. Non vi fate simili a loro, poiché il Padre vostro conosce le vostre necessità ancor prima che gliene facciate richiesta».

      «Voi dunque pregate così:

      Padre nostro che sei nei cieli,

      sia santificato il tuo nome,

      venga il tuo regno,

      sia fatta la tua volontà

      come in cielo, così in terra.

      Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

      rimetti a noi i nostri debiti,

      come noi li rimettiamo ai nostri debitori;

      e non c'indurre in tentazione,

      ma liberaci dal male.

      Infatti, se avrete rimesso agli uomini le loro mancanze, rimetterà anche a voi il Padre vostro che è nei cieli. Qualora invece non rimetterete agli uomini, neppure il Padre vostro rimetterà le vostre mancanze».

      «Quando digiunate, non prendete un aspetto triste, come gli ipocriti, i quali si sfigurano la faccia per farsi vedere dagli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

      Ma tu, quando digiuni, ùngiti la testa e làvati il viso, per non far vedere agli uomini che digiuni, ma solo al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto te ne darà la ricompensa».

      «Non vi affannate ad accumulare tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano, dove ladri scassìnano e portano via. Accumulàtevi tesori in cielo, dove tignola e ruggine non consumano né ladri scassìnano e portano via. Infatti, dov'è il tuo tesoro, lì sarà pure il tuo cuore».

      «La lucerna del corpo è l'occhio. Se dunque il tuo occhio è terso, tutto il tuo corpo sarà illuminato. Ma se per caso il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanta sarà l'oscurità?».

      «Nessuno può servire a due padroni; poiché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e trascurerà l'altro. Non potete servire a Dio e a mammona».

      «Per questo vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo di come vestirvi. Non vale forse la vita più del cibo e il corpo più del vestito?

      Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono né raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre; e voi non valete più di loro?

      Chi di voi, per quanto si dia da fare, è capace di aggiungere un solo cùbito alla propria statura? E quanto al vestito, perché vi angustiate? Osservate i gigli del campo, come crescono: non lavorano, non tessono. Eppure vi dico che neanche Salomone in tutta la sua magnificenza vestiva come uno di essi. Se Dio veste così l'erba del campo che oggi è e domani viene gettata nel fuoco, quanto più vestirà voi, gente di poca fede?

      Non vi angustiate, dunque, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo?" oppure: "Di che ci vestiremo?". Tutte queste cose le ricercano i gentili. Ora sa il Padre vostro celeste che avete bisogno di tutte queste cose.

      Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste altre cose vi saranno date in sovrappiù.

      Non vi angustiate dunque per il domani, poiché il domani avrà già le sue inquietudini. Basta a ciascun giorno la sua pena».


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    • Capitolo 7
    • {1}7

      «Non giudicate, così non sarete giudicati. Infatti con il giudizio con cui giudicate sarete giudicati; e con la misura con cui misurate vi sarà misurato.

      Perché osservi la pagliuzza che sta nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che sta nel tuo? Oppure: come puoi dire al tuo fratello: "Lascia che tolga dal tuo occhio la pagliuzza", mentre la trave è là nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».

      «Non date ai cani le cose sacre, né gettate davanti ai porci le vostre perle, perché non le calpestino con le loro zampe e si rivoltino a sbranarvi».

      «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Infatti chi chiede riceve; chi cerca trova; a chi bussa sarà aperto.

      C'è forse un uomo fra voi che, se suo figlio gli chiede un pane, gli darà un sasso? Oppure: se gli chiede un pesce, gli darà un serpente? Se dunque voi, anche se cattivi, sapete dare doni buoni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quanti gliene fanno richiesta?».

      «Quanto dunque desiderate che gli uomini vi facciano, fatelo anche voi ad essi. Questa è infatti la legge e i profeti».

      «Entrate per la porta stretta; poiché spaziosa è la porta e larga la via che conduce alla perdizione; e molti sono quelli che vi si incamminano. Quanto stretta è la porta e angusta è la via che conduce alla vita! E pochi sono quelli che la trovano!».

      «Guardatevi dai falsi profeti: essi vengono a voi in veste di pecore, dentro invece sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccolgono forse uve dalle spine o fichi dai rovi? Così ogni albero buono dà frutti buoni; ogni albero cattivo dà frutti cattivi. Non può un albero buono dar frutti cattivi, né un albero cattivo dar frutti buoni.

      Ogni albero che non dà frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Perciò dai loro frutti li riconoscerete».

      «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? Nel tuo nome non abbiamo cacciato demòni e non abbiamo fatto nel tuo nome molti prodigi?". Allora dichiarerò loro: "Non vi ho mai conosciuti! Andate via da me, operatori d'iniquità"».

      «Chi perciò ascolta queste mie parole e le mette in pratica, può essere paragonato a un uomo saggio che costruì la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, inondarono i fiumi e soffiarono i venti: si abbatterono su quella casa; ma non cadde. Era fondata infatti sulla roccia. E chi ascolta queste mie parole, ma non le mette in pratica, può essere paragonato a un uomo stolto che costruì la sua casa sull'arena. Cadde la pioggia, inondarono i fiumi e soffiarono i venti: si abbatterono su quella casa; e cadde, e la sua rovina fu grande!».

      Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle rimasero stupite della sua dottrina; insegnava infatti come uno che ha autorità, non come i loro scribi.


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    • Capitolo 8
    • {1}8

      Quando egli discese dal monte, molta folla si mise a seguirlo. Ed ecco che un lebbroso, avvicinatosi, si prostrò davanti a lui dicendo: «Signore, basta che tu lo voglia, puoi mondarmi».

      Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii mondato». All'istante la lebbra scomparve. Gli disse allora Gesù: «Guàrdati dal dirlo a qualcuno. Ma va', mostrati al sacerdote e porta l'offerta prescritta da Mosè a loro testimonianza».

      Entrato poi a Cafarnao, gli si avvicinò un centurione che lo supplicava dicendo: «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». E Gesù a lui: «Io verrò e lo guarirò».

      Il centurione replicò: «Signore, io non sono degno che tu venga sotto il mio tetto; ma soltanto di' una parola e il mio servo sarà guarito. Infatti anch'io, benché subalterno, ho sotto di me dei soldati; se dico a uno: "Va'!", questo va; a un altro: "Vieni", egli viene; o al mio servo: "Fa' questo", egli lo fa».

      All'udire ciò Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico: presso nessuno in Israele ho trovato tanta fede. Vi dico inoltre che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre esteriori; là sarà pianto e stridore di denti».

      Gesù disse poi al centurione: «Va', sia fatto come tu hai creduto!». E in quell'istante il servo guarì.

      Una volta, entrato Gesù nella casa di Pietro, vide che la suocera di lui era a letto con la febbre. Allora la prese per mano e la febbre la lasciò; ed essa, levatasi, si mise a servirlo.

      Verso sera gli presentarono molti ossessi ed egli scacciò gli spiriti con la sola parola e guarì tutti gli infermi. Così si adempì quanto fu annunziato dal profeta Isaia che dice:

      Egli ha preso le nostre infermità

      e si è caricato delle nostre malattie.

      Gesù, visto che la folla si accalcava intorno a lui, chiese di passare all'altra riva. Allora uno scriba gli si accostò dicendo: «Maestro, vorrei seguirti dovunque tu vada». Gli dice Gesù: «Le volpi hanno tane e gli uccelli del cielo nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove reclinare il capo».

      Un altro dei discepoli gli disse: «Permettimi, Signore, di andare prima a seppellire mio padre». Gesù gli dice: «Séguimi; e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

      Salito sulla barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco che si levò sul mare una gran tempesta, tanto che la barca stava per essere sommersa dalle onde; ed egli dormiva. Si avvicinarono a lui e lo svegliarono dicendo: «Signore, sàlvaci: siamo in pericolo!». Disse loro Gesù: «Perché temete, uomini di poca fede?». E, alzatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia. Gli uomini rimasero stupiti e dicevano: «Chi è costui al quale i venti e il mare ubbidiscono?».

      Giunto Gesù al di là della riva, nella regione dei Gadareni, due ossessi, uscendo dalle tombe, gli andarono incontro; erano uomini pericolosi, tanto che nessuno osava passare per quella strada. Quelli si misero a gridare: «Che c'è fra noi e te, Figlio di Dio? Sei venuto qui per tormentarci prima del tempo?».

      Non lontano da loro c'era una numerosa mandria di porci che pascolava. I demòni lo supplicavano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria di porci». Egli disse loro: «Andate». Essi, usciti, entrarono nei porci. Allora tutta la mandria dall'alto del dirupo precipitò nel mare e perì nei flutti. I guardiani fuggirono e, giunti nella città, riferirono ogni cosa, cioè il fatto degli ossessi. Tutta la città si mosse per andare incontro a Gesù. Vedutolo, lo supplicarono di allontanarsi dai loro territori.


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    • Capitolo 9
    • {1}9

      Salito sulla barca, si avviò verso l'altra riva e, quando giunse nella sua città, gli fu presentato un paralitico adagiato su un letto. Vedendo la loro fede, Gesù disse al paralitico: «Coraggio, figliolo, sono rimessi i tuoi peccati!».

      Ma alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia!». Gesù, conosciuti i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori? Che cosa infatti è più facile dire: "Sono rimessi i tuoi peccati", o dire: "A'lzati e cammina"? Ebbene: affinché conosciate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: A'lzati! disse al paralitico prendi il tuo letto e va' a casa tua».

      Quello si levò e se ne andò a casa sua.

      A tal vista le folle furono prese da stupore e glorificarono Dio per aver dato un tale potere agli uomini.

      Partito di là, Gesù vide seduto al banco delle imposte un uomo chiamato Matteo. Gli dice: «Séguimi!». E quello, alzatosi, si mise a seguirlo.

      Or mentre era a mensa nella casa, molti pubblicani e peccatori vennero a mangiare con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dissero ai discepoli: «Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e i peccatori?». Egli, saputolo, disse: «Non hanno bisogno del medico i sani, ma i malati. Andate e imparate che cosa vuol dire: Misericordia cerco e non sacrificio. Non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

      Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei facciamo molti digiuni, i tuoi discepoli invece non digiunano?».

      Rispose loro Gesù: «Gli invitati a nozze possono essere in lutto, mentre lo sposo è con loro? Verranno però giorni in cui sarà tolto loro lo sposo ed allora digiuneranno. Nessuno mette una pezza di panno nuovo su un vestito vecchio: ciò infatti porta via il rattoppo dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Neppure si mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri scoppiano e così si versa il vino e si perdono gli otri. Ma il vino nuovo si mette in otri nuovi, così si conservano entrambi».

      Mentre egli diceva loro queste cose, un notabile si avvicina e si prostra davanti a lui dicendo: «Mia figlia è morta or ora; ma vieni, poni la tua mano su di essa e vivrà».

      Gesù, alzatosi, si mise a seguirlo insieme con i suoi discepoli. Ed ecco una donna, che da dodici anni soffriva perdite di sangue, si avvicinò e da dietro gli toccò il lembo del mantello. Si era detta fra sé: «Se riuscirò almeno a toccare il suo mantello, sarò guarita». Gesù si voltò, la guardò e disse: «Coraggio, figliola: la tua fede ti ha salvata». Da quel momento la donna fu guarita.

      Giunto poi nella casa del notabile e visti i sonatori di flauto e la folla strepitante, disse: «Allontanatevi, poiché la fanciulla non è morta, ma dorme». Ma quelli lo deridevano.

      Quando la folla fu fuori, entrò, prese la fanciulla per mano ed essa si levò. Tale notizia si divulgò per tutta quella regione.

      Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi si misero a seguirlo gridando: «Abbi pietà di noi, Figlio di Davide!».

      Giunto a casa, i ciechi lo raggiunsero. Disse loro Gesù: «Credete che io possa fare ciò?». Gli risposero: «Sì, Signore». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga a voi secondo la vostra fede». E si aprirono i loro occhi. Gesù poi li ammonì dicendo: «Badate: nessuno lo sappia». Ma essi, appena usciti, si misero a divulgare la fama di lui in tutta quella regione.

      Mentre essi se ne andavano, gli fu presentato un muto posseduto dal demonio. Scacciato il demonio, il muto riacquistò la favella.

      Le folle, stupite, dicevano: «Non s'è mai visto nulla di simile in Israele». Ma i farisei dicevano: «Per mezzo del principe dei demòni egli scaccia i demòni!».

      Gesù, percorrendo tutte le città e i villaggi, insegnava nelle loro sinagoghe, annunciava il vangelo del regno e curava ogni malattia e infermità.

      Al vedere le folle affrante e abbandonate a sé come pecore senza pastore, fu preso da pietà. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate perciò il padrone della messe che mandi operai alla sua messe».


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    • Capitolo 10
    • {1}10

      Chiamati a sé i dodici suoi discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattia e di infermità.

      I nomi dei dodici apostoli sono: primo Simone, detto Pietro e Andrea suo fratello, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo di Alfeo e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

      Questi sono i Dodici che Gesù inviò, dopo aver dato loro i seguenti avvertimenti:

      «Non andate dai pagani, né entrate in una città di Samaritani. Rivolgetevi piuttosto alle pecore disperse della casa d'Israele.

      Durante il cammino predicate dicendo: "E' vicino il regno dei cieli". Guarite gli infermi, risuscitate i morti, mondate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

      Non vi procurate oro o argento o denaro per le vostre tasche, non una borsa per il viaggio, né due tuniche, né calzature e neppure un bastone; poiché l'operaio ha diritto al suo sostentamento».

      «Entrando in una città o in un villaggio, informatevi se c'è una persona proba e là restate fino alla vostra partenza.

      Entrando nella casa, datele il vostro saluto, e se la casa ne è degna, scenda su di essa la vostra pace; se invece non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se uno non vi riceve né vuol ascoltare le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico: nel giorno del giudizio alla terra di Sodoma e Gomorra sarà riservata una sorte più tollerabile che non a quella città».

      «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

      Guardatevi dagli uomini: vi consegneranno ai sinedri e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; sarete trascinati davanti a governatori e re a causa mia, perché rendiate testimonianza ad essi e alle genti. Qualora vi consegnino (nelle loro mani), non vi preoccupate di come o di che cosa dovrete dire. Vi sarà suggerito in quel momento che cosa dovrete dire; poiché non siete voi a parlare, ma lo Spirito del vostro Padre parlerà in voi.

      Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il proprio figlio; i figli sorgeranno contro i genitori e li faranno morire.

      Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Chi avrà perseverato sino alla fine, questi si salverà.

      Se vi perseguiteranno in questa città, fuggite nell'altra; poiché in verità vi dico: non terminerete le città d'Israele prima che venga il Figlio dell'uomo.

      Il discepolo non è da più del maestro, né il servo da più del suo padrone. E' sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro, e per il servo diventare come il suo padrone. Se il padrone di casa l'hanno chiamato Beelzebùl, quanto più i suoi familiari!».

      «Perciò non abbiate paura di loro.

      Nulla v'è di coperto che non debba essere svelato e di nascosto che non debba essere conosciuto. Ciò che dico a voi nelle tenebre, proclamatelo nella luce; ciò che udite nell'orecchio, annunciatelo sui tetti.

      Non vi spaventate inoltre per quelli che possono uccidere il corpo, ma non possono uccidere l'anima. Temete piuttosto Colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l'anima e il corpo.

      Non si vendono forse due passeri per un asse? Ebbene, uno solo di essi non cadrà senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti numerati. Non temete, dunque: voi valete ben più di molti passeri.

      Perciò, se uno mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Se invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

      «Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Sono venuto a separare l'uomo da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora da sua suocera; sì, nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua.

      Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me. Chi non prende la sua croce dietro a me, non è degno di me.

      Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; e chi avrà perduto la sua vita a causa mia, la ritroverà».

      «Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie Colui che mi ha mandato.

      Chi accoglie un profeta in quanto profeta, riceverà la ricompensa di un profeta. Chi accoglie un giusto in quanto giusto, riceverà la ricompensa di un giusto.

      Chi avrà dissetato anche con un solo bicchiere d'acqua fresca uno di questi piccoli, in quanto discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa».


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    • Capitolo 11
    • {1}11

      Quando Gesù ebbe finito di dare i suoi avvertimenti ai suoi dodici discepoli, si mosse di là per insegnare e predicare nelle loro città.

      Or Giovanni, quando venne a sapere, in prigione, le opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».

      Gesù rispose loro: «Andate e annunziate a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono e ai poveri viene annunziata la buona novella. Beato è colui che non si scandalizza di me!».

      Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Ma che cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Ecco: coloro che indossano morbide vesti dimorano nei palazzi dei re. Ma perché siete andati? A vedere un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta. Di lui sta scritto:

      Ecco io mando avanti a te il mio messaggero,

      egli preparerà dinanzi a te la tua via.

      In verità vi dico: fra i nati di donna non è mai sorto uno più grande di Giovanni il Battista. Ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

      Dal tempo di Giovanni il Battista fino ad ora il regno dei cieli è oggetto di violenza, e i violenti vogliono impadronirsene. Infatti tutti i profeti e la legge fino a Giovanni l'hanno annunziato. E se volete capirlo, egli è l'Elia che deve venire. Chi ha orecchi, intenda!».

      «A chi paragonerò questa generazione? E' simile a ragazzi che stanno nelle piazze e rivolti ai compagni dicono: "Abbiamo per voi suonato e non avete danzato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto".

      E' venuto Giovanni che non mangiava né beveva, e si diceva: "E' indemoniato". E' venuto il Figlio dell'uomo che mangia e beve, e si dice: "E' un mangione e un beone, amico di pubblicani e peccatori!".

      Ma alla Sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere».

      Allora cominciò a inveire contro le città in cui aveva compiuto la maggior parte dei miracoli, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Poiché, se i prodigi che sono stati compiuti in mezzo a voi fossero stati fatti a Tiro e Sidone, da tempo in cilicio e cenere avrebbero fatto penitenza. Ebbene, vi dico che nel giorno del giudizio la sorte che toccherà a Tiro e Sidone sarà più mite della vostra.

      E tu, Cafarnao,

      sarai forse innalzata fino al cielo?

      Sino agli inferi sarai precipitata.

      Poiché, se a Sodoma fossero stati compiuti i prodigi che si sono compiuti in te, sarebbe rimasta fino ad oggi. Ebbene, vi dico che nel giorno del giudizio la sorte che toccherà alla terra di Sodoma sarà più mite della tua».

      In quell'occasione Gesù prese a dire: «Mi compiaccio con te, o Padre, Signore del cielo e della terra, che hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e ai saggi e le hai rivelate ai semplici. Sì, Padre, poiché tale è stato il tuo beneplacito.

      Tutto mi è stato dato dal Padre mio: nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.

      Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, e io vi darò sollievo. Portate su di voi il mio giogo e imparate da me che sono mite e umile di cuore; e troverete ristoro per le vostre anime. Poiché il mio giogo è soave e leggero è il mio peso!».


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    • Capitolo 12
    • {1}12

      In quel tempo, passando Gesù tra le messi in giorno di sabato, i suoi discepoli presi dalla fame, si misero a strappare delle spighe e a mangiarne. I farisei, vedendo ciò, dissero: «Ecco, i tuoi discepoli fanno quello che non è lecito fare in giorno di sabato».

      Egli rispose loro: «Non avete mai letto ciò che fece Davide, quando ebbe fame lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti? O non avete letto nella legge che in giorno di sabato i sacerdoti nel tempio violano il riposo sabatico e tuttavia sono senza colpa? Io vi dico che qui c'è qualcosa di più grande del tempio! Se aveste capito che cosa significa: Misericordia voglio e non sacrificio, non avreste condannato degli innocenti. Sì, il Figlio dell'uomo è padrone del sabato».

      Andato via di là, si recò nella loro sinagoga. C'era là un uomo che aveva una mano rattrappita. Domandarono a Gesù: «E' lecito guarire in giorno di sabato?». Dicevano ciò per accusarlo.

      Egli disse loro: «Qual è fra voi quell'uomo che, avendo una sola pecora, se questa cade in un burrone di sabato, non l'afferra e la tira su? Ora, quanto è più prezioso un uomo di una pecora! Perciò è lecito fare del bene in giorno di sabato». Allora disse all'uomo: «Stendi la tua mano». Egli la stese, e tornò sana come l'altra. Usciti, i farisei tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo.

      Gesù, quando venne a sapere la cosa, si allontanò di là. Molti gli andarono dietro ed egli li guarì tutti; ma comandò loro di non diffondere la sua fama. Ciò affinché si adempisse quanto fu annunciato dal profeta Isaia che dice:

      Ecco il mio servo che io ho scelto,

      il mio diletto,

      nel quale si compiace l'anima mia.

      Porrò il mio spirito su di lui

      e il diritto annunzierà alle genti.

      Non altercherà, né griderà;

      né udrà alcuno la sua voce nelle piazze.

      Una canna spezzata non la frantumerà;

      e un lucignolo fumigante non lo spegnerà,

      finché non porti il diritto a vittoria;

      e nel suo nome le genti spereranno.

      Allora gli fu presentato un indemoniato che era cieco e muto ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. Tutta la folla, presa d'ammirazione, diceva: «Che non sia questi il Figlio di Davide?». Ma i farisei, saputolo, dissero: «Egli non scaccia i demòni se non in virtù di Beelzebùl, capo dei demòni».

      Conoscendo i loro pensieri Gesù disse loro: «Ogni regno in sé diviso va in rovina. Ogni città o casa in sé divisa non potrà reggere. E se Satana scaccia Satana, vuol dire che è diviso in se stesso; come dunque potrà stare in piedi il suo regno? E se io scaccio i demòni in virtù di Beelzebùl, in virtù di chi li scacciano i vostri figli? Per questo essi saranno vostri giudici. Ma se io scaccio i demòni in virtù dello Spirito di Dio, vuol dire che realmente è giunto a voi il regno di Dio.

      E come può uno entrare nella casa di colui che è forte e portar via i suoi beni, se prima non l'avrà legato? Allora soltanto potrà saccheggiarne la casa.

      Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde».

      «Per questo vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà rimessa agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà rimessa. Se uno dice una parola contro il Figlio dell'uomo, gli sarà perdonata. Ma se la dice contro lo Spirito Santo, non vi sarà perdono per lui né in questo secolo né in quello futuro».

      «O ammettete che l'albero sia buono e allora il frutto sarà buono, oppure ammettete che l'albero sia cattivo e allora il frutto sarà cattivo. Dal frutto infatti si conosce l'albero.

      Razza di vipere! Come potete dire cose buone voi che siete cattivi? Dalla pienezza del cuore parla la bocca. L'uomo buono da uno scrigno buono trae fuori cose buone, e così l'uomo cattivo da uno scrigno cattivo trae fuori cose cattive.

      Io vi dico che di ogni parola detta fuori posto dovranno render conto gli uomini nel giorno del giudizio. Poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».

      Allora si rivolsero a lui alcuni scribi e farisei dicendo: «Maestro, vorremmo vedere da te un segno». Egli rispose loro: «Generazione cattiva e spergiura! Va in cerca di un segno! Ma non le sarà dato altro segno che quello di Giona profeta. Infatti, come Giona rimase nel ventre del pesce per tre giorni e tre notti, così il Figlio dell'uomo rimarrà nel cuore della terra per tre giorni e tre notti.

      Gli uomini di Ninive insorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno; poiché si convertirono alla predicazione di Giona; eppure c'è qui qualcosa di più di Giona.

      La regina del sud sorgerà nel giudizio con questa generazione e la condannerà; poiché venne dall'estremità della terra ad ascoltare la sapienza di Salomone; eppure c'è qui qualcosa di più di Salomone».

      «Quando uno spirito immondo esce dall'uomo, erra per luoghi deserti in cerca di riposo e non ne trova. Allora dice: "Ritornerò nella mia dimora, da dove sono uscito". Va e la trova vuota, spazzata e ben pulita. Allora corre a prendere sette spiriti peggiori di sé e vanno a stabilirsi lì. Così quest'ultima situazione di quell'uomo diventa peggiore della prima. Proprio così avverrà a questa generazione cattiva».

      Mentre ancora parlava alle folle, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e chiedevano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e chiedono di parlarti». Ma egli rispose: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Quindi stese la mano verso i suoi discepoli e disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli; chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi mi è fratello, sorella e madre».


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    • Capitolo 13
    • {1}13

      In quel giorno Gesù, uscito di casa, se ne stava seduto sulla riva del mare. Poiché era accorsa a lui una gran folla, salì sopra una barca e là rimase seduto, mentre tutta la folla stava sulla riva. Allora parlò loro a lungo in parabole.

      Disse: «Uscì un seminatore per seminare; nel gettare il seme, parte di esso cadde lungo la via; vennero gli uccelli e se lo mangiarono. Parte cadde in un suolo roccioso, dove non c'era molta terra; e così per mancanza di terreno profondo nacque subito; ma al sorgere del sole rimase bruciato e, non avendo radici, seccò. Parte cadde fra le spine; ma queste, crescendo, lo soffocarono. Infine, una parte cadde su terreno buono, tanto da dar frutto dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi, intenda!».

      Gli si accostarono i discepoli e gli dissero: «Perché parli ad essi in parabole?». Egli rispose loro: «Perché, mentre a voi è dato di comprendere i misteri del regno dei cieli, a loro invece no. Infatti a chi ha verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha verrà tolto anche quello che ha.

      Per questo parlo loro in parabole, perché vedendo non vedono; udendo non odono né comprendono. Così si avvera per loro la profezia di Isaia che dice:

      Ascolterete, ma non comprenderete;

      guarderete, ma non vedrete.

      S'è indurito infatti il cuore di questo popolo:

      sono diventati duri di orecchi;

      e hanno serrato gli occhi

      in modo da non vedere con gli occhi,

      non sentire con le orecchie,

      non comprendere con il cuore e convertirsi,

      e allora li avrei guariti.

      Beati invece i vostri occhi che vedono, le vostre orecchie che odono. Poiché in verità vi dico: molti profeti e giusti desiderarono vedere ciò che voi vedete e non videro, udire ciò che voi udite e non udirono!».

      «Voi dunque intendete la parabola del seminatore. Se uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo vuol dire il seme caduto lungo la via.

      Quello caduto sul terreno roccioso è chi ascolta la parola e subito l'accoglie con gioia; ma non ha in sé radici, è incostante; al sopraggiungere di una tribolazione o di una persecuzione a causa della parola, subito soccombe.

      Quello caduto fra le spine è colui che ascolta la parola, ma, poiché le preoccupazioni di questo mondo e l'attaccamento alle ricchezze soffocano la parola, rimane senza frutto.

      Quello invece che è caduto sul terreno buono è colui che ascolta la parola e la comprende; costui porta frutto e rende dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta».

      Un'altra parabola propose loro: «Il regno dei cieli è paragonato a un uomo che seminò buon seme nel suo campo. Mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico, seminò fra il grano la zizzania e se ne andò. Quando poi crebbe il frumento e portò frutto, allora apparve anche la zizzania.

      I servi andarono dal padrone e gli dissero: "Signore, non hai forse seminato buon seme nel tuo campo? Come mai c'è della zizzania?". Egli rispose: "Il nemico ha fatto questo".

      I servi gli dicono: "Vuoi che andiamo ad estirparla?". Ed egli: "No, perché c'è pericolo che estirpando la zizzania sradichiate insieme ad essa anche il grano. Lasciate che crescano entrambi fino al raccolto; al tempo del raccolto dirò ai mietitori: Radunate prima la zizzania e legatela in fasci perché sia bruciata; poi raccogliete il grano per il mio granaio"».

      Un'altra parabola propose loro dicendo: «Il regno dei cieli è simile ad un chicco di senapa che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto è il più grande degli ortaggi; può diventare anche un albero e così gli uccelli dell'aria possono venire a nidificare fra i suoi rami».

      Un'altra parabola disse loro: «E' simile il regno dei cieli a un po' di lievito che una donna prende e mescola in tre misure di farina, finché tutta la massa sia fermentata».

      Tutte queste cose disse Gesù alle folle in parabole e parlava loro solo in parabole, affinché si adempisse quanto fu annunciato dal profeta che dice:

      Aprirò in parabole la mia bocca;

      svelerò cose nascoste

      fin dall'origine del mondo.

      Allora, lasciata la folla, entrò in casa e i suoi discepoli gli si accostarono dicendo: «Spiegaci la parabola della zizzania del campo».

      Egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo; il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del regno; la zizzania invece i figli del male; il nemico che la seminò è il diavolo; la mietitura è la fine del mondo; i mietitori infine sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo: il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli a radunare dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori d'iniquità, perché li gettino nella fornace ardente. Là sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!».

      «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo: un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo; poi, pieno di gioia, va, vende tutto quello che ha e compra quel campo.

      Ancora: il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di belle perle. Trovata una perla di gran valore, va, vende tutto quello che ha e la compra.

      Ancora: il regno dei cieli è simile a una rete gettata in mare, la quale ha raccolto ogni genere di pesci. Una volta piena, i pescatori la traggono a riva e, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nelle sporte e buttano via quelli cattivi. Così avverrà alla fine del mondo: verranno gli angeli e separeranno i malvagi dai giusti e li getteranno nella fornace ardente. Là sarà pianto e stridore di denti».

      «Avete capito tutto questo?». Rispondono: «Sì». Egli disse loro: «Per questo ogni scriba istruito nel regno dei cieli è simile a un padre di famiglia che trae fuori dal suo scrigno cose nuove e antiche». Quando Gesù ebbe terminato queste parabole, se ne andò di là.

      Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, in maniera che essi rimanevano stupiti e dicevano: «Donde viene a costui questa sapienza e questi prodigi? Non è forse il figlio del fabbro? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove vengono dunque a costui tutte queste cose?». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Nessun profeta è senza onore, se non nella sua patria e nella sua casa».

      Così non poté compiere là molti prodigi a causa della loro incredulità.


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    • Capitolo 14
    • {1}14

      In quel tempo giunse la fama di Gesù alle orecchie del tetrarca Erode, il quale disse ai suoi cortigiani: «Questi è Giovanni il Battista che è risorto da morte; infatti i suoi poteri taumaturgici operano in lui».

      Ora Erode, dopo aver preso e messo in catene Giovanni, l'aveva gettato in carcere a causa di Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo. Diceva infatti Giovanni: «Non ti è lecito tenerla!». Pur volendo metterlo a morte, era trattenuto dal timore del popolo che lo teneva per profeta.

      Una volta, in occasione del compleanno di Erode, la figlia di Erodiade danzò in pubblico e piacque tanto ad Erode, che con giuramento promise di darle qualunque cosa gli avesse chiesto. Ella perciò, istigata da sua madre, chiese: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».

      Il re ne fu contristato; ma a causa del giuramento e per riguardo ai commensali ordinò che fosse accolta la sua richiesta e mandò ad uccidere Giovanni nel carcere. La sua testa fu portata su un vassoio e consegnata alla fanciulla e questa la porse a sua madre.

      I discepoli di lui vennero a prendere il corpo e gli diedero sepoltura; poi andarono a riferire la cosa a Gesù.

      Quando Gesù venne a saperlo, partì di là in barca per appartarsi in un luogo deserto. Saputolo, le folle dalle città si misero a seguirlo a piedi, sicché, quando egli giunse, trovò molta gente; allora fu preso da compassione verso di loro e guarì i loro infermi.

      Fattasi sera, i discepoli si fecero avanti a dirgli: «Il luogo è deserto e l'ora è già passata. Rimanda le folle affinché vadano nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù rispose: «Non è necessario che se ne vadano; date voi a loro da mangiare». Essi risposero: «Non abbiamo qui se non cinque pani e due pesci». Ed egli disse: «Portateli qui a me».

      Egli ordinò alla folla di adagiarsi sull'erba. Poi prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, recitò la preghiera di benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e questi alla folla. Tutti mangiarono a sazietà; degli avanzi portarono via dodici sporte piene. Or quelli che mangiarono erano circa cinquemila uomini, senza contare donne e bambini.

      Subito dopo ordinò ai discepoli di salire in fretta sulla barca e precederlo sull'altra riva, mentre egli avrebbe congedato le folle. Quando ebbe congedato le folle, salì sul monte, in disparte, per pregare. Fattasi notte, era là solo, mentre la barca si trovava lontano da terra molti stadi, sbattuta dai flutti; c'era infatti vento contrario.

      Alla quarta vigilia della notte venne Gesù verso di loro camminando sul mare. I discepoli, vedendolo camminare sul mare, furono presi da spavento, pensando che si trattasse di un fantasma, e per paura si misero a gridare.

      Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Fatevi animo, sono io; non temete!». Allora Pietro lo pregò dicendo: «Signore, se sei tu, comanda che anch'io venga da te sull'acqua». Ed egli: «Vieni!».

      Allora Pietro scese dalla barca e si mise a camminare sull'acqua andando verso Gesù. Ma vedendo che il vento soffiava forte, fu preso dalla paura e, poiché cominciava ad andar giù, gridò dicendo: «Signore, salvami!». Subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

      Saliti in barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti esclamando: «Veramente sei Figlio di Dio!».

      Compiuta la traversata, approdarono a Genèsaret. Gli abitanti del luogo, riconosciutolo, diffusero la notizia per tutta quella regione; e così portarono ogni sorta di infermi e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo della sua veste; e quanti riuscirono a toccarlo, furono guariti.


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    • Capitolo 15
    • {1}15

      Allora si rivolsero a Gesù alcuni farisei e scribi venuti da Gerusalemme e gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli anziani? Infatti non si lavano le mani quando prendono il cibo».

      Egli rispose loro: «E voi, perché trasgredite il precetto divino in nome della vostra tradizione? Dio infatti ha detto: Onora il padre e la madre; e inoltre: Chi disprezza il padre o la madre sia messo a morte. Voi invece dite: Se uno dice al padre o alla madre: "Ciò con cui ti avrei dovuto aiutare è offerto a Dio!", non è tenuto ad onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti, bene profetò di voi Isaia, quando dice:

      Questo popolo mi onora con le labbra

      ma il suo cuore è lontano da me;

      è vano il culto che essi mi rendono,

      impartendo insegnamenti

      che sono precetti di uomini».

      Poi, chiamata a sé la folla, disse: «Ascoltate e intendete. Non ciò che entra nella bocca contamina l'uomo, ma quello che ne esce, questo contamina l'uomo».

      Allora si avvicinano i discepoli e gli dicono: «Sai che i farisei, a sentire il tuo discorso, si sono scandalizzati?». Ed egli: «Tutto ciò che non piantò il Padre mio celeste, sarà sradicato. Lasciateli andare: sono ciechi, guide di ciechi. Se un cieco fa da guida a un cieco, tutti e due cadranno nella fossa».

      Allora Pietro prese la parola e disse: «Spiegaci questa parabola». Ed egli: «Allora anche voi siete senza intelligenza? Non capite che tutto quello che entra nella bocca va nel ventre e poi viene espulso nella fogna? Le cose invece che escono dalla bocca provengono dal cuore e sono esse che contaminano l'uomo. Dal cuore infatti provengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, bestemmie. Queste sono le cose che contaminano l'uomo. Mangiare senza essersi lavate le mani non contamina l'uomo».

      Partito di là, Gesù si ritirò nelle regioni di Tiro e Sidone. Ed ecco: una donna cananea, originaria di quei paesi, gridava: «Abbi pietà di me, Signore, Figlio di Davide; mia figlia è duramente vessata dal demonio!».

      Ma egli non le rispose neppure una parola. Avvicinatisi i discepoli, lo pregavano: «Esaudiscila, perché sta gridando dietro a noi». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore disperse della casa d'Israele». Ma essa venne a prostrarsi davanti a lui e disse: «Signore, soccorrimi!». Ed egli: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma ella disse: «Sì, Signore; ma anche i cagnolini si nutrono delle briciole che cadono dalla mensa dei padroni».

      Allora Gesù rispose: «O donna, grande è la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi». Da quel momento sua figlia fu guarita.

      Poi, partito di là, Gesù venne presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò lì. Gli si avvicinarono molte folle che avevano con sé zoppi, storpi, ciechi, muti e molti altri infermi e li deposero ai suoi piedi. Egli li guarì, tanto che le folle, al vedere muti che parlavano, storpi guariti, zoppi che camminavano e ciechi che vedevano, rimasero stupite e glorificarono il Dio d'Israele.

      Poi Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «Ho pietà della folla, perché sono tre giorni che stanno con me e non hanno di che rifocillarsi. Non voglio rimandarli digiuni, perché potrebbero venir meno per la via». Gli dicono i discepoli: «Dove potremo procurarci in un deserto tanto pane da sfamare una folla così grande?». Gesù a loro: «Quanti pani avete?». Risposero: «Sette, con pochi pesciolini».

      Allora ordinò alla folla di adagiarsi per terra; prese quindi i sette pani con i pesci e, dopo aver reso grazie, li spezzò e li diede ai discepoli e questi alla folla. Mangiarono tutti a sazietà. Degli avanzi portarono via sette sporte piene. Quelli che mangiarono erano quattromila uomini, senza contare donne e bambini. Dopo, congedata la folla, salì in barca e si recò nella regione di Magadàn.


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    • Capitolo 16
    • {1}16

      Gli si avvicinarono i farisei e i sadducei per metterlo alla prova, e chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. Egli rispose: «Quando viene la sera dite: "Sarà bel tempo, poiché il cielo rosseggia"; e la mattina: "Oggi ci sarà burrasca, poiché il cielo è rosso cupo". Sapete, sì, giudicare l'aspetto del cielo, ma non sapete discernere i segni dei tempi. Generazione malvagia e spergiura! Chiede un segno; ebbene, le sarà dato, ma solo quello di Giona». E, lasciatili, se ne andò.

      I discepoli, giunti all'altra riva, si accorsero di non aver preso il pane. Gesù disse loro: «Badate di tenervi lontano dal lievito dei farisei e dei sadducei». Essi discutevano fra loro dicendo: «Già, non abbiamo preso il pane».

      Saputolo, Gesù disse: «Perché discutete fra voi, uomini di poca fede, per non aver preso il pane? Non capite ancora? Vi siete dimenticati dei cinque pani che bastarono per i cinquemila uomini e delle sporte che raccoglieste? E dei sette pani con cui si sfamarono i quattromila e degli avanzi che raccoglieste? Come non capite che non per i pani vi ho detto: tenetevi lontano dal lievito dei farisei e dei sadducei?».

      Allora capirono che non intendeva parlare del lievito con cui si fa il pane, ma della dottrina dei farisei e dei sadducei.

      Giunto poi Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, si mise ad interrogare i suoi discepoli: «Chi dice la gente che sia il Figlio dell'uomo?».

      Essi risposero: «Chi dice che sia Giovanni il Battista, chi Elia, chi Geremia o uno dei profeti». Dice loro: «Ma voi chi dite che io sia?».

      Prese la parola Simon Pietro e disse: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

      Rispose Gesù: «Beato sei tu, Simone figlio di Giona, poiché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. Io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. Ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra resterà legato nei cieli e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra resterà sciolto nei cieli».

      Poi comandò ai discepoli di non dire a nessuno che egli era il Cristo.

      Da allora Gesù cominciò a dire chiaramente ai suoi discepoli che egli doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, sommi sacerdoti e scribi; inoltre che doveva essere messo a morte, ma che al terzo giorno sarebbe risorto.

      Allora Pietro lo prese in disparte e cercava di dissuaderlo dicendo: «Dio te ne guardi, Signore! Questo non ti accadrà mai». Ma egli, rivoltosi a Pietro, disse: «Va' via da me, satana! Tu mi sei di inciampo, poiché i tuoi sentimenti non sono quelli di Dio, ma quelli degli uomini».

      Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Poiché chi vuol salvare la propria vita la perderà; chi invece perderà la propria vita a causa mia, la troverà.

      Infatti, che giovamento avrà l'uomo se, avendo conquistato tutto il mondo, è danneggiato poi nella sua vita? Oppure, che cosa potrà dare l'uomo quale prezzo della sua vita?

      Infatti il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo insieme con i suoi angeli e allora darà a ciascuno secondo la sua condotta. In verità vi dico: fra voi qui presenti ci sono alcuni che non gusteranno la morte finché non avranno visto il Figlio dell'uomo venire con il suo regno».


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    • Capitolo 17
    • {1}17

      Sei giorni dopo Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li condusse in disparte, su un alto monte.

      E apparve trasfigurato davanti a loro: la sua faccia diventò splendida come il sole e le vesti candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia in atto di conversare con lui. Allora Pietro prese la parola e disse: «Signore, è bello per noi stare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e un'altra per Elia».

      Mentre egli stava ancora parlando, una nube splendente li avvolse. E dalla nube si udì una voce che diceva: «Questi è il mio Figlio diletto nel quale ho posto la mia compiacenza: ascoltatelo».

      All'udir ciò, i discepoli caddero faccia a terra, presi da grande spavento. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi; non temete!». Essi, alzati gli occhi, non videro nessun altro all'infuori di Gesù. Ora, mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non fate parola con nessuno della visione, finché il Figlio dell'uomo non sarà risorto da morte».

      Allora i suoi discepoli lo interrogarono dicendo: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».

      Egli rispose: «Elia, sì, deve venire e restaurerà ogni cosa. Ma io vi dico che Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi l'hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro».

      Allora i discepoli capirono che egli intendeva parlare di Giovanni il Battista.

      Quando furono tornati presso la folla, si avvicinò a lui un uomo che, gettatosi in ginocchio davanti a lui, disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio che è epilettico e soffre; molte volte infatti cade nel fuoco, altre volte anche nell'acqua. L'ho portato ai tuoi discepoli, ma essi non sono stati capaci di guarirlo».

      Rispose Gesù: «Generazione incredula e perversa, fino a quando dovrò restare con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemi qui il fanciullo». Allora Gesù con parole minacciose comandò al demonio di uscire da lui; da quell'istante il fanciullo fu guarito.

      Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù in disparte e gli domandarono: «Perché noi non siamo stati capaci di scacciarlo?». Egli rispose: «A causa della vostra poca fede, poiché in verità vi dico: se avrete fede anche quanto un chicco di senapa e direte a questo monte: "Spòstati da qui a lì", esso si sposterà; nulla sarà a voi impossibile. Ma questa genìa non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno]».

      Mentre si aggiravano per la Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini che lo metteranno a morte; ma il terzo giorno risorgerà». Essi furono presi da grande afflizione.

      Venuti a Cafarnao, quelli che riscuotevano il didramma si rivolsero a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga il didramma?». Ed egli: «Sì».

      Quando tornò, Gesù lo prevenne dicendo: «Che te ne pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono tasse e tributi, dai loro figli oppure dagli estranei?». Ed egli: «Dagli estranei». Allora Gesù disse: «Perciò i figli ne sono esenti. Ma per non scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il pesce che per primo abboccherà; aprigli la bocca e vi troverai uno statere. Lo prenderai e lo darai loro per me e per te».


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    • Capitolo 18
    • {1}18

      In quel tempo si avvicinarono a Gesù i discepoli per dirgli: «Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli?». Egli, chiamato a sé un fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli. Chi dunque si farà piccolo come questo fanciullo, questi sarà il più grande nel regno dei cieli. Se uno accoglie un solo fanciullo come questo nel mio nome, accoglie me».

      «Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare.

      Guai al mondo per gli scandali! Infatti, se è inevitabile che avvengano scandali, guai però a quell'uomo per mezzo del quale avviene lo scandalo.

      Se la tua mano o il tuo piede ti è di scandalo, taglialo e gettalo via da te. E' meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è di scandalo, càvalo e gèttalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un solo occhio, che essere gettato con due occhi nella Geenna del fuoco.

      Guardatevi dal disprezzare uno di questi piccoli, poiché vi dico che i loro angeli nei cieli contemplano continuamente il volto del Padre mio che è nei cieli».

      [«Infatti, il Figlio dell'uomo è venuto a trarre in salvo ciò che era perito.]

      Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di esse si smarrisce, non lascia le novantanove sui monti e va in cerca di quella smarrita? E se gli capita di trovarla, in verità vi dico: si rallegrerà per essa più che delle altre novantanove che non si erano smarrite.

      Proprio questo è il volere del Padre vostro che è nei cieli: che neanche uno di questi piccoli si perda».

      «Se il tuo fratello pecca, va', riprendilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai riacquistato il tuo fratello. Se invece non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, affinché sulla bocca di due o tre testimoni si stabilisca ogni cosa. Se non ascolterà neppure loro, deferiscilo alla chiesa e se neppure alla chiesa darà ascolto, sia egli per te come il pagano e il pubblicano.

      In verità vi dico: tutto ciò che avrete legato sulla terra resterà legato nel cielo; e tutto ciò che avrete sciolto sulla terra resterà sciolto nel cielo».

      «Ancora: in verità vi dico che, se due di voi sulla terra saranno d'accordo su qualche cosa da chiedere, qualunque essa sia, sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Infatti, dove sono riuniti due o tre nel mio nome, ivi sono io, in mezzo a loro».

      Allora Pietro si fece avanti e gli domandò: «Signore, quante volte, se il mio fratello peccherà contro di me, dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette».

      «Per questo il regno dei cieli è paragonato a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Iniziando dunque a chiedere i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti. Poiché costui non poteva pagare, il padrone comandò che fossero venduti lui, la moglie, i figli e quanto possedeva e saldasse così il conto. Allora quel servo, con la faccia per terra, lo supplicava dicendo: "Signore, sii benevolo con me e ti soddisferò in tutto". Il padrone fu mosso a pietà di quel servo, lo lasciò libero e gli condonò il debito.

      Ora, appena uscito, lo stesso servo s'imbatté in uno dei suoi compagni il quale gli doveva cento denari. Lo afferrò e, quasi strozzandolo, diceva: "Rendimi quanto mi devi". Bocconi a terra, questi lo implorava dicendo: "Sii benevolo con me e ti soddisferò". Egli non acconsentì, ma andò a farlo gettare in prigione finché non gli avesse pagato il debito.

      Venuti a conoscenza dell'accaduto, gli altri servi se ne rattristarono grandemente e andarono a riferire ogni cosa al loro padrone. Allora il padrone, chiamatolo a sé, gli dice: "Servo malvagio, ti ho condonato tutto quel debito perché mi avevi supplicato; non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, come io ho avuto pietà di te?". Preso perciò dall'ira, il padrone lo consegnò agli sbirri, finché non gli avesse restituito tutto ciò che gli doveva.

      Proprio così il Padre mio celeste tratterà voi, qualora non rimettiate di cuore ciascuno al proprio fratello».


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    • Capitolo 19
    • {1}19

      Quando Gesù terminò questi discorsi, partì dalla Galilea e si incamminò verso il territorio della Giudea al di là del Giordano; lo seguirono folle numerose e lì operò guarigioni.

      Si avvicinarono a lui alcuni farisei per metterlo alla prova e gli domandarono: «E' lecito ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».

      Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore fin da principiomaschio e femmina li fece,e disse: "Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla propria moglie e così i due diventeranno una sola carne"? In modo che non sono più due, ma una sola carne. Perciò, quello che Dio ha congiunto l'uomo non separi».

      Gli dissero: «Perché dunque Mosè comandò di dare il libello del ripudio e così rimandarla?».

      Rispose loro: «Mosè per la vostra durezza di cuore concesse a voi di ripudiare le vostre mogli; ma all'inizio non è stato così. Ora io vi dico: chi ripudia la propria moglie, se non per impudicizia, e sposa un'altra, commette adulterio».

      Gli dicono i discepoli: «Se tale è la condizione dell'uomo rispetto alla moglie, non conviene sposarsi».

      Egli disse loro: «Non tutti comprendono questo discorso, ma soltanto coloro ai quali è dato. Vi sono infatti eunuchi che nacquero così dal seno della madre, e vi sono eunuchi i quali furono resi tali dagli uomini, e vi sono eunuchi che si resero tali da sé per il regno dei cieli. Chi può comprendere, comprenda».

      Allora furono presentati a lui dei bambini affinché pregasse imponendo su di loro le mani; i discepoli però li sgridavano; ma Gesù disse: «Lasciate stare, non impedite che i bambini vengano a me; di tali, infatti, è il regno dei cieli». E, imposte le mani su di loro, partì di là.

      Ed ecco, un tale gli si avvicinò e disse: «Maestro, che cosa debbo fare di bene per acquistare la vita eterna?». Egli a lui: «Perché mi interroghi sul buono? Uno solo è il buono. Se però vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti».

      Gli dice: «Quali?». Gesù rispose: «Sono: Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non dirai falsa testimonianza; onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso».

      Gli dice il giovane: «Tutte queste cose le ho osservate: che cosa ancora mi manca?». Gesù a lui: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo: poi vieni e seguimi». All'udir ciò, il giovane se ne andò afflitto, poiché aveva molte ricchezze.

      Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli; ancora vi dico: è più facile che un cammello entri per la cruna di un ago, che un ricco nel regno di Dio». All'udir ciò, i discepoli rimasero sbigottiti e domandarono: «Chi dunque riuscirà a salvarsi?». Fissando su di loro lo sguardo, Gesù rispose: «Presso gli uomini ciò non è possibile, ma tutto è possibile presso Dio».

      Allora Pietro prese la parola e gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito: che cosa dunque avremo?». Gesù rispose loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella rigenerazione, quando il Figlio dell'uomo sederà sul suo trono di gloria, sederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. E chiunque ha lasciato case o fratelli o sorelle o padre o madre o moglie o figli o campi per il mio nome, riceverà il centuplo ed erediterà la vita eterna».

      «Molti primi saranno ultimi e molti ultimi saranno primi.


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    • Capitolo 20
    • {1}20

      Infatti, il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale uscì di buon mattino ad ingaggiare operai per la sua vigna. Essendosi accordato con gli operai per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

      Uscito verso l'ora terza, trovò altri che stavano nella piazza inoperosi; disse loro: "Andate anche voi nella mia vigna e vi darò la giusta ricompensa". Essi andarono. Di nuovo uscì verso l'ora sesta e l'ora nona e fece altrettanto. Uscì anche verso l'ora undecima e trovò altri che stavano là; dice loro: "Perché state qui tutto il giorno inoperosi?". Gli rispondono: "Perché nessuno ci ha ingaggiati". Dice loro: "Andate anche voi nella vigna".

      Venuta la sera, il padrone della vigna dice al suo fattore: "Chiama gli operai e da' loro la mercede cominciando dagli ultimi fino ai primi".

      Vennero quelli dell'undecima ora e ricevettero un denaro ciascuno. Quando giunsero i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più, ma ricevettero anch'essi un denaro ciascuno. Nel prenderlo mormoravano contro il padre di famiglia dicendo: "Questi ultimi hanno lavorato per un'ora sola e tu li hai equiparati a noi che abbiamo sopportato il peso e il caldo della giornata".

      Egli rispose ad uno di loro: "Amico, non sono ingiusto con te: non hai fatto il patto con me per un denaro? Prendi ciò che è tuo e vattene. Voglio dare a quest'ultimo proprio quanto ho dato a te; che forse non mi è lecito disporre dei miei beni come voglio? O non sarà il tuo occhio che si fa cattivo dal momento che io sono buono?".

      In questa maniera gli ultimi saranno primi e i primi saranno ultimi».

      Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese i Dodici in disparte e, cammin facendo, disse loro: «Ecco, saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai gentili, perché sia schernito, flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risorgerà».

      Si avvicinò a lui la madre dei figli di Zebedeo insieme con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa; egli le domandò: «Che cosa vuoi?». Ed ella a lui: «Ordina che questi due miei figli siedano uno alla destra e l'altro alla tua sinistra nel tuo regno».

      Gesù rispose: «Non sapete quello che chiedete; potete bere il calice che io sto per bere?». Gli rispondono: «Lo possiamo». Dice loro: «Il mio calice, sì, lo berrete; ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo, ma è riservato a coloro ai quali è stato assegnato dal Padre mio».

      All'udir ciò gli altri dieci s'indignarono contro i due fratelli; Gesù, chiamatili a sé, disse: «Voi sapete che i capi delle nazioni esercitano la loro signoria su di esse, e i grandi sono quelli che fanno sentire su di esse la loro potenza. Non sarà così fra voi; ma chi fra voi vuol diventare grande sarà vostro servo, e chi fra voi vorrà essere al primo posto si farà vostro schiavo, come il Figlio dell'uomo che non è venuto ad essere servito, ma a servire e dare la propria vita in riscatto di molti».

      Mentre essi uscivano da Gerico, gli andò dietro molta gente. Ed ecco, due ciechi stavano seduti lungo la via; saputo che passava Gesù, si misero a gridare: «Signore, abbi pietà di noi, Figlio di Davide!». La folla cominciò a sgridarli perché tacessero; ma essi gridavano ancora più forte: «Signore, abbi pietà di noi, Figlio di Davide!».

      Gesù, fermatosi, li chiamò e disse: «Cosa volete che io vi faccia?». Gli risposero: «Signore, che si aprano i nostri occhi!». Mosso a pietà, Gesù toccò i loro occhi e subito ricuperarono la vista e si misero a seguirlo.


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    • Capitolo 21
    • {1}21

      Quando, arrivati nelle vicinanze di Gerusalemme, giunsero in vista di Bètfage, alle falde del monte Oliveto, Gesù mandò due discepoli dicendo loro: «Andate nel villaggio che si trova davanti a voi, e subito troverete un'asina legata, con il suo puledro. Scioglietela e portatela a me. Se qualcuno vi dice qualcosa, rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, ma subito li rimanderà".

      Questo è accaduto affinché si adempisse quanto fu annunciato dal profeta che dice:

      Dite alla figlia di Sion:

      Ecco, il tuo re viene a te

      mite, seduto su un'asina

      e su un puledro, figlio di bestia da soma.

      I discepoli andarono e fecero come aveva ordinato loro Gesù. Condussero quindi l'asina con il puledro, su cui posero le vesti ed egli vi si pose a sedere.

      Ora, la folla, numerosissima, stese le proprie vesti sulla strada; altri tagliavano rami dagli alberi e li spargevano lungo la via. La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro gridavano:

      «Osanna al Figlio di Davide!

      Benedetto colui che viene

      nel nome del Signore!

      Osanna nel più alto dei cieli!».

      Quando egli entrò in Gerusalemme, si sconvolse tutta la città e ci si chiedeva: «Chi è costui?». Le folle rispondevano: «E' il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».

      Entrato nel tempio, egli si mise a scacciare quanti in esso vendevano e compravano, rovesciando i banchi dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto:

      La mia casa sarà chiamata

      casa di preghiera;

      voi, invece, ne fate

      una spelonca di ladroni».

      Vennero a lui nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì tutti.

      Quando i sommi sacerdoti e gli scribi videro i prodigi ch'egli aveva compiuto e i fanciulli che gridavano nel tempio: «Osanna al Figlio di Davide!», furono presi dall'ira e dissero a Gesù: «Senti quello che dicono costoro?». E Gesù a loro: «Sì; non avete mai letto:

      Dalla bocca di bimbi e di lattanti

      ti sei procurata una lode?».

      E lasciatili, se ne andò fuori della città, a Betania, e là trascorse la notte.

      Recandosi la mattina in città, ebbe fame. Vista sulla via una pianta di fico, si avvicinò ad essa; ma non vi trovò che foglie; allora, rivolto ad essa, disse: «Non avvenga più che tu porti frutto, in eterno!». E all'istante il fico seccò. A tal vista i discepoli furono presi da meraviglia ed esclamarono: «Come mai il fico si è seccato all'istante?».

      Gesù rispose: «In verità vi dico: se avrete fede senza esitare, non soltanto potrete fare quello che è accaduto al fico, ma se direte a questo monte: "Lévati e gèttati nel mare", questo accadrà; e tutto quello che chiederete con fede nella preghiera l'otterrete».

      Entrato nel tempio, mentre insegnava, gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli domandarono: «In virtù di quale potestà fai tu queste cose? Chi ti ha dato questo potere?».

      Gesù rispose loro: «Voglio farvi anch'io una domanda; se voi risponderete ad essa, anch'io vi dirò in virtù di quale potestà faccio queste cose. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi riflettevano dicendo fra sé: «Se diciamo: "Dal cielo", ci dirà: "Perché dunque, non gli avete creduto?"; se diciamo: "Dagli uomini", c'è d'aver paura della folla, perché tutti ritengono Giovanni un profeta». Allora risposero a Gesù: «Non lo sappiamo». Anch'egli disse loro: «Neppure io vi dico in virtù di quale potestà faccio queste cose».

      «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo gli disse: "Figlio, va' oggi a lavorare nella vigna". Questi rispose: "Vado, signore!". Ma non andò. Si rivolse quindi al secondo e gli disse la stessa cosa. Questi rispose: "Non ci vado!". Ma poi, pentitosi, andò. Chi dei due fece la volontà del padre?». Rispondono: «L'ultimo».

      E Gesù a loro: «In verità vi dico: i pubblicani e le meretrici vi passano avanti nel regno di Dio. Infatti è venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani invece e le meretrici gli hanno creduto. Voi, pur vedendo, neppure dopo vi siete piegati a credere in lui».

      «Ascoltate un'altra parabola. C'era una volta un padrone di casa che piantò una vigna, la circondò d'una siepe, vi scavò un pressoio, vi costruì una torre e, affidatala ai coloni, partì.

      Quando fu vicino il tempo dei frutti, inviò i suoi servi dai coloni per prendere la sua parte di proventi. Ma i coloni presero i servi e alcuni ne percossero, altri ne uccisero, altri ne lapidarono.

      Il padrone mandò ancora altri servi più numerosi dei primi; ma quelli li trattarono allo stesso modo. Alla fine mandò il proprio figlio, pensando che avrebbero avuto riguardo di suo figlio. Ma i coloni, vedendolo, dissero fra sé: "E' l'erede. Orsù, uccidiamolo; così avremo la sua eredità". Lo presero dunque e, portatolo fuori della vigna, lo uccisero.

      Quando verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei coloni?». Gli dicono: «Farà morire senza pietà quei malvagi e darà la vigna ad altri coloni, i quali gli renderanno i frutti a suo tempo».

      Dice loro Gesù: «Non avete mai letto nelle Scritture:

      La pietra che rigettarono i costruttori

      è diventata pietra d'angolo;

      è una cosa fatta dal Signore

      ed è mirabile ai nostri occhi?

      Perciò vi dico: sarà tolto a voi il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare; (Se uno cadrà su questa pietra, perirà; se essa cadrà su qualcuno, lo stritolerà)».

      I sommi sacerdoti e i farisei, udendo le sue parabole, capirono che parlava di loro. Cercavano perciò di impadronirsi di lui; ma avevano paura della folla, che lo riteneva un profeta.


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    • Capitolo 22
    • {1}22

      Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «E' simile il regno dei cieli a un re il quale fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare coloro che erano stati invitati alle nozze; ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi dicendo: "Dite agli invitati: ecco, ho preparato il mio pranzo: i miei buoi e gli animali ingrassati sono già stati macellati e tutto è pronto; venite alle nozze". Ma essi, noncuranti, andarono chi ai propri campi, chi ai propri affari. Altri poi, presi i servi, li maltrattarono e li uccisero. Il re, adiratosi, inviò i suoi eserciti ad annientare quegli omicidi e a incendiarne la città.

      Dice quindi ai servi: "Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle vie e chiamate alle nozze tutti quelli che troverete". Andarono quei servi per le vie e radunarono tutti quelli che trovarono, buoni e cattivi; e così la sala si riempì di commensali.

      Entrato il re a vedere i commensali, trovò là un uomo che non indossava la veste nuziale. Gli dice: "Amico, come mai sei entrato qui senza la veste nuziale?". Egli ammutolì. Allora il re disse ai suoi servitori: "Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre esteriori: là sarà pianto e stridore di denti".

      Infatti molti sono chiamati, ma pochi eletti».

      Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque a lui i propri discepoli, insieme agli erodiani, per dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e che insegni la via di Dio con verità e che non hai soggezione di nessuno; infatti non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: è lecito o no pagare il tributo a Cesare?».

      Gesù, conoscendo la loro malizia, disse: «Perché volete tentarmi, ipocriti? Mostratemi la moneta del tributo». Essi gli presentarono un denaro. Dice loro: «Di chi è l'effigie con l'iscrizione?». Rispondono: «Di Cesare». Ed egli disse loro: «Date dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

      All'udir ciò rimasero stupiti e, lasciatolo, se ne andarono.

      In quel giorno si avvicinarono a lui dei sadducei, quelli che affermano non esserci risurrezione, e lo interrogarono dicendo: «Maestro, Mosè ha ordinato: Se uno muore senza figli, suo fratello ne sposerà la vedova e così darà a suo fratello una discendenza. Ora c'erano fra noi sette fratelli. Il primo appena sposato, morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. La stessa cosa accadde al secondo e al terzo, fino al settimo. Dopo di tutti, morì anche la donna. Ora, nella risurrezione, di chi fra i sette sarà moglie? Infatti appartenne a tutti».

      Gesù rispose: «Siete in errore, poiché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio. Infatti nella risurrezione non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli di Dio in cielo. Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto ciò che a voi disse Dio: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe? Dio non è un Dio di morti, ma di viventi». All'udir ciò, le folle rimanevano stupite per la sua dottrina.

      I farisei, saputo che Gesù aveva messo a tacere i sadducei, si radunarono insieme, e uno di loro, dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, qual è il precetto più grande della legge?».

      Egli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei precetti. Ma il secondo è simile ad esso: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due precetti dipende tutta la legge e i profeti».

      Radunatisi i farisei, Gesù li interrogò dicendo: «Che cosa pensate del Cristo? Di chi è figlio?». Gli rispondono: «Di Davide».

      Dice loro: «Come dunque Davide, sotto l'influsso dello Spirito, lo chiama Signore quando dice:

      Ha detto il Signore al mio Signore:

      Siedi alla mia destra

      finché ponga i tuoi nemici

      come sgabello dei tuoi piedi?

      Se, dunque, Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?».

      Nessuno seppe rispondergli una parola; e da quel giorno nessuno osò più fargli delle domande.


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    • Capitolo 23
    • {1}23

      Allora Gesù si rivolse alle folle e ai suoi discepoli dicendo: «Sulla cattedra di Mosè si sono assisi gli scribi e i farisei. Fate e osservate ciò che vi dicono, ma non quello che fanno. Poiché dicono, ma non fanno. Legano infatti pesi opprimenti, difficili a portarsi, e li impongono sulle spalle degli uomini; ma essi non li vogliono rimuovere neppure con un dito. Fanno tutto per essere visti dagli uomini. Infatti fanno sempre più larghe le loro filatterie e più lunghe le frange; amano i primi posti nei conviti e le prime file nelle sinagoghe; amano essere salutati nelle piazze ed essere chiamati dalla gente rabbì».

      «Ma voi non vi fate chiamare rabbì, poiché uno solo è fra voi il Maestro e tutti voi siete fratelli. Nessuno chiamerete sulla terra vostro padre, poiché uno solo è il vostro Padre, quello celeste. Non vi farete chiamare precettori, poiché uno solo è il vostro precettore, il Cristo.

      Chi è il maggiore fra voi sarà vostro servitore. Chi si esalterà sarà umiliato, e chi si umilierà sarà esaltato».

      «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; infatti, voi non entrate e trattenete coloro che vorrebbero entrarci ().

      Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, poiché siete capaci di attraversare il mare e un intero continente per fare un solo proselito, e quando ci siete riusciti lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi.

      Guai a voi, guide cieche che dite: "Se uno giura per il tempio, è niente; se invece giura per l'oro del tempio, rimane obbligato". Stolti e ciechi! Che cosa vale di più: l'oro o il tempio che rende sacro l'oro?

      E dite ancora: "Se uno giura per l'altare, è niente; se invece giura per l'offerta che sta su di esso, rimane obbligato". Ciechi, ma che cosa vale di più: l'offerta o l'altare che rende sacra l'offerta?

      Chi dunque ha giurato per l'altare, fa giuramento per esso e per tutto ciò che si trova su di esso. E chi ha giurato per il tempio, emette giuramento per esso e per Chi vi abita. E chi ha giurato per il cielo, fa giuramento per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.

      Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, poiché pagate la decima sulla menta, sull'aneto e sul cumino e poi trascurate i precetti più gravi della legge, come la giustizia, la pietà, la fede. Queste cose bisognava osservare, pur senza trascurare quelle altre. Guide cieche, che filtrate il moscerino, e ingoiate il cammello!

      Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l'esterno della coppa e del piatto, e dentro rimangono pieni di rapina e d'immondizia. Cieco fariseo, pulisci prima l'interno della coppa e poi anche l'esterno di essa sarà pulito.

      Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, poiché siete come sepolcri imbiancati che all'esterno appaiono belli a vedersi, dentro invece sono pieni di ossa di morti e di ogni putredine. Così anche voi all'esterno apparite giusti davanti agli uomini, ma nell'interno siete pieni d'ipocrisia e d'iniquità.

      Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, poiché innalzate i sepolcri dei profeti e ornate i monumenti dei giusti dicendo: "Se fossimo stati ai tempi dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro nel versare il sangue dei profeti". Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di quelli che uccisero i profeti e colmate la misura dei vostri padri!».

      «Serpenti, razza di vipere, come sfuggirete al castigo della Geenna? Per questo, ecco che io mando a voi profeti, sapienti e scribi. Ebbene, di essi, parte ne ucciderete mettendoli in croce, parte ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città. Verrà così su di voi tutto il sangue innocente sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele fino a quello di Zaccaria figlio di Barachia, che uccideste fra il santuario e l'altare. In verità vi dico: tutto ciò verrà su questa generazione.

      Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho tentato di raccogliere i tuoi figli, come la gallina raduna i suoi pulcini sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco: la vostra casa vi sarà lasciata deserta. Vi dico infatti: da ora in poi non mi vedrete, fino a quando non direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!"».


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    • Capitolo 24
    • {1}24

      Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per mostrargli le costruzioni del tempio. Ma egli disse loro: «Vedete tutte queste cose? In verità vi dico: non rimarrà qui pietra su pietra, che non sarà diroccata».

      Quando giunse sul monte degli Ulivi, si sedette; allora gli si avvicinarono i suoi discepoli e in disparte gli dissero: «Dicci: quando avverranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo?».

      Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! Poiché molti verranno nel mio nome dicendo: "Io sono il Cristo", e molta gente sarà tratta in inganno. Quando sentirete esservi guerre o voci di guerre, non vi turbate; è necessario che tutte queste cose avvengano; ma non è la fine.

      Insorgerà infatti popolo contro popolo e regno contro regno: e vi saranno carestie, pestilenze e terremoti in vari luoghi; ma tutto ciò non è che l'inizio delle sofferenze.

      Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno; sarete odiati da tutte le genti a causa del mio nome. Allora molti soccomberanno; si tradiranno l'un l'altro odiandosi a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti, i quali trarranno molti in inganno. Per il dilagare dell'iniquità, l'amore dei più si raffredderà. Ma chi avrà perseverato sino alla fine, questi si salverà.

      Quando questo vangelo del regno sarà predicato in tutta la terra abitata, quale testimonianza a tutte le genti, allora verrà la fine».

      «Quando dunque vedrete stare in luogo santo l'abominio della desolazione, di cui parla il profeta Daniele - chi legge intenda! - allora quelli che stanno in Giudea fuggano sui monti, chi è sulla terrazza non scenda a prendere la roba di casa, chi si trova in campagna non torni indietro a prendersi il mantello. Guai alle gestanti e a quelle che allattano in quei giorni. Pregate che la vostra fuga non avvenga d'inverno né di sabato.

      Infatti, vi sarà allora una tribolazione grande, quale mai c'è stata dall'origine del mondo fino ad ora, né mai vi sarà. Se non fossero stati abbreviati quei giorni, nessun uomo si salverebbe. Tuttavia, a causa degli eletti saranno abbreviati quei giorni».

      «Allora se uno vi dirà: "Ecco, il Cristo è qui!", oppure: "E' là", non ci credete. Sorgeranno infatti falsi messia e falsi profeti, che faranno grandi miracoli e prodigi, tanto da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti. Ecco ve l'ho predetto.

      Se vi diranno: "Ecco, è nel deserto!", non ci andate; oppure: "Ecco, è nell'interno della casa!", non ci credete; poiché come la folgore esce dall'oriente e brilla in occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Dove sta il cadavere là si raccolgono gli avvoltoi».

      «Subito, dopo la tribolazione di quei giorni,

      il sole si oscurerà,

      la luna non più darà la sua luce,

      le stelle cadranno dal cielo

      e le potenze celesti saranno sconvolte.

      Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e splendore. Egli manderà i suoi angeli, i quali con lo squillo della grande tromba raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli».

      «Dal fico comprendete la parabola: quando il suo ramo diventa tenero e produce le foglie, sapete che l'estate è prossima. Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose accadano. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

      Quanto al giorno e all'ora nessuno lo sa, neppure gli angeli del cielo, ma solo il Padre».

      «Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio la gente mangiava, beveva, si sposava e si maritava, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non vollero credere finché si abbatté il diluvio e spazzò via tutti, proprio così sarà alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora, se vi saranno due in campagna, uno sarà preso e l'altro lasciato; se due donne staranno a macinare con la mola, una sarà presa e l'altra lasciata».

      «Vigilate, dunque, poiché non sapete in che giorno viene il vostro Signore.

      Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale vigilia della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Per questo anche voi tenetevi pronti, poiché nell'ora che non credete il Figlio dell'uomo viene».

      «Qual è quel servo fedele e saggio che il padrone ha posto a capo della servitù, affinché dia loro il cibo nel tempo dovuto?

      Beato quel servo, se il padrone al suo ritorno lo troverà ad agire così. In verità vi dico: gli affiderà tutti i suoi beni. Se, invece, il servo è cattivo e, dicendo: "Il mio padrone ritarda", incomincia a picchiare i suoi compagni, a mangiare e bere con gli ubriaconi, verrà il padrone nel giorno che egli non si aspetta, all'ora che non sa, e lo farà a pezzi, facendogli toccare la stessa sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».


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    • Capitolo 25
    • {1}25

      «Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Ora, cinque di esse erano stolte e cinque prudenti. Infatti le stolte, quando presero le lampade, non pensarono di prendere con sé l'olio; mentre le prudenti, insieme alle lampade, presero anche dell'olio nei vasi.

      Poiché lo sposo tardava a venire, tutte, vinte dal sonno, si addormentarono. Ma a mezzanotte si levò un grido: "Ecco lo sposo, andategli incontro!". Allora tutte quelle vergini si destarono e misero in ordine le loro lampade. E le stolte dissero alle prudenti: "Dateci del vostro olio, poiché le nostre lampade si spengono". Le prudenti risposero: "No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto a comprarvelo dai venditori". Ora mentre quelle andavano a comprare l'olio, giunse lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui nella sala del banchetto, e la porta si chiuse.

      Più tardi arrivarono anche le altre vergini, le quali dicevano: "Signore, Signore, aprici!". Ma egli rispose: "In verità vi dico: non vi conosco!".

      Vigilate, dunque, poiché non sapete né il giorno né l'ora».

      «Allo stesso modo, infatti, un uomo in procinto di partire chiamò i propri servi e affidò loro i suoi beni: a uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno: a ciascuno secondo le proprie capacità; poi partì.

      Senza perdere tempo, quello che aveva ricevuto cinque talenti andò a trafficarli e ne guadagnò altri cinque. Allo stesso modo quello che aveva ricevuto due talenti ne guadagnò anch'egli altri due. Ma quello che ne aveva ricevuto uno solo andò a scavare nella terra una fossa e vi nascose il denaro del suo padrone.

      Dopo molto tempo viene il padrone di quei servi e li chiama al rendiconto.

      Si presentò quello che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque dicendo: "Signore, mi desti cinque talenti. Ecco, ne ho guadagnati altri cinque". Gli disse il padrone: "Bene, servo buono e fedele; sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto: entra nel gaudio del tuo signore".

      Si presentò poi quello dei due talenti e disse: "Signore, mi desti due talenti. Ecco, ne ho guadagnati altri due". Gli disse il padrone: "Bene, servo buono e fedele; sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto: entra nel gaudio del tuo signore".

      Infine si presentò anche quello che aveva ricevuto un solo talento e disse: "Signore, sapevo che tu sei un uomo severo, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per questo ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra. Ecco, prendi ciò che è tuo". Il padrone gli rispose: "Servo malvagio e infingardo, sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; per questo avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri, in modo che, al mio ritorno, avrei potuto ritirare il mio con l'interesse. Perciò toglietegli il talento e datelo a quello che ne ha dieci. Infatti a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza. Ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo infingardo, gettatelo nelle tenebre esteriori; là sarà pianto e stridore di denti"».

      «Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua maestà, accompagnato da tutti i suoi angeli, allora si siederà sul suo trono di gloria e davanti a lui saranno condotte tutte le genti; egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e metterà le pecore alla sua destra, i capri invece alla sua sinistra.

      Allora il Re dirà a quelli che stanno alla sua destra: "Venite, benedetti dal Padre mio, prendete possesso del regno preparato per voi sin dall'origine del mondo. Poiché: ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, ero pellegrino e mi ospitaste, nudo e mi copriste, infermo e mi visitaste, ero in carcere e veniste a trovarmi". Allora i giusti diranno: "Signore, quando ti vedemmo affamato e ti demmo da mangiare, assetato e ti demmo da bere? Quando ti vedemmo pellegrino e ti ospitammo, nudo e ti coprimmo? Quando ti vedemmo infermo o in carcere e venimmo a trovarti?". E il Re risponderà loro: "In verità vi dico: tutto quello che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, l'avete fatto a me".

      Quindi dirà a quelli che stanno alla sinistra: "Andate via da me, o maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi seguaci. Poiché: ebbi fame e non mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere, ero pellegrino e non mi ospitaste, nudo e non mi copriste, infermo e in carcere e non veniste a trovarmi". Allora risponderanno anche loro dicendo: "Signore, quando ti vedemmo aver fame o sete, essere pellegrino o nudo, infermo o in carcere, e non ti abbiamo servito?". Allora risponderà loro dicendo: "In verità vi dico: ciò che non avete fatto a uno di questi più piccoli, non l'avete fatto a me".

      E questi se ne andranno al castigo eterno, i giusti invece alla vita eterna».


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    • Capitolo 26
    • {1}26

      Quando Gesù ebbe terminato tutti questi discorsi, disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che fra due giorni si celebra la Pasqua e il Figlio dell'uomo sarà consegnato per essere crocifisso».

      Allora i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote che si chiamava Caifa e tennero consiglio per arrestare Gesù con inganno e farlo morire. Dicevano però: «Non durante la festa perché non nascano tumulti fra il popolo».

      Recatosi Gesù a Betania nella casa di Simone il lebbroso, mentre egli era a mensa, si avvicinò a lui una donna con in mano un vaso d'alabastro contenente un unguento prezioso che versò sulla testa di lui. A quella vista i discepoli si indignarono e dissero: «Perché questo sciupìo? Lo si poteva vendere a caro prezzo e darne il ricavato ai poveri».

      Venuto a conoscenza della cosa, Gesù disse loro: «Perché infastidite questa donna? Ella ha compiuto una buona azione verso di me; poiché, mentre i poveri li avete sempre con voi, me invece non mi avrete sempre. Se costei ha versato sul mio corpo questo unguento, l'ha fatto in vista della mia sepoltura. In verità vi dico: dove sarà predicato questo vangelo, in tutto il mondo, si parlerà anche di ciò che essa ha fatto, a sua lode».

      Allora uno dei Dodici, quello chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». Essi gli stabilirono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.

      Nel primo giorno degli Azzimi i discepoli si avvicinarono a Gesù per dirgli: «Dove vuoi che prepariamo per mangiare la Pasqua?». Ed egli: «Andate nella città da un tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino: vorrei celebrare la Pasqua insieme ai miei discepoli presso di te"». I discepoli fecero come aveva ordinato loro Gesù e prepararono la Pasqua.

      Venuta la sera, era a mensa con i Dodici. E mentre mangiavano disse: «In verità vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente addolorati, cominciarono a dirgli l'uno dopo l'altro: «Sono forse io, Signore?». Ed egli: «Colui che ha messo la mano con me nel piatto, questi mi tradirà. Sì, il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Sarebbe stato meglio per quell'uomo se non fosse mai nato».

      Giuda il traditore domandò: «Sono forse io, Rabbì?». Gli dice: «Tu l'hai detto!».

      Mentre mangiavano, Gesù prese il pane, pronunziò la preghiera di benedizione, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: «Prendete e mangiate: questo è il mio corpo». Quindi prese il calice, rese grazie e lo passò a loro dicendo: «Bevétene tutti: questo infatti è il mio sangue dell'alleanza, che sarà versato per molti in remissione dei peccati. Io vi dico: non berrò d'ora innanzi di questo frutto della vite, fino a quel giorno quando lo berrò con voi nuovo nel regno del Padre mio».

      Poi, recitato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Quindi dice loro Gesù: «Tutti voi patirete scandalo a causa mia in questa notte; sta scritto, infatti:

      Percuoterò il pastore

      e si disperderanno le pecore del gregge.

      Ma dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».

      Pietro prende la parola e gli dice: «Anche se tutti patiranno scandalo a causa tua, io no, giammai!». E Gesù a lui: «In verità ti dico: in questa notte, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E Pietro replicò: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». La stessa cosa dissero tutti gli altri discepoli.

      Giunto Gesù con loro nel campo chiamato Getsèmani, dice ai discepoli: «Fermatevi qui, mentre io vado là a pregare».

      Preso con sé Pietro con i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Quindi dice loro: «Triste è l'anima mia fino alla morte: rimanete qui e vegliate con me». E, scostatosi un poco, cadde con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice. Però non come voglio io, ma come vuoi tu».

      Quindi ritorna dai discepoli e, trovatili addormentati, dice a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare per una sola ora con me? Vegliate e pregate affinché non entriate in tentazione. Sì, lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

      Ancora per una seconda volta, allontanatosi, pregò dicendo: «Padre mio, se esso non può passare senza che lo beva, si compia la tua volontà!».

      Ritornato di nuovo, li trovò addormentati: i loro occhi, infatti, erano affaticati. Lasciatili, se ne andò di nuovo e per la terza volta pregò ripetendo le stesse parole.

      Quindi viene dai discepoli e dice loro: «Dormite ormai e riposate. Ecco, è vicina l'ora in cui il Figlio dell'uomo sarà consegnato nelle mani degli empi. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

      Stava ancora parlando, quando Giuda, uno dei Dodici, sopraggiunse; insieme a lui v'era molta folla che, munita di spade e di bastoni, era stata inviata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro questo segno dicendo: «Quello che io bacerò è lui: prendetelo». Subito si diresse verso Gesù e gli disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù a lui: «Amico, perché sei qui?». Allora gli altri, avvicinatisi a Gesù, gli misero le mani addosso e si impadronirono di lui.

      Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la sfoderò e colpì un servo del sommo sacerdote, amputandogli l'orecchio. Allora dice a lui Gesù: «Rimetti la tua spada al suo posto, poiché tutti quelli che mettono mano alla spada, di spada periranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio che mandi subito in mia difesa più di dodici legioni di angeli? Come dunque si adempirebbero le Scritture, le quali dicono che così deve accadere?».

      Poi, rivolto alla folla, disse: «Siete venuti a prendermi con spade e bastoni come si fa per un brigante. Ogni giorno ero nel tempio a insegnare e non mi avete preso. Tutto ciò è accaduto affinché si adempissero le Scritture dei profeti».

      Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, si diedero alla fuga.

      Quelli che avevano catturato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale erano convenuti gli scribi e gli anziani.

      Pietro lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote e, entrato dentro, se ne stava seduto tra i servi, desideroso di vedere come andasse a finire.

      I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù per condannarlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente si fecero avanti due che affermarono: «Costui ha detto: "Posso distruggere il tempio di Dio e riedificarlo in tre giorni"». E il sommo sacerdote, alzatosi, gli domandò: «Nulla rispondi a quanto costoro attestano contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote replicò: «Ti scongiuro per il Dio vivente: dicci se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio». Gesù rispose: «Tu l'hai detto. Anzi io dico a voi: fin da ora vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».

      Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti ed esclamò: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco: proprio ora avete udito la sua bestemmia. Che ve ne pare?». Essi risposero: «E' reo di morte!».

      Poi gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri poi lo percossero con pugni dicendo: «Profetizzaci, o Cristo: chi ti ha percosso?».

      Pietro se ne stava seduto fuori, nel cortile, quando gli si avvicinò una serva che gli disse: «Anche tu eri con Gesù il Galileo». Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non so che cosa tu voglia dire».

      Andato verso l'atrio, lo vide un'altra serva, la quale disse a quelli che si trovavano lì: «Costui era con Gesù il Nazareno!». E di nuovo negò sotto giuramento: «Non conosco quell'uomo».

      Dopo un poco si avvicinarono i presenti e dissero a Pietro: «E' vero, anche tu sei dei loro; infatti il tuo dialetto ti tradisce». Allora cominciò a imprecare giurando: «Non conosco quell'uomo».

      In quell'istante il gallo cantò. Allora Pietro si ricordò delle parole che gli aveva detto Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». Uscì fuori e pianse amaramente.


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    • Capitolo 27
    • {1}27

      Quando si fece giorno, tutti i sommi sacerdoti e anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Quindi lo legarono e, condottolo dal governatore Pilato, glielo consegnarono.

      Quando Giuda il traditore seppe che egli era stato condannato, preso da rimorso, riportò ai sommi sacerdoti e agli anziani le trenta monete d'argento e disse: «Ho peccato tradendo il sangue innocente!». Essi risposero: «Che c'importa? Te la vedrai tu!». Egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi.

      I capi dei sacerdoti, prese le monete d'argento, dissero: «Non si possono mettere nella cassa delle offerte, poiché è prezzo di sangue». Quindi decisero in consiglio di comprare, con quel denaro, il campo del vasaio, destinandolo alla sepoltura degli stranieri. Per questo quel campo si chiama fino ad oggi Campo del sangue. Allora si adempì quanto fu annunciato dal profeta Geremia che dice: Presero i trenta pezzi d'argento, il prezzo di colui che è stato venduto secondo il valore stabilito dai figli d'Israele, e li versarono per il campo del vasaio, come mi ordinò il Signore.

      Gesù fu condotto alla presenza del governatore il quale lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». E Gesù: «Tu lo dici!».

      E mentre i sommi sacerdoti e gli anziani lo accusavano, egli non rispondeva nulla. Allora dice a lui Pilato: «Non senti quante cose attestano contro di te?». Ma non gli rispose neppure una parola, con grande meraviglia del governatore.

      In occasione della festa, il governatore era solito rilasciare al popolo un detenuto a loro scelta. In quel tempo c'era un prigioniero distinto, di nome Barabba. Mentre essi erano radunati, Pilato domandò: «Chi volete che vi rilasci, Barabba o Gesù, quello che è chiamato Cristo?». Sapeva, infatti, che per odio l'avevano consegnato.

      Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie mandò a dirgli: «Nulla vi sia fra te e questo giusto, poiché oggi ho molto sofferto in sogno a causa sua».

      Ma i sommi sacerdoti e gli anziani convinsero la folla a chiedere la liberazione di Barabba e la morte di Gesù. Il governatore prese dunque la parola e domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Essi risposero: «Barabba!». E Pilato a loro: «Che farò, dunque, di Gesù che è chiamato Cristo?». Tutti rispondono: «Sia crocifisso!». Ed egli: «Ma che male ha fatto?». Ed essi gridavano più forte: «Sia crocifisso!».

      Pilato, visto che non otteneva nulla e che, anzi, stava sorgendo un tumulto, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla dicendo: «Sono innocente del sangue di questo giusto: voi ne risponderete». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue è su noi e sui nostri figli!».

      Così rilasciò loro Barabba, mentre Gesù, dopo averlo flagellato, lo consegnò perché fosse crocifisso.

      Quindi i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e convocarono intorno a lui tutta la coorte. Toltegli le vesti, gli gettarono addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, la posero sulla sua testa con una canna nella destra. Inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano dicendo: «Salve, re dei Giudei!». E sputando su di lui, prendevano la canna e lo colpivano sulla testa.

      Quando ebbero finito di beffeggiarlo, gli tolsero il manto e lo rivestirono delle sue vesti; quindi lo portarono via per crocifiggerlo.

      Mentre uscivano, s'imbatterono in un uomo di Cirene, di nome Simone, e lo costrinsero a portare la croce di lui.

      Giunti al luogo chiamato Golgota, che vuol dire luogo del cranio, gli diedero da bere vino misto a fiele. Gustatolo, non volle bere.

      Quando l'ebbero crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte e, seduti là, gli facevano la guardia.

      Al di sopra della sua testa avevano apposto la scritta della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Poi crocifissero insieme a lui due ladroni, uno a destra, l'altro a sinistra.

      I passanti inveivano contro di lui scuotendo il capo e dicendo: «O tu che puoi distruggere il tempio e riedificarlo in tre giorni, salva te stesso. Se sei Figlio di Dio, scendi giù dalla croce!».

      Nello stesso modo i sommi sacerdoti, insieme agli scribi e agli anziani, beffeggiandolo, dicevano: «Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. Se è il re d'Israele, discenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio, lo liberi ora, se lo ama. Ha detto infatti: "Sono Figlio di Dio"».

      Nello stesso modo lo beffeggiavano i ladroni che erano stati crocifissi con lui.

      Dall'ora sesta fino all'ora nona si fece buio su tutta la terra.

      Verso l'ora nona Gesù a gran voce gridò: «Elì, Elì, lemà sabachthanì?». Cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Alcuni dei presenti, uditolo, dicevano: «Egli chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la imbevve di aceto e l'avvolse intorno a una canna per dargli da bere. Ma gli altri dicevano: «Aspetta. Vediamo se viene Elia a salvarlo».

      Ma Gesù emise di nuovo un forte grido ed esalò lo spirito.

      Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra tremò e le rocce si spaccarono; le tombe si aprirono e molti corpi dei santi che vi giacevano risuscitarono. Infatti dopo la risurrezione di lui uscirono dalle tombe, entrarono nella città santa e apparvero a molti.

      Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quanto accadeva, furono presi da grande spavento e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».

      C'erano là molte donne che stavano a guardare da lontano; avevano accompagnato Gesù dalla Galilea per servirlo; fra esse c'era Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe e la madre dei figli di Zebedeo.

      Quando fu sera, venne un uomo ricco di Arimatea, di nome Giuseppe, il quale era anch'egli discepolo di Gesù; egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe quindi, preso il corpo, l'avvolse in una sindone pulita e lo depose nel proprio sepolcro, che da poco aveva scavato nella roccia. Rotolò una grossa pietra all'entrata del sepolcro e se ne andò. C'erano là Maria Maddalena e l'altra Maria, sedute di fronte al sepolcro.

      Il giorno seguente, cioè dopo la Parasceve, i sommi sacerdoti e i farisei si recarono insieme da Pilato per dirgli: «Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore, quando ancora era in vita, affermò: "Dopo tre giorni risorgerò". Ordina perciò che la tomba sia custodita fino al terzo giorno, poiché c'è pericolo che vengano i suoi discepoli, lo portino via e poi dicano al popolo: "E' risorto dai morti". Allora quest'ultima impostura sarà peggiore della prima». Rispose Pilato: «Voi avete un corpo di guardia: andate e prendete le precauzioni che credete». Essi andarono e assicurarono il sepolcro sigillando la pietra e mettendovi un corpo di guardia.


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    • Capitolo 28
    • {1}28

      Passato il sabato, al sorgere del primo giorno della settimana, venne Maria Maddalena con l'altra Maria a far visita al sepolcro.

      Ed ecco, vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si mise a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e le sue vesti bianche come la neve. Alla sua vista le guardie rimasero sconvolte e diventarono come morte.

      L'angelo disse alle donne: «Non temete, voi! So che cercate Gesù crocifisso; non è qui: è risorto, come aveva detto. Orsù, osservate il luogo dove giaceva. E ora andate e dite ai suoi discepoli che egli è risorto dai morti e vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, ve l'ho detto».

      Esse subito lasciarono il sepolcro e, piene di gran timore e di grande gioia insieme, corsero a portare l'annuncio ai suoi discepoli.

      Ed ecco: Gesù andò loro incontro dicendo: «Rallegratevi!». Esse, avvicinatesi, abbracciarono i suoi piedi e l'adorarono.

      Allora disse loro Gesù: «Non temete; andate e annunziate ai miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno».

      Mentre esse erano per via, alcune delle guardie, recatesi in città, riferirono ai capi dei sacerdoti tutto l'accaduto. Essi, radunatisi insieme agli anziani, dopo essersi consultati, diedero ai soldati una cospicua somma di denaro dicendo: «Dite che di notte sono venuti i discepoli di lui e l'hanno portato via, mentre noi dormivamo. Se la cosa dovesse giungere per caso alle orecchie del governatore, lo convinceremo noi a non darvi noia alcuna».

      Essi, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni che avevano ricevuto. Così questa dicerìa si è diffusa presso i Giudei fino ad oggi.

      Gli undici discepoli se ne andarono in Galilea, sul monte, nel luogo indicato loro da Gesù. Al vederlo lo adorarono; alcuni invece dubitarono.

      Allora Gesù disse loro: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e in terra. Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho ordinato. Ed ecco: io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo».


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